Daniela Daisies: tra musica e colori

Courtesy Daniela Daisies

Daniela Olaru è una giovanissima artista che nasce in Moldavia nel 2000. Vive a Ferrara da 10 anni e considera la città come sua prima tappa creativa. Inizia a disegnare imitando i disegni che la madre le spediva attraverso delle lettere e diventa la sua massima forma di espressione fin da piccola. Giovedì 3 Ottobre inaugura la sua personale da Zazie in via San Romano e resterà in esposizione per alcuni mesi.

In attesa dell’inaugurazione abbiamo fatto quattro piacevoli chiacchiere con lei che ci permettono di conoscerla di più. Non mancate!

Nella tua arte c’è un artista/pittore/fotografo a cui ti ispiri o che influenza in qualche modo il tuo prodotto artistico?

Posso dire con certezza che la cosa che più influenza me ed il mio prodotto artistico sia la musica. C’è una connessione così naturale tra arte visiva e arte dei suoni che il solo fatto di doverle separare all’interno di un discorso stona. Più che una guida e una fonte di ispirazione trovo la musica un’ottima accompagnatrice. È un matrimonio di sensi, una sinestesia incompleta. Non disegno mai in risposta alle melodie e non ho mai attivamente provato a tradurre brani in disegni (nonostante le storie che racconti siano senz’altro, in maniera subliminale, influenzate dai suoni), ma di fatto non avrei mai prodotto molto se non avessi potuto ascoltare suoni e parole mentre creo. Per quanto riguarda invece l’arte visiva, spesso sono attratta ed influenzata da un artista se riesco ad identificarmi con lui o lei, se riesco quindi a ritrovare nelle loro opere qualcosa di famigliare (a volte bastano anche un colore o una forma). Da questo senso di identificazione momentanea nasce un grande desiderio di dedicare tutto il tempo che ho al disegno. Cito alcuni nomi, nei quali ho trovato molto conforto: Xi Pan, Paul Laurenzi, Max Klinger, Dominique Goblet, Pan Yuliang. 

Il format dei social o la loro presenza in generale influenza il tipo di arte e/o il formato dell’arte che produci? 

 Quando cominciai a mostrare i miei lavori sui social, nel 2015, ero molto condizionata dalla reazione delle persone che al tempo mi seguivano. Disegnavo una cosa invece di disegnarne un’altra perché sapevo che avrei poi condiviso il risultato sui social, e sapevo che disegnare la seconda opzione avrebbe banalmente portato a più feedback. Ma penso che sia una cosa lecita a 15 anni. Nel tempo tutto è sfumato nel nulla e sono arrivata ad avere un rapporto molto sano con le varie piattaforme digitali. Uso i social per condividere e per ammirare la creatività degli altri, ma oltre a quello me ne distacco completamente. Lo affermo in modo diretto e con un’intensa convinzione perché, dopo anni di attività sui social, sono ben consapevole di cosa funzioni e di cosa attiri le persone, ma trovo folle agire in base a quello e trovo assurdo lasciar modellare la propria arte ai mi piace. 

Il self portrait, nel senso più fotografico del termine, quindi mettere la propria faccia in un’immagine (alla ‘selfie’) per te è arte?

Il self portrait è un’immagine, una fotografia, un attimo, un ricordo di quotidianità, e si può a mio parere definire arte in una sfera strettamente intima e personale. Questo considerando anche che non ho ancora ben chiaro l’insieme dell’arte cosa sia e quali elementi contenga, e non ci tengo particolarmente a definirlo. Scatto foto a me stessa perché banalmente di tanto in tanto la luce gialla che entra nel salotto mi sta bene, altre volte lo faccio per ricordami come sono o perché mi servono riferimenti per i disegni. Scatto foto a olive, mani, capelli, amici e a volte in mezzo spunto pure io. E’ un egocentrismo naturale accompagnato da una voglia di ricordare. 


Perché scegliere di rappresentare in larga parte le donne? 

Ho finora sempre scelto di raffigurare donne e rendere la figura femminile il centro focale dei miei disegni per pura sincerità. Quello che intendo dire è che, avendo ora io 19 anni, sento di star ancora attraversando la prima vera e propria fase della mia crescita. E durante questo periodo l’attrazione, l’interesse, il dolore, la calma, l’amore sono sempre state emozioni che mi hanno regalato le donne che finora ho conosciuto e amato. Io stessa sto ancora esplorando e vivendo la mia femminilità, e ho sempre cercato di comprenderla ed abbracciarla. Tutto questo si riversa inevitabilmente nei miei lavori. Certo è che nel tempo l’interesse per quella che è la mia personale parte maschile si sta sempre più intensificando. Inoltre, più uomini conosco e più ho la conferma del fatto che le emozioni che ho citato prima le trovo in modo altrettanto sincero in quella che è la sfera maschile. Sembra una cosa tanto ovvia, ma la banalità dei concetti non li rende certo meno validi di quelli complessi. Al contrario, piccole accortezze come questa, se inserite attivamente nella propria quotidianità, possono diventare con il tempo i concetti più importanti. Per quanto riguarda i disegni non mi pongo nessun tipo di limite. Considerando infatti ciò che ho detto prima, la mia mano ultimamente mi sta guidando sempre più verso un’anatomia opposta a quella che disegno di solito, ma non per questo meno dolce.


Come ci si sente ad avere una personale? Qual è il processo dietro alla sua creazione? L’arte che produci è influenzata in qualche modo da una possibile mostra futura e quindi dalla presenza di un possibile target specifico?

Quando mi è stata proposta l’occasione di esporre i miei lavori da Zazie sono stata colpita inizialmente da un senso di inadeguatezza. Sono relativamente attiva sui social e lì condivido molti dei miei lavori, ma ho sempre e comunque considerato quello che faccio estremamente personale. Raramente spiego il significato dei miei lavori o do loro un titolo, spesso nemmeno li firmo, figuriamoci quindi se ho target specifici in mente per il futuro. Ma Zazie è un posto così accogliente e famigliare che tutto si incastra alla perfezione. Sono onorata di poter appendere i miei lavori sulla loro parete di mattoni e di decorare ulteriormente un posto tanto colorato.

Senza aggiungere altro alle parole di Daniela vogliamo solo rinnovare l’invito alla partecipazione, siamo sicuri non ve ne pentirete. Vi aspettiamo da Zazie, numerosi!

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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