COME FERMARE IL TEMPO

L’umanità, quella caratteristica fondamentale che ci rende appunto umani, sembra essere per Matt Haig una colonna portante, una costante in quella che è la ricetta per la scrittura dei suoi libri.

Ne Gli umani questa umanità è la protagonista, il mistero da risolvere per l’alieno curioso, la tappa finale del suo viaggio e della sua inconsapevole ricerca.

In Come fermare il tempo invece, l’umanità si nasconde, ci arriva per vie secondarie, finge quasi di non essere il tema fondamentale e portante del libro e invece, dietro la storia di una vita fin troppo lunga, tira le redini di ogni parola e frase che il lettore si trova ad affrontare.

L’umanità in questo libro conduce, è direttrice d’orchestra, ma da dietro le quinte, e la musica che ci troviamo ad ascoltare è una melodia ricca di sfaccettature che, inevitabilmente, ci culla.

Come fermare il tempo è uno di quei romanzi che non ha paura di fare domande o a pretendere che il lettore si fermi per pensare a delle risposte adeguate. Come il suo protagonista, Tom, questo libro è un mistero. All’apparenza può sembrare un semplicissimo romanzo che parla di un uomo che invecchia molto lentamente alla disperata ricerca di sua figlia e di un modo per convivere con il dolore della perdita e la paura di non sapere chi è, ma in fondo è un libro che di base ci interroga.

Non è forse la morte a renderci davvero umani? Non è forse la morte a dare un senso ad ogni cosa? Il problema che il protagonista si trova a ponderare, in fondo, è proprio questo. Tom ha una vita talmente lunga da dimenticare quanto siano piacevoli le piccole cose. Si trova a rincorrere una vita normale dove poter apprezzare l’alba, un buon caffè, un buon bicchiere di vino. Una vita dove poter smettere di aver paura d’amare.

Continua a vivere per la figlia, nella speranza di trovarla, eppure si trova a macinare tendenze suicide in più di un’occasione. Tom è umano, umanissimo oserei dire, ma il suo tempo è così dilatato da aver privato di senso ogni piccolo istante, cosicché il quadro generale, per ovvia conseguenza, appare vuoto e privo di senso ai suoi occhi. Gli essere umani “normali”, nel libro chiamati “effimere”, sono oggetto di invidia e gelosia profonda proprio perché capaci di meravigliarsi ancora del nuovo, dell’insolito, dell’inaspettato. Per Tom, tutto questo, non c’è più.

Ho letto questo libro in un giorno. Non mi capitava da qualche tempo da essere rapita a questo modo da un romanzo. Mi mancava la sensazione di non voler far niente se non leggere. Come fermare il tempo ha risposto all’implicito quesito nascosto nel suo titolo perché per me il tempo lo ha fermato, lasciandomi sospesa tra le sue pagine, a sperare per un uomo che di anni ne ha quattrocentotrentasei ma che ne dimostra appena quarantuno. Non ho modo di convincervi a leggere questo libro, se non lasciandovi con una sua citazione, un piccolo paragrafo che, forse, riassume al meglio Tom e ciò di cui ho cercato di parlarvi fin’ora.

“Abbiamo conoscenze sufficienti a renderci conto che siamo solo una massa di quanti e particelle, proprio come tutto il resto, eppure continuiamo a sforzarci di distinguerci dall’universo in cui viviamo, di conferire a noi stessi un significato maggiore rispetto a quello di un albero, di un sasso, di un gatto o di una tartaruga.

copertina del libro

E così eccomi qui, con la testa piena di paure e dolori umani, il petto oppresso dall’ansia, intento a pensare a quanto futuro ho ancora davanti.”

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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