CONOSCI L’ARTIGIANO: BARBARA PELLANDRA

Quello del colore è per la maggior parte di noi un mondo misterioso, anche se molto familiare, mentre sembra non avere segreti per l’artista che si cela dietro ad Alba Art, Barbara Pellandra, che dei colori sembra essere la personificazione.

Per raccontarsi, e per rispondere a qualche domanda, l’eclettica interior e light designer ci ha invitato nel suo showroom di Via degli Adelardi, nell’ultimo giorno disponibile prima del trasloco: Al momento della pubblicazione potrete infatti trovare tutte le sue creazioni in Via Bersaglieri del Po 21.

Com’è nata Alba Art?

“Ho cominciato a dipingere quando avevo 7 anni, ereditando questa passione da una maestra che oltre ad insegnare era una pittrice. Dopo aver fatto l’Istituto d’Arte ho cercato di farmi conoscere facendo molte mostre, per poi sentire la necessità di portare l’arte anche nelle case. Alba Art è nata così, cercando un connubio tra arte, artigianato, riciclo e design.”

Che cosa ha fatto crescere questo desiderio?

“L’esigenza è sempre stata quella di differenziarsi dall’artigianato. Essendo un’artista non volevo semplicemente recuperare e dare un po’ di colore a dei mobili di modernariato: volevo renderli unici regalandogli un’anima e una storia.

Lavoro con la pittura e con la resina per lasciare ai clienti qualcosa di esclusivo e di molto simile ad una piccola statua o ad un piccolo quadro.”

C’è stata un’evoluzione nella sua ricerca?

“Assolutamente sì, con gli anni si cambia ed il tuo modo di dipingere cambia con te.

Fin da piccola, poi, ho sempre voluto scoprire nuovi materiali per mettermi alla prova: Era un gioco e non ha mai smesso di esserlo.”

Com’è entrato il plexiglass in questo gioco?

“Quasi per scherzo. Era il primo di aprile e volevo creare un acquario per metterci dentro dei pesci, ricercando le forme di una scultura: Ho iniziato a cimentarmi con del plexiglass sottilissimo ed è nato così il primo contenitore. Non era trasparentissimo e avevo bucato un sacco di materiale, ma ero riuscita a fare qualcosa di bello e funzionale. Ho quindi cominciato a lavorare sulla piccola oggettistica fino ad arrivare alle lampade, ai lampadari e alle sculture vere e proprie.

I clienti spesso lo confondono con il vetro.”

Nel tempo sono cambiate le richieste dei clienti?

“Non molto, credo che abbia avuto più influenza la zona geografica: Quando avevo il negozio a Cento facevo principalmente piccola oggettistica e vendevo moltissimi specchi di mosaico e quadri, mentre a Ferrara piace moltissimo il plexiglass.”

In che rapporto è con i social media?

“Ho le mie pagine Facebook ed Instagram e trovo siano un’ottima vetrina perché offrono delle collaborazioni interessanti: Con un architetto di Parigi progetto oggetti adatti agli ambienti che crea, mentre un’azienda polacca vuole inserire nel suo mercato il mio modo di lavorare il plexiglass.

Ad ogni modo cerco di evitare qualsiasi tipo di contaminazione: Queste piattaforme veicolano delle mode che tendono al conformismo, mentre io voglio che le mie creazioni abbiano una loro identità, la mia.”

Quali sono le sfide a cui va incontro oggi un artigiano?

“Burocrazia e costi esagerati. Il nostro Stato non ti viene incontro, anzi, sembra quasi volerti ostacolare nella crescita tagliandoti i margini di guadagno che altrimenti reinvestiresti.

Cambiando sede proverò a costruirmi un’entrata giornaliera vendendo anche fiori freschi: Mi piace l’idea di poterli abbinare alla mia oggettistica, però da soli è sempre tutto molto faticoso.

Cercare un aiuto sarebbe la cosa più logica, ma economicamente non è proprio possibile.”

È un lavoro che consiglierebbe ai suoi figli?

“Sì, perché nonostante tutto alzarsi alla mattina con il sorriso e fare quello che ami è la fortuna più bella del mondo. Se riuscirò a resistere, e a crescere, sarò contentissima di poter lasciare tutto questo a mia figlia: È molto creativa e non vede l’ora di venire a lavorare con la mamma.”

Qual è stata l’esperienza professionale più soddisfacente?

“Dovendo scegliere direi che è stata creare un nuovo modo di utilizzare il plexiglass, un materiale che di solito si lavora con gli stampi. Sono riuscita ad ottenere un risultato che, come dicevo, si avvicina moltissimo al vetro: È capitato che gli oggetti esposti ingannassero addirittura l’occhio di un maestro vetraio di Murano.”

Qual è stato, invece, il lavoro più impegnativo?

“In un certo senso è quello di ogni giorno, perché devo sempre trovare il modo di migliorare.

Una delle cose che trovo più difficili, comunque, è doversi confrontare con clienti che vogliono una copia di cose che hanno visto su una rivista o da qualche altra parte: Fargli capire gentilmente che non sono nel posto giusto è sempre una sfida.”

Federico Branchetti

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