CONOSCI L’ARTIGIANO: PAVASINI FEDERICA

L’insegna dice “La tana della tartaruga turchina”.

Apro la porta ed entro. Tana è una tana. Non si discute.

É calda, fuori si gela.

É piccola, ma un piccolo confortevole. A misura.

É accogliente. Mi arriva subito Brunori s.a.s. alle orecchie.

Sono già a mio agio. E allora piacere, Federica. Partiamo con le domande.

L’insegna è il tuo biglietto da visita da passeggio. Perchè “La tana della tartaruga turchina”?

Ho cercato di mettere insieme il sogno, l’assurdo, il turchese che è il colore della fiaba, la lentezza necessaria per fare con cura ed amore il mio lavoro. Fai una cosa e poi la metti da parte, devi aspettare che asciughi, inizi qualcosa di nuovo, riprendi in mano qualcos’altro che ora è pronto per essere dipinto. Si portano avanti tante cose insieme, tutte finalizzate a l’infornata finale. Non ci vuole fretta.

Vetrina de La Tana della Tartaruga Turchina, in via
Via Saraceno, 27


Come è stato il tuo primo giorno di lavoro?

Sicuramente tranquillo. Ero un po’ timorosa. Pensavo: “Caspita, sono qua, adesso bisogna pedalare”.

Mentre lavori sei in vetrina, e io sono una persona che non è esattamente a proprio agio in questa situazione essendo un piuttosto introversa, ma con il tempo ci si abitua a tutto.

Quando sei partita con questa attività?

A fine 2000. Inizialmente ero qui di fronte. Proprio dall’altro lato della strada, in una bottega che riusciva ad essere ancora più piccola di questa.

Come sei arrivata qui? Un piano ben studiato o una mattata da “basta io adesso cambio vita”?

Ci sono arrivata un po’ per studio e un po’ per caso. Mi sono diplomata all’istituto d’arte. Ero una che quando tornava a casa si metteva a disegnare per ore. Sono sempre stata più improntata verso il disegno e la pittura.

La ceramica è arrivata strada facendo, mi ci sono approcciata quasi per caso seguendo un corso di restauro della ceramica. Ho cominciato a manipolare l’argilla e vedevo che le idee uscivano meglio lavorando in tridimensionale rispetto al disegno su carta. Disegnando fatico ad avere un’idea finita, mentre se immagino di crearla dall’argilla metto a fuoco meglio e nasce da sé.

Fin da bambina sapevo di voler fare un lavoro nel quale le cose nascessero dalle mie mani.

Diciamo che ho intrapreso il mio percorso di studi nella speranza che mi arrivasse un’ispirazione e quell’ispirazione è arrivata.

Vedere i tuoi lavori è un po’ come aprire un albo pop-up illustrato. Ti ispiri a qualcosa in particolare?

Il mondo delle fiabe, dell’illustrazione, della letteratura per l’infanzia mi ha sempre affascinata. Con la ceramica è come se i miei disegni ad un certo punto avessero preso vita, sostanza, forma.

Questo spazio è il mio mondo. Ci sono tante cose che mi ispirano, dai particolari del paesaggio, le piccolissime cose di tutti i giorni. Io me ne sto qua a creare le mie cose e le idee mi vengono a trovare.

A quali sfide va incontro un’artigiana come te rispetto al mercato globale che ci circonda?

All’inizio ho provato a fare qualche mercato per farmi conoscere ma è una modalità estremamente dispendiosa dal punto di vista del tempo e delle energie.

Ovviamente c’è periodo dell’anno e periodo dell’anno. La bottega è certamente più affollata nel periodo natalizio o comunque nei periodi nei quali il turismo si intensifica.

Le difficoltà che si incontrano penso siano le stesse per tutti quelli che lavorano come artigiani. La pressione fiscale, il far quadrare i conti, conquistare le persone, convincerle che vale la pena di acquistare un prodotto unico, creato a mano, che ha richiesto tempo, ispirazione, lavoro, ripensamenti, fatica, invece di scegliere un prodotto già pronto, acquistato nella grande distribuzione.

É un lavoro che consiglieresti ai tuoi figli?

Sì, ma a patto fosse anche la loro passione.

Il mio lavoro è un quotidiano di piccole esperienze. Al di là del ritorno economico si è ripagati anche dalle parole e dalle espressioni di chi apprezza il lavoro che fai.

Quali sono oggi gli step da intraprendere per avviare un’attività in questo settore?

Non è sicuramente un’attività che necessita di grandi investimenti. Una volta acquistato il materiale e trovato lo spazio dove concretamente realizzare i propri lavori è fatta.

Il più è prendere la decisione di partire. Penso di essere un po’ fuori norma, magari può essere utile avere una preparazione scolastica di un certo tipo. Certo, il diploma all’istituto d’arte è attinente, ci sono però percorsi improntati maggiormente allo studio della ceramica che possono sicuramente mettere sulla strada giusta e che possono semplificare l’approccio iniziale, dare una maggiore sicurezza.

Chi è il cliente tipo?

Sono le persone che passano e buttano uno sguardo alla vetrina e incuriositi infilano la testa nella porta, ma sono anche persone che nel tempo hanno imparato a conoscermi e che sanno che mi trovano qua. Negli anni la clientela si è ampliata, ma resta una base di fedeli che ho conosciuto quando erano studenti universitari e che adesso vengono in negozio con i loro figli.

I tuoi lavori che evoluzione hanno avuto nel tempo?

Ovviamente dopo un po’ che lavori ad una cosa tendi ad annoiarti quindi via via ho iniziato ad apportare modifiche anche piccole che poi sommandosi hanno dato un nuovo aspetto alle creazioni. I soggetti sono rimasti comunque abbastanza fedeli a sé stessi, pescano sempre dal mio immaginario, ma si evolvono, si arricchiscono di colori e sfumature, di particolari.

Trovi che i social media possano essere una risorsa per una piccola artigiana? Un modo per far superare ai tuoi lavori i confini della vetrina?

Sicuramente hanno questa potenzialità. Il problema è che io sono un po’ orso più che tartaruga e quindi faccio molto fatica. É una dimensione che trovo un fredda.

Forse Federica ha ragione. Scorrere la home di Instagram non è come passeggiare per via Saraceno con la faccia nascosta in tre giri di sciarpa, alzare lo sguardo e trovarsi davanti tazze con i piedi, omini che si tuffano in lampade di luna e casette sbilenche impilate le une sulle altre con i comignoli fumanti.
Dovreste provarci, un giorno.

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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