DAL MONDO SERIALE: SHERLOCK

Sherlock, liberamente tratto dal personaggio di Sherlock Holmes, creato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle sul finire dell’Ottocento riappare, dopo una corposa letteratura e filmografia, in una ulteriore serie tv che lo vede impegnato a risolvere crimini e misfatti nella Londra contemporanea.

La serie, iniziata nel 2010,  presenta una struttura di 3 episodi per stagione: 4 stagioni di cui l’ultima nel 2017. Sempre del 2017 è l’episodio speciale, L’abominevole sposa, passato sul grande schermo e che va ad inserirsi, brillantemente incastonato, su Netflix come episodio 4 della stagione 3.

  L’abominevole sposa, come ogni altro episodio di Sherlock, offre molte figure ed elementi tratti dai romanzi, ma qui osa il tempo e catapulta il detective nella Londra del 1895 per ritrovare nel passato la chiave dell’enigma. L’episodio, ispirato ad una frase contenuta nel racconto Il cerimoniale dei Musgrave, esattamente “Ricoletti, lo sciancato, e la sua abominevole moglie“, inquadra la nascente coscienza del potere femminile anticipando di un secolo la filigrana estremista del Manifesto SCUM (1967) di Valerie Solanas:

“Per bene che ci vada, la vita in questa società è una noia sconfinata. E poiché non esiste aspetto di questa società che abbia la minima rilevanza per le donne, alle femmine dotate di spirito civico, responsabili e avventurose non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione completa e distruggere il sesso maschile.”

A meno di un secolo di distanza dalla nostra modernità Sherlock aveva già capito tutto:

“Non lasciatevi ingannare, questa è una guerra. Metà dell’intera razza umana è in guerra contro l’altra. L’armata invisibile che ci svolazza intorno, che governa le nostre case, cresce i nostri figli… ignorata, trascurata, dimenticata… non le è concesso neppure di votare… ma pur sempre un’armata, pronta a sollevarsi per le migliori delle cause, per correggere un’ingiustizia vecchia come l’umanità stessa… “

  In effetti il metodo Holmes è quello che più prediligo per un rendiconto dal mondo seriale. Il paradigma indiziario del detective si basa sull’attenzione, sulla capacità di vedere e trarre più informazioni possibili da elementi insignificanti: una cucitura, uno smalto abraso sulle unghie, un’etichetta rimossa, un biglietto, un ombrello o un cappello… già, il cappello.

  A questo punto è indispensabile parlare del cappello di Sherlock Holmes, uno dei segni caratterizzanti il personaggio e, a guardar bene, uno dei maggiori indizi che contraddistinguono il suo metodo. Come il dio Giano, bifronte, con due visioni, il suo cappello ha due visiere: una davanti, una dietro. A che serve un cappello con due visiere, dice Sherlock, restio ad indossarlo, durante la serie. In effetti, a che serve?

Si tratta di uno deerstalker, letteralmente, ad uso di un cacciatore furtivo di cervi (deerstalker), quindi parte di un equipaggiamento rurale e non da city. La sua fortuna  indiscriminata sulla testa di Holmes appartiene più al dopo di Sherlock Holmes che alle fonti, e per merito di una vasta letteratura e cinematografia che amplificano il successo editoriale dei romanzi. Sul grande schermo appare già nel 1900, in un brevissimo cortometraggio di 35 secondi, Sherlock Holmes Baffled, di Arthur Marvin.

Tornando al cappello, il deerstalker è un felice emblema di Sherlock Holmes, che lo porti oppure no, il suo significato è la duplice visione, è il cappello perduto di Giano, l’unico che starebbe a pennello al dio romano (Ianus, da cui Gennaio) che può lo sguardo sul passato ed il presente/futuro.

  Tecnicamente Sherlock è una serie godibilissima e ben fatta, un bell’esempio di riscrittura, da vedere almeno una volta nella vita. Ottimo il cast e le interpretazioni, tra le quali spiccano i due protagonisti Sherlock Holmes e John Watson, rispettivamente Benedict Cumberbatch e Martin Freeman; eccellente la fotografia e la scenografia che padroneggia sia negli esterni che negli interni, in particolar modo nell’abitazione di Sherlock, al 221b di Baker Street.

E una volta finita la visione viene voglia di intraprendere la lettura dei romanzi e dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle: non a caso vi è stato un boom delle vendite a ridosso di questa straordinaria serie tv.  Attendendo e sperando nella Stagione 5 della serie, avremo di che leggere.

Chapeau per Sherlock, anzi, deerstalker per Sherlock.

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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