IL CILE NON È SUICIDA : questo è il Cile che finalmente si è svegliato.

Il Cile non è suicida: questo è il Cile che finalmente si è svegliato

il cile non è suicida
© AFP 2019 / PEDRO UGARTE


SEBASTIAN PIÑERA HA DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA: L’ULTIMA VOLTA E’ STATA DURANTE LA DITTATURA.


La rivolta: lavoratori, studenti, accademici, trasportatori. A fare breccia è stato l’aumento del costo del biglietto della metro. Scontri tra polizia e gruppi di manifestanti: la repressione è stata violenta, molti i feriti e gli arrestati, troppi sono i morti. Tutti in lotta contro le grandi industrie ed il sistema finanziario, tenaglie nella vita di milioni di cileni.

La privatizzazione del sistema (pensioni e salari irrisori, ricorso all’indebitamento per accedere alla sanità e all’università) ha spaccato il paese, attraversato ormai da profonde e longeve disuguaglianze. L’ industria nazionale non esiste quasi più: le precedenti scelte economiche-
politiche impongono l’importazione e così il Cile è costretto a dipendere dall’economia della Cina, degli Stati Uniti, dell’Europa.


La percezione popolare è che la ricchezza nel paese ci sia, ma solo in pochissimi ne beneficiano.
Le tasse sono altissime, vivere bene in Cile è praticamente un sogno. Si protesta per dare voce al desiderio di cambiamento: è un paese che non cresce, perché è lo stato a non mettere a disposizione i mezzi. Il Cile è la sconfitta del capitalismo, del dominio dei grandi che strangolano i piccoli.

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© MAURO SANTORO

Il dissenso politico è vietato. Chi protesta lo fa nella consapevolezza di lottare per la propria libertà, rischiando ciò che più lo rende libero, la vita. Lo stato di emergenza è un finto stato di assedio dove il corpo politico-militare si finge vittima dello stesso popolo che dovrebbe proteggere e tutelare. Mentre i manifestanti scendono in piazza disarmati sventolando bandiere, lo stato dal suo canto sventola armi. Il popolo cileno non si ferma, ha ormai smesso da troppo tempo di riporre la propria fiducia nelle istituzioni.


QUESTA È LA NOSTRA EPOCA, LA STORIA DEL NOSTRO TEMPO.


Lottare per il futuro significa lottare per il presente: non viviamo nel “migliore dei mondi possibili” e per ogni “mondo” che vive nella tranquillità, ne esiste uno che vive nel terrore. Le manifestazioni in Cile sono gli occhi sbarrati di chi ha smesso di addormentarsi con le storie di qualche fantoccio travestito da Pangloss. Le 80 mila persone in marcia sono l’unione e la decisione di cui l’umanità dovrebbe nutrirsi per guadagnare le forze e resistere contro chi vuole affondare i diritti di uomini e
donne liberi, contro chi beneficia della propria posizione di potere per sfruttare, contro un mercato insalubre che logora la sopravvivenza di questo pianeta e dei suoi abitanti.

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