Anthropocene – i dubbi dei vincitori

Dall’Olocene all’Antropocene. Ci siamo riusciti, siamo in vetta, sul podio dei vincitori. Gli unici a conquistare l’intero pianeta, deboli nel corpo ma potenti nelle idee, nella “mente” o nel “cuore”. Il XX secolo è il nostro secolo, il secolo degli umani, l’epoca umana

Questo è un magico momento: dopo anni di lotta, di sacrifici, di cadute nel vuoto; finalmente abbiamo nelle nostre mani il controllo su noi stessi, sui nostri simili, la supremazia su ciò che ci circonda, animali e piante, la natura, la Terra. E’ giunta la possibilità di fermarsi un secondo e di guardarsi indietro, ripercorrere il sentiero intrapreso, riflettere sui passi compiuti per trarne forza e spirito per i prossimi da realizzare. Ebbene, prendetevi una pausa dal presente e riflettete sul passato, il vostro e quello di noi umani, noi tutti. Cosa vedete? Impegno, tentativi, ingegno, paura, errori, guerre, battaglie, stelle e lampi, viaggi e scariche elettriche, scariche di innovazione, di progresso; cercare di rendere la vita, già complicata per sua essenza, un po’ più semplice, per superare la difficoltà maggiore, il timore più grande, per oltrepassare i limiti dell’esistenza, per non scomparire, per non morire hic et nunc

Dopo interminabili sforzi, eccoci in grado di governare l’esistenza, al potere di un pianeta in cui noi siamo i vittoriosi, in cui purtroppo solo pochi di noi giovano di ciò per cui, fino ad adesso, abbiamo lottato. Un pianeta governato da esseri umani che hanno dimenticato di “essere”, che si concentrano sull’avere, sul possedere, proprio perché, nonostante tutti questi anni, ancora non hanno imparato a bastarsi, a rendersi conto di “essere” una parte e non il tutto. In un mondo in cui i “valori” sono solo i beni materiali, gli umani trascurano la strada da cui provengono, si scordano da dove arrivano le proprie virtù, si dimenticano “del cielo stellato sopra di loro e della legge morale in loro”. Immanuel Kant riconosceva la presenza di una connessione tra le stelle, l’universo, la Natura, e l’uomo. Noi, creature animali, dobbiamo restituire al pianeta la materia della quale siamo formati, dopo essere stati provvisti – anche se per poco – della forza vitale, ammettendo di possedere una creatività – la personalità – che ci rende indipendenti dal mondo sensibile, ma sempre e comunque conformi alle sue leggi. Se Kant oggi fosse qui con noi, non 

saprebbe più dove guardare per ammirare le stelle e forse non sarebbe nemmeno più in grado di distinguervi una morale. 

Vi invito a riflettere e a contare il vostro tempo, nonché i vostri bisogni, in maniera differente, recandovi alla mostra Anthropocene, attualmente visitabile al MAST di Bologna fino al 6 ottobre (2019). Oltre allo spazio espositivo, il progetto include la visione di un film-documentario, codiretto da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky e realizzato nell’arco di quattro anni. Il film, una riflessione cinematografica sul massiccio intervento dell’uomo nella riconfigurazione del pianeta, segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati, l’Anthropocene Working Group, impegnato da quasi dieci anni a dimostrare il passaggio, alla metà del XX secolo, dall’Olocene a una nuova epoca geologica, l’Antropocene. 

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