DAL MONDO SERIALE: The Society

    The Society fa il suo ingresso brillantemente nel mondo seriale.  Creata da Christopher Keyser e diretta da Tara Nicole Weyr e Marc Webb, la Serie Tv, del 2019, è ispirata a Il signore delle mosche, (Lord of the Flies), di William Golding, edito nel 1954. Dal romanzo è stato tratto  l’omonimo film, girato nel 1963 da Peter Brook, ed un remake del 1990, come anche un episodio dei Simpson, Il pulmino per bambini (Das Bus), l’episodio 9 della Serie 14. Di quest’ultimo è interessante come l’elemento “puzzole” nei primi minuti del cartoon prenda corpo attraverso l’odore in The Society.

   L’isola del romanzo è qui una tranquilla e ordinata cittadina americana, West Ham, di pura invenzione narrativa, turbata da un’inspiegabile puzza. Ed è proprio dal fetore che sono messi in salvo i liceali, prossimi a divenire adulti, tramite una settimana di campeggio ma c’è stata una frana, ed i ragazzi, che viaggiano (come nei Simpson) su dei pulmini, sono riportati a casa. West Ham è vuota, la puzza è scomparsa e a casa non c’è nessuno ad attenderli. Gli adulti non esistono più. Dove sono andati? Perché non rispondono al telefono?

Grizz: Di solito una cosa più sembra bizzarra meno misteriosa è… Arthur Conan Doyle (…), significa che c’è una spiegazione a tutto.

   Il mistero si infittisce: le strade d’accesso e uscita da West Ham sono interrotte dal bosco come se la natura avesse preso il sopravvento, spostando confini e punti cardinali, verso ciclicità spiegabili solo con teorie scientifiche poco convenzionali: è un altro mondo, forse. Forse un mondo parallelo.

   L’isolamento con il resto del mondo, se c’è ancora un mondo, è rafforzato dall’assenza di segnale, di connessione, di una rete di salvataggio . Sembra che non ci sia niente al di fuori di West Ham, (Ham, dall’inglese: prosciutto, coscia, istrione) che nello specifico è uno strano nome per una cittadina. E tanto strano in fondo non è, si tratta di carne, in quanto umani, e di attorialità.

   Cessata ogni relazione con l’esterno verranno, prima o poi, a mancare i viveri. La sopravvivenza, l’organizzazione, la cooperazione, la condivisione, i timori, la democrazia, la dittatura, il lavoro, il potere, l’amore, la vendetta, la violenza, così come il passaggio (qui brusco) nel diventare adulti, sono alcuni ingranaggi di un meccanismo regolatore: si tratta un equilibrio sociale in costante bilico e che la serie rispecchia alla perfezione.

   Nel vuoto creato dall’assenza di figure adulte e genitoriali alcuni ragazzi trovano capisaldi nel cinema e nella letteratura:

Allie: Hai mai visto il remake di Poseidon? (…) da quando l’ho visto ho sempre pensato: io che farei?..

Tra le citazioni letterarie, oltre ai testi scientifici messi in scena, è visualizzato poeticamente, là dove è in corso un sentimento d’amore tra due ragazzi, un libro, ben inquadrato dalla macchina da presa: Walden. Vita  nel bosco, di Thoreau. Niente a caso dunque nella sceneggiatura che, partendo da Il signore delle mosche, percorre sentieri e strade più o meno battute, se non ingoiate dal bosco, invitando a riflettere sulla natura umana e sulla società.

    Per Golding  “Gli uomini producono il male come le api producono il miele”, in The Society c’è da capire quanto questo male sia effettivamente interno e quale sia il ruolo del cane (una natura differente da quella umana) che sembra l’unico tramite tra mondi perduti o semplicemente scollegati.

    Giocata su concetti e moduli di presenza-assenza e vuoto-pieno, The society risulta essere una serie estremamente interessante e tecnicamente valida. I ragazzi sono allontanati dalla città e quando tornano sono gli adulti ad essere totalmente assenti. Il posto vacante dagli adulti è così riempito dai ragazzi che per sopravvivere hanno dalla loro il proprio vissuto, il déjà-vu, ovvero comportamenti acquisiti nel tempo: e pionieri del nuovo mondo lo chiameranno New Ham.

   I personaggi compiono un’intensa e repentina presa di coscienza, di responsabilità e posizione nel mondo. L’assenza degli adulti li pone nel giocare il loro ruolo ed esserlo. Non a caso il gioco della moneta, del testa o croce, tra le prime sequenze che riprendono una rappresentazione teatrale, e non a caso esce testa, di continuo testa, testa, testa, anticipando le decisioni che bisognerà prendere, nel bene e nel male, e pure al di là, forse nel bosco. Il teatro del resto è più volte citato anche come contraltare di una realtà che si gioca fuori dal palcoscenico.

Dalla loro i protagonisti hanno l’accesso ad ogni infrastruttura, biblioteca compresa, e forse, chissà, grazie ai libri capiranno come tornare a casa. Si, proprio tornare a casa, quando in effetti sono già a casa, ma è una casa la loro assente di respiri adulti. Si evince che la casa è anche il passato e il mondo come lo avevano vissuto prima: gli affetti, i genitori, il futuro che gli si prospettava. Ed i parallelismi tra mondi sono sia diegeteci che extradiegetici.

   Si conclude così, aprendosi a molteplici universi e congetture, la prima stagione di questa sorprendente serie, trasmessa, ancora una volta, dal mondo parallelo di Netflix.

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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