BRAVE NEW WORLD/ IL MONDO NUOVO

Brave new world

“Forse è un complimento eccessivo chiamarli utopisti, piuttosto bisognerebbe chiamarli distopisti. Ciò che comunemente chiamiamo utopico è qualcosa di troppo bello da realizzare.”

Utopia e distopia, sogno ed incubo, due proiezioni che condividono un immaginario, la società del futuro, e il triste scopo di negarsi a vicenda.

Il dibattito si apre nel 1868 quando John Stuar Mill, in un discorso al parlamento inglese, pronuncia la parola “distopia” nel suo filosofico appello agli oppositori. Secondo fonti scritte è in assoluto la prima apparizione ufficiale del vocabolo. Attingendo dal pensiero di Thomas Moore, l’intento di Mill è quello di concepire una versione negativa dell’utopia, una realtà indesiderabile dove le individualità sono soffocate da intenzioni totalitarie.

Il Novecento è alle porte, il clima di tensione si diffonde come un virus assieme al timore per la guerra.

La distopia diventa il mezzo attraverso il quale molti scrittori visionari diffondono i loro ammonimenti, i loro romanzi diventano proiezioni di un inquietante futuro.

È il caso de “Il tallone di ferro” (1907) di Jack London, in cui un clima di oppressione e sofferenza fa da sfondo ad un’aggressiva avanzata del capitalismo americano, oppure “Noi” (1924) di Evgenij Zamyatin, satira di conformismo e totalitarismo dell’Unione Sovietica.

Gli scrittori riescono ogni volta ad assumersi l’arduo compito di rinnovare il significato della distopia, contestualizzando i loro romanzi in un futuro più o meno distante e trattando tematiche sempre contemporanee.

Il caso più discusso è quello de “Il mondo nuovo” (1932) di Aldous Huxley. Nel pieno sviluppo del sistema fordista, lo scrittore riproduce una società dove la realizzazione in serie coinvolge persino la procreazione umana, una vera e propria catena di montaggio allo scopo di plasmare le menti condizionandole per tutta la loro esistenza.

Forte del suo scetticismo per certe forme di progresso, Huxley pone l’accento sulla falsa  felicità che caratterizza ogni membro della società.

Affascinante e allo stesso tempo terribile dimostrazione di caduta nell’infelicità, il libro dello scrittore britannico resta un caposaldo della letteratura distopica, una lettura essenziale, tanto da influenzare considerevolmente il mondo della musica.

Non esiste genere musicale che non abbia omaggiato il capolavoro di Huxley con brani o addirittura interi album.

La playlist proposta rispecchia un assaggio di quello che “Il mondo nuovo” è stato ed ancora rappresenta per la musica. E, probabilmente, che influirà  nel prossimo futuro, non è utopia.

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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