AUTARCHIA CANAGLIA

Il primo passo verso l’autarchia mosso dagli italiani è stata la corsa alla panificazione. 
Ci siamo svegliati il terzo giorno con un po’ di prurito, abbiamo iniziato a grattarci, ma non era la dermatite e nemmeno l’etichetta della maglietta. Era l’astinenza da carboidrati complessi calata in un contesto di noia ed esubero di tempo libero.  Abbiamo provato a concentrarci su altro ma, diciamocelo, era impossibile.  Il riposo notturno era disturbato da incubi e durante il sonno ci rotolavamo sudati nel letto biascicando MANITOBA…DOPPIO ZERO…MACINATURA A PIETRA.  Poi, in fase di veglia, tornavamo a prendere le distanze dal luogo comune, ma non puoi cancellare qualcosa che cova nel tuo animo da generazioni.  La pizza.  La focaccia genovese.  Il pane. 

illustrazione a cura di Elena Farinelli

Bisognava impastare, e bisognava farlo subito. 

Da lì a poco hanno iniziato a circolare le prime voci dei menagrami. Poi le prime pagine di tutte le testate nazionali, impietose, hanno confermato: i panetti di lievito erano spariti dagli scaffali di tutti i supermercati del paese. In zona GAD sparuti individui con autocertificate ed improcrastinabili necessità hanno iniziato ad affiancarsi in bicicletta agli scrupolosi differenziatori intenti nel conferire la plastica, sussurrando quella parola.  La punta della lingua che compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti: lie-vi-to.  Alla sbigottita esitazione del passante li vedevi scuotere il capo e allontanarsi in tutta fretta. 

In quarta giornata eravamo tutti a digitare L I E V I T O M A D R E R I C E T T A su Google. 

Il lievito madre è vita. Prendi due cose inanimate, acqua e farina, e proprio lì, in quello che un tempo era stato il barattolo della giardiniera, avviene il miracolo della creazione.  Il lievito madre è come un figlio. La mattina, dopo aver messo insieme una sbrigativa colazione per i figli veri, entri in cucina con il cuore che prende la rincorsa, colmo della speranza di vederlo cresciuto e “Guarda, il vetro è appannato, respira!”. 

Dio ti prego fa che l’odore sia acido oggi. Le pupille si dilatano. Gli angoli della bocca si alzano in un sorriso. 

Ci siamo. 

illustrazione a cura di Elena Farinelli

Il processo del rinfresco quotidiano comporta un impegno tale da farmi sospettare la possibilità di richiedere il sussidio di disoccupazione una volta che tutto questo non sarà più necessario. 

Ancora qualche giorno e impasteró la pizza della vita, me lo sento. 

Ma ecco che la mossa sbagliata mi aspetta al varco. Un fatale sbalzo di temperatura e finisce tutto con una densa colata nel sacchetto dell’umido. Sipario. 

“Non sono le nostre capacità a dimostrare quello che siamo, ma le nostre scelte” ha detto Albus Silente.  E io ho scelto di riprovarci. 

Stay tuned, ma soprattutto stay at home. 

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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1 Response
  1. Linda

    Ahahahahah ha fatto la stessa fine del mio…. nell’umido …. ma per fortuna poi al supermercato la volta successiva l’ho trovato….

    🔝🔝🔝❤😙😙

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