DAL MONDO SERIALE: SCREAM

   «Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.» Così Munch scrive a proposito de L’urlo, il suo urlo, l’urlo della natura…

   Scream, dall’inglese, to scream, urlare. L’urlo può scaturire dalla paura ed è ricorrente nei sogni quando si trasformano, quasi come il sonno della ragione, in incubi. Luoghi d’eccellenza relegati a mostri e mostruosità.

   Negli anni 80 Nightmare, a proposito di incubi, occupa un posto di rilievo nella catarsi onirico-cinematografica in chiave horror, con il protagonista Freddy Krueger che uccide gli adolescenti nel pieno dei loro sogni, e nel pieno del sogno americano governato da Ronald Reagan.

Negli anni 90, per mano di  Wes Craven, autore di Nightmare e regista di due dei 9 film della saga di Krueger, il genere slasher definisce le sue modalità (dall’inglese to slash, tagliare). Ed è lo stesso Craven a dirigere, dal 1996 al 2011, quattro dei film della saga di Scream, Grazie alla serialità ed ai remake ritorna Scream: l’urlo della natura  adolescenziale crepa lo schermo di Netflix attraverso alcuni elementi chiave, uno di questi è l’acqua.

   Elemento più volte messo in scena nella letteratura e nel cinema horror, l’acqua in Scream si presenta nei primi minuti come un personaggio che può svolgere più ruoli: il lago e la piscina. L’acqua in questi contenitori è di un genere stagnante. Se la piscina rappresenta la ricchezza, la superficialità della prima vittima, il cui corpo rimane comunque a galla, in un ambiente luminoso, il lago è un luogo mai perfettamente sondabile, dove il mistero trova il suo congeniale habitat. Lakewood, il nome della cittadina di Scream, rimarca il lago come luogo ideale del misterioso e dell’occulto. Il lago è uno standard tra i più sfruttati dai B movie, così come la saga di Venerdi 13 e il suo protagonista Jason, Jason Voorhees, dal quale Scream riprende più di un elemento, in primis l’uso di maschera, per il personaggio di Brandon James, di cui, dopo 20 anni, il corpo nel lago non venne mai ritrovato.

Le sequenze d’apertura sono esemplari e rendono l’idea della sostanza dell’acqua, ovvero dell’acqua come oggetto significante. Inoltre, incastonata tra il lago e la piscina spicca l’evidenza della rete, la fluidità del web e dei social, con un episodio di cyberbullismo.

   La fluidità dell’essere, è il nuovo paradigma che tende a sostituire la competenza ed attraversa le vite di qua e di là degli schermi. Al di là della percentuale d’acqua di cui si compone il corpo umano, la fluidità come modus vivendi prende avvio dal mondo della sopravvivenza al pari del camouflage. L’acqua in Scream  prende la forma del contenitore: piscina, lago.

    Un tuffo nel passato va a coniugarsi felicemente con la contemporaneità che si attesta prepotente, ancora una volta, attraverso l’uso della tecnologia e dei device come strumento di controllo al soldo dell’assassino che, forte della propria maschera, ne amplifica il potere dell’anonimato sfruttando le proprie competenze informatiche per immettersi nei cellulari altrui e con essi muovere il mondo al proprio servizio. Non quindi, rispetto al caro leggendario Jason, mostruoso e ignorante, che uccide senza tanti perché, il solito slasher, ma un raffinato piano di vendetta scaturita.

   Scream, tramite il personaggio di Noah, è una piccola guida alla storia del cinema di genere, un piccolo scrigno di citazioni, ben intersecate nei dialoghi, con uno sguardo allo slasher che suona come sfida. Parafrasando Noah, con lo slasher nel cinema non si va lontano, non è un genere da Serie Tv, non c’è storia, ma un tipo che va in giro ad ammazzare la gente con armi da taglio e muoiono quasi tutti. Ma Scream sorprende, come un vero urlo, vince la sfida e vince su ogni fronte.

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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