CARA VECCHIA CORRISPONDENZA

Nonostante il mio contributo alla corrispondenza cartacea sia sempre stato modesto, oggi, davanti ad un foglio bianco, realizzo che forse abbiamo perso qualcosa. Nulla di irreparabile, niente che attraverso l’uso di sane abitudini non possa tornare al suo naturale splendore. Parlo della corrispondenza, nel suo significato più suggestivo; pagine bianche che, man mano che venivano riempite (e poi inviate), acquisivano un carattere e componevano, nel tempo, una conversazione a distanza tra individui; metodi per creare, ampliare o esaurire rapporti, mantenendo, in ogni occasione, un’aura poetica. Mi riferisco più precisamente a ciò che una lettera, o anche più semplicemente una cartolina, permetteva di fare: ovvero dedicare tempo e attenzioni ad una persona, dare il giusto valore al messaggio che si voleva recapitare; imprimere con l’inchiostro sentimenti difficilmente riproponibili di persona, donando ad essi la giusta autorità.

Al giorno d’oggi esistono numerose alternative, molto più celeri per comunicare i nostri messaggi, dagli SMS ai social network, dalle applicazioni di messaggistica alle più formali e-mail; in un breve tragitto temporale, tutto si è digitalizzato. Ma ciò che abbiamo guadagnato in velocità, si è spesso perso in efficacia; molto spesso a rimetterci è proprio il sentimento che si nasconde tra i paragrafi delle corrispondenze, la bellezza sostanziale di parole che si traducono in affetto. L’evoluzione delle comunicazioni, in ambito tecnologico, è sempre stata accolta con positività, ma non è così in campo sociale: le comunicazioni di massa ci hanno sempre più uniformato ad alcune cattive abitudini, come, nel nostro caso, dimenticare quanto fosse importante imprimere sentimenti nella comunicazione a distanza, ricorrendo troppo spesso ad espedienti efficaci, ma poco genuini (vedi emoticon). Scrivere risulta difficile, dimenticare come si fa sembra invece maledettamente facile e, proprio per questo, il timore è quello di un’involuzione.

Tutto è diventato improvvisamente veloce, tanto da sconvolgere certe abitudini, che ora sembrano private del sacrosanto atto di riflessione.  Nel caso della corrispondenza, la parola ha perso il suo fascino, la sua eleganza, a favore dello scontato, del banale, del telegrafico. Fortunatamente, tutto questo non è irreversibile. Ce lo ricordano costantemente letteratura, musica e tutte le altre arti che, grazie alla comunicazione tra i loro esponenti, sono cresciute. Basti pensare alla corrispondenza con la quale molti artisti avevano la possibilità di confrontare le proprie idee e le proprie opere, o di esprimere il proprio dissenso verso ciò che non andava. Anche se il tempo ha maldestramente annebbiato lo spirito poetico della corrispondenza, grazie a loro, gli artisti, questo spirito cerca ancora a suo modo di risplendere.

La playlist che ho selezionato racchiude preziose testimonianze di quello che rappresenta, per questi artisti, la corrispondenza: messaggi a forte contenuto emotivo, capaci di veicolare sentimenti ai destinatari e, a pari importanza, inviti a non abbandonare le sane abitudini comunicative. Tutto il resto, è musica.

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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