CONOSCI L’ARTIGIANO: FRANCO ANTOLINI

Dal 1980 il restauro di libri e di opere d’arte su carta ha un solo nome nella nostra città: Franco Antolini. Diplomato all’Istituto d’Arte di Ferrara, all’Istituto per l’Arte e il Restauro di Firenze e specializzato nel restauro del materiale archivistico a Roma, è lui l’artigiano che “lega” il passato e il futuro dei più antichi volumi ferraresi dandogli nuova vita.

Abbiamo incontrato lo sguardo vispo del restauratore nel suo laboratorio di Via Aldighieri 29, dove ci ha raggiunto dopo aver curato gli allestimenti della mostra “Boldini e la moda”, in esposizione a Palazzo dei Diamanti fino al 2 giugno.

C’è qualcosa di più viscerale nel suo rapporto con carta e libri?

“Sono un appassionato di lettura, nonché un collezionista di volumi con rilegature particolari. Non sembra, ma ci sono davvero tantissimi modi diversi di mettere insieme dei fascicoli o dei fogli, più di 1000 solo in Italia secondo il nostro Istituto Centrale di Restauro. È anche questa varietà di materiali e tecniche ad appassionarmi.”

C’è un rapporto tra la rilegatura di un libro e il suo contenuto?

“Edizioni speciali, carte e materiali pregiati, tipologia di stampa… Sono tutti fattori che influiscono molto sul pregio e sulla ricercatezza delle legature, ma è il periodo di stampa ad avere la maggior influenza. Conoscere a fondo queste connessioni aiuta ad intervenire mantenendo intatta la fedeltà storica del libro, dei suoi materiali e delle tecniche con cui è stato rilegato.”

Com’è cambiato il modo in cui vengono rilegati i libri?

“Dentro al Museo della Cattedrale, così come a Schifanoia, sono conservate collezioni di codici miniati che hanno coperte grandissime, in legno, rivestite con pelli di ottima qualità e rinforzate con borchie e fermagli in metallo. Non è esattamente il tipo di rilegatura che troviamo oggi nelle librerie perché è stato l’aspetto economico a governare la storia della carta: Un prezzo minore ha reso la cultura più accessibile, ma dal punto di vista della veste questo meccanismo ha sempre abbassato la qualità.”

Questo compromesso le sembra equilibrato?

“Visti i ricavi irrisori non mi stupisce che le case editrici speculino sulla qualità del materiale, ma a volte esagerano: Spesso mi capita di lavorare su dizionari da 70-100 euro a cui si stacca la copertina perché l’indorsatura è stata prodotta con materiali scadenti anziché in tela. I pochi centesimi risparmiati avrebbero fatto la differenza.”

Qual è il lavoro che le ha dato più soddisfazione?

“Mi è piaciuto molto restaurare le 160 carte disegnate a mano da Aleotti con i piani della bonifica; alcuni dei manoscritti della Biblioteca Ariostea come il famoso Codice dei Malefici; i molti Incunaboli, che sono i primi libri a stampa della seconda metà del ‘400. E poi i tantissimi disegni di Boldini, de Pisis e Previati…

A darmi più soddisfazione in assoluto, però, è stato il restauro fatto nel 2017 sui frammenti dell’Orlando Furioso conservati alla Biblioteca Ariostea.”

Qual è stato, invece, il lavoro più impegnativo?

“Paradossalmente lo stesso: Il restauro dei manoscritti dell’Ariosto è stato lungo e pesante, e ho dovuto fare il tutto dentro la Biblioteca perché i frammenti non potevano essere spostati.

La carta ha richiesto dei trattamenti particolari, e in più c’era la soggezione di lavorare direttamente su qualcosa di veramente molto importante: Non puoi distrarti quando anche il più piccolo puntino d’inchiostro è stato fatto da Ludovico Ariosto.”

C’è un intreccio molto forte con la città…

“Sì, io ho iniziato a lavorare per la Biblioteca Ariostea nell’80, e in un certo senso è stata proprio l’allora direttrice, Alessandra Chiappini, a spingermi verso questa professione. A Ferrara questo settore era scoperto, e avendo un piccolo laboratorio ho sempre preferito lavorare per il Comune, per l’Università o per la Biblioteca a cose che ritengo importanti.

I grandi progetti, come quelli per l’Archivio di Stato, sarebbero stati più remunerativi, ma sono meccanici e avrebbero richiesto un approccio industriale che non ho mai sentito mio.”

Crede che qualcuno continuerà questo percorso?

“A Ferrara ci sono già persone che si stanno muovendo in quel senso: Una ragazza che si è appassionata facendo il tirocinio da me è entrata in Accademia a Bologna, e ora sta studiando per diventare restauratrice della carta.

Il problema è che per avere le qualifiche necessarie occorrono 5 anni di alta formazione e alla fine si è abilitati al solo settore in cui ci si specializza.”

Chi sono i suoi clienti? Sono cambiati nel tempo?

“No, sono rimasti più o meno gli stessi. Forse sono diventati più competenti i referenti delle biblioteche e dei musei, da cui arriva l’80% del fatturato di restauro: Prima erano quasi tutti laureati in Lettere, mentre adesso sono per lo più laureati in Tecnologie dei Beni Culturali.

I privati sono invece i pochi collezionisti ferraresi di libri antichi e gli antiquari, che avendo dei vincoli economici più stretti mi chiedono spesso di trovare un compromesso sulla qualità.

Per questo motivo ho sempre cercato di privilegiare gli enti pubblici: Anche loro badano ai soldi, ma rimandano i progetti finchè non possono finanziarli interamente.”

Non capita spesso che un imprenditore prediliga il pubblico…

“I procedimenti e la burocrazia sono sempre molto lunghi, e spesso il problema è negli stanziamenti, ma ora sono gli enti pubblici ad avere i tempi di pagamento più snelli. Il discorso si è un po’ ribaltato a vantaggio di chi come me li ha sempre privilegiati.”

La carta ha ancora un futuro?

“Dipende dal fascino che riuscirà ad esercitare sulle generazioni nate con i supporti digitali in mano. Io faccio dei corsi sulla rilegatura nelle accademie da circa 20 anni e vedo ancora moltissima passione e attenzione. Sono in evidente conflitto d’interessi, ma il fatto che qui di fianco abbiano appena aperto una libreria mi fa pensare che difficilmente gli e-book sorpasseranno i libri cartacei.

Di certo bisognerà lavorare nella direzione del riciclo e ripristinare una cultura della qualità, tanto nella carta quanto nella legatura.”

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