DAL MONDO SERIALE: BATES MOTEL

Norma e Norman. Nomi simili, quasi identici, sovrapponibili, parlanti. Norma e Norman Bates, madre e figlio in una Serie TV [1] che riprende temi e motivi presenti in Psycho, (1960) di Hitchcock, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Bloch del 1959 [2]. Bloch inizia a scrivere Psycho in seguito all’arresto di Ed Gein avvenuto nel 1957 e al quale s’ispira, ribattezzando i protagonisti all’insegna della normalità.

Edward Theodore Gein, detto anche il Macellaio di Plainfield (1906-1984), insospettabile serial killer che, nella tranquilla cittadina, pratica atroci crimini e macabri rituali, ineluttabilmente segnato dal rapporto morboso venutosi a creare con la madre, bigotta e possessiva.

  Il film Psycho apre ad una saga di sequel, prequel, remake, fino a Bates Motel, testo-riscrittura, reboot, ovvero una nuova versione della storia-fonte Bloch-Hitchcock, adottando sostanziali varianti. Una su tutte, è la figura materna, trattata, al di fuori di Psycho IV [3], sempre in assenza. L’assenza materna in Norman è ben presto rimpiazzata attraverso il mettersi nei suoi panni e il travestimento. Norma-Norman, basta poco in fondo: parlare, muoversi come la madre, pensare come Norma comanda, ed essere Norma. Madre e figlio in un solo corpo, capovolgendone la natura procreativa: il figlio che contiene la madre, ed essa viene alla luce e nasce ogni volta in cui Norman ne sente la mancanza, il bisogno, o vi s’impongono dei freni alla tenuta di un Norman irrequieto e voglioso d’amore e vita.

  Le scene iniziali stilano le linee fondamentali del film e un doppio binario temporale lo percorre. Nella prima sequenza spicca la fotografia, nel duplice aspetto valoriale: visibile nelle foto alle pareti e visibile nella tecnica di costruzione del film in cui emergono colori seppiati e soft.

Le parole udite in apertura provengono da una vecchia tv che trasmette un film in bianco e nero;  la prima parola pronunciata da Norman è mamma. Quello dei film in bianco e nero è un motivo importante, reiterato, tanto che Norman ne dice il suo amore per essi e per un mondo altro: Sembrano tutti più buoni in questi film, perfino i cattivi sembrano più simpatici.

Il personaggio di Norma Bates, vanta, imbattuta solo dalla moglie del Tenente Colombo [4], una cospicua notorietà dovuta alla sottrazione e all’assenza. Contrariamente alla moglie del Tenente, viva e vegeta ma in un altrove conosciuto soltanto da Colombo (egli, in tempi non sospetti, scopre la bellezza della privacy), per Norma la sua collocazione è nel nascosto. La privacy che in Colombo è lieve, stropicciata come il suo impermeabile, quotidiana e amabile, vissuta, per Norma ante Bates Motel rappresenta la privazione della vita stessa. Quando è in scena, al di là del corpo del figlio, è una figura tassidermica, perlopiù morta, una variante di uccello rapace che Norman imbalsama.  

Bates Motel mette in scena una Norma della quale ci si innamora. Ha uno stile che, come quello di Norman, è anacronistico. La fine degli anno 50 è visibile in filigrana tra smartphone, web e oggetti feticcio del contemporaneo. Norma in tutti i suoi aspetti, amabile, morbosa, possessiva, fragile, forte, innamorata, protettiva (troppo), soffocante, è – soprattutto – viva. La recitazione di Vera Farmiga nel ruolo di Norma aggiunge ulteriormente valore e mobilità, delineandone la modernità, ad un personaggio visitato e rivisitato in scenari e movimenti obbligati: finestra-doccia-cantina e varianti quali camera da letto e poco più.

Norman Bates, (perfetta l’interpretazione di Freddie Highmore, pari a quella di Anthony Perkins in Psycho del 1960) è presentato con una maglietta a righe colorate. Un particolare che potrebbe passare inosservato, se non fosse che le righe hanno di per sé una lunga tradizione di pericolosità e di attenzione. Da una doppia campitura, del bianco e nero, dalle zebre, alle strisce pedonali, alle vecchie divise dei carcerati, dei marinai, dei calciatori, degli artisti (storica la foto di Picasso con la maglietta a righe), di persone e personaggi che per un verso o per l’altro non passano inosservati e reclamano attenzione, che siano in bianco e nero o a colori le righe sono segnali che agiscono in codici e convenzioni che mirano alla riconoscibilità. La scelta di vestire Norman a righe è riproposta attraverso altre campiture di capi d’abbigliamento che indossa, alternandoli ad un registro cromatico che investe le zone d’ombra, i bruni, il blu.

  La luce nell’insegna del Bates Motel è blu, il colore preferito di Norman. La decisione registica del blu, e non del rosso che si presterebbe a suggerire un tono di sangue (come, ad esempio, nel remake del 1998 di Gus Van Sant) caratterizza ulteriormente, come le righe della maglietta, la natura del personaggio: Norman è blu. Blu è la malinconia, blu la tristezza, lo spleen, tanto caro a Baudelaire. E la poesia è un motivo che appare immediato al primo episodio:

Riflettete sul concetto di poesia stasera, che cosa significa, perché sopravvive al tempo… Perché le parole arrangiate in rime e strofe sono così potenti?

e nel secondo, mediante una poesia a scelta da studiare:

NORMAN: E questa?… La Tigre… [5]

EMMA: È un classico… “Tigre, tigre, luce chiara nelle foreste della notte, quale mano o occhio potè dare forma alla tua terribile simmetria…”

NORMAN: Che cosa vuol dire?

EMMA: Si chiede come Dio abbia potuto creare cose meravigliose nel mondo così come cose terribili e malvage… Può funzionare, potremmo fare un parallelo con dei criminali contemporanei…

La citazione per eccellenza che pone in Bates Motel un sigillo sulla tragedia e sul senso di tragedia è messa in scena nel primo episodio: It’s like there’s a cord between our hearts (c’è una corda che lega i nostri cuori), lega lo spettatore nella fascinazione di un mondo tragico e pieno di grazia, un mondo altro.

Sembrano tutti più buoni in questi film, perfino i cattivi sembrano più simpatici.


  1. 2013-2017, composta da 5 Stagioni per un totale di 50 Episodi.
  2. In Italia edito da Garzanti, dal 1959 al 1964, con il titolo Il passato che urla. Dal 1965 il titolo italiano è l’omonimo originale.
  3. Psycho IV, The Benning, di Mick Garris, 1990. Nel ruolo di Norma l’attrice Olivia Hussey.
  4. Interpretato da Peter Falk; La serie televisiva è andata in onda dal 1968 al 1978 (serie classica) e dal 1989 al 2003 (serie moderna). La moglie di Colombo è spesso nominata ma non compare mai in nessun telefilm della serie. Taluni ne dubitano l’esistenza.
  5. v. The Tiger, William Blake, pubblicata nel 1794

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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