Cardini OFF: Hourglasses Warehouse – Lorenzo Romani

In occasione di Cardini Atelier Aperti avranno luogo degli eventi off che andranno a completare lo scenario che ci apriranno i percorsi tra le botteghe e gli spazi di creazione artistica. Tra questi c’è la mostra di Lorenzo Romani che avrà luogo ad Officina Meca. Curata da Clelia Antolini comprenderà una decina di tele e altri quindici lavori.

L’allestimento sarà aperto al pubblico lungo tutta  la durata del Festival. Il tema della mostra si sviluppa su una contemporaneità che viene recepita dall’esterno e dal mondo quotidiano, per poi essere filtrata attraverso la ricerca introspettiva dell’artista.

Hourglasses Warehouse si riferisce a un magazzino immaginario in cui le diverse opere sono depositate in un dialogo silenzioso e senza un tempo preciso.

Abbiamo fatto qualche domanda all’artista con l’intento di stuzzicare la vostra curiosità.

Che spazio trova questo tipo di mostra all’interno del festivali?

“È bello utilizzare, anche se al di fuori dei percorsi, uno spazio come quello di Officina MECA: Sia per la zona che per il fatto che fanno concerti, cineforum.. quindi ospitando attività di vario tipo è anche bello metterci una mostra di arti visive.”

Come si è sviluppato il tuo percorso negli ultimi anni, come sei arrivato ad Officina MECA?

“Ho fatto un po’ di mostre a Ferrara negli ultimi anni, tra le più importanti una personale nella Galleria del Carbone nel 2017. Mi mancava un po’ il fatto di esporre in un luogo che non fosse nato precisamente per la pittura, è interessante esporre in un luogo nato per altro.”

Qual’è stato il tuo percorso come artista?

“Disegno da sempre, ho frequentato il Dosso Dossi alle superiori poi ho iniziato a dipingere per conto mio e ad esporre. Nel tempo la mia passione si è evoluta ed è diventata davvero forte.”

Chi puoi dire ti abbia ispirato?

“Se parliamo di artisti sicuramente Bacon, Turner, Rauschenberg, De Chirico… ce ne sarebbero tantissimi e non solo di un periodo. Sicuramente prendo tanto anche dalla letteratura e dalla musica, mi piace attingere un po’ da ogni campo.”

E riguardo ai colori che stai usando adesso?

“Con la tavolozza che uso adesso ho voluto ridurre a tre/quattro colori al massimo la scelta cromatica. Un po’ per isolare il soggetto, toglierlo dalla sua reale identità e trasportarlo su un’altra dimensione. Mi piace isolarlo con queste tinte che lo rendono non realistico, o meglio resta realistico ma filtrato attraverso una mia visione interiore.

Quando dipingo seguo un’idea di base e poi a un certo punto inizio a improvvisare. Sono queste due cose: Razionalità e improvvisazione che si sovrappongono.”

Come una jam session!

“Diciamo di sì! a un certo punto sì.”

La vita a Ferrara come artista invece come la senti?

“Sicuramente ha lasciato impronta su di me, poi non la rappresento sempre ma qualcosa di Ferrara c’è dentro in quello che faccio.

Quando posso mi piace andare via, sono stato qualche mese a Londra. Viaggiare è sempre un bene per avere nuove influenze e nuovi stimoli.

La vita per un artista è difficile infatti bisogna trovare anche soluzioni altrove. Non riesco ancora a vivere soltanto di arte, ma piano piano vedo che vendo qualche quadro in più , che riesco a trovare sempre più gente che si interessa… è difficile ma ci provo.”

Cosa pensi che spinga le persone a comprare un tuo quadro?

“Spero il fatto di vederci dell’originalità.

Vedo che alle mostre c’è più interesse. Io stesso sento di essere arrivato a un punto dove ho capito cosa voglio fare. Magari uso tecniche diverse per esempio faccio queste opere su tela con colori a olio acrilici, ne faccio altre usando l’acetato e la carta che riprendono gli stessi colori, gli spazi divisi… magari cambio un po’ i soggetti ma penso di mantenere quell’atmosfera alla base di isolamento, di dissezione dell’opera, di frammentazione.

Ho trovato in questo un filo conduttore, che posso comunque sviluppare con varie tecniche. Penso che ciò influisca anche sullo spettatore che ritrova un prodotto più unitario.”

Cosa vorresti venisse colto dalle tue opere in mostra?

“Innanzitutto spero che colpiscano, che pongano delle domande.

Possono forse sembrare un po’ criptiche, ma speriamo che più che dare delle risposte pongano delle domande. Io ho voluto esprimere un senso del contemporaneo, quello che vedo nel quotidiano.”

Cosa ne pensi dell’iniziativa? E dell’arte contemporanea a Ferrara?

“Come iniziativa la trovo molto interessante, spero che abbia successo come interno verde, anche se è una cosa un po’ più di nicchia. Sono contento di partecipare anche se con un evento un po’ differente dato che non è stato possibile pensare di aprire il mio studio.

Per quanto riguarda l’arte contemporanea ferrarese penso che ci siano degli artisti molto interessanti ed è bello che vengano mostrati a un pubblico più ampio nella città. Poi sicuramente Ferrara è ambiente in cui è difficile per i nuovi artisti emergere o proporre delle tendenze.”

Impegnato divulgatore di alternative.

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