Essere Evan Dando


I Lemonheads, all’inferno e ritorno

Bologna, 2019 –  Conoscete tutti i Lemonheads? Quelli di Mrs Robinson in versione power pop? Bene, conoscete la storia di Dr Jekyll e Mr Hyde? Benissimo, ora vi spiego cosa c’entrano gli uni con l’altra, abbiate pazienza.

Domenica il Locomotiv Club di Bologna è stato testimone del ritorno in Italia della band di Boston, con tanto di eccentrici episodi da segnalare.

Partiamo da un dato di fatto: Evan Dando (leader della band) e compagni sono in tour per presentare il nuovo album (Varshons 2), un disco interamente dedicato a cover. Non è affar mio discutere l’eterogeneità dei brani scelti, punterei piuttosto al motivo per il quale una persona dovrebbe alzarsi dal divano, comprare il biglietto e seguire una band che non mostra nulla di nuovo ormai da più di un decennio.

Elementare, cari amici! Avete presente i fans dei primi storici Star Wars? Beh, loro si promettono ad ogni nuova uscita di non tradire la trilogia originale e puntualmente li trovi all’anteprima della nuova pellicola, assetati come vampiri. Nulla di male, giusto? E allora andiamo a vederci questi Lemonheads e speriamo di smentire le voci sul loro ipotetico declino.

Ah, dimenticavo. Cosa c’entra il romanzo di Stevenson con tutto ciò? Semplicemente, il leader del gruppo, tal Evan Griffith Dando, è sempre stato famoso per le sue variazioni di umore durante i live, tanto da ricordare la scissione della personalità del sopra citato Dr Jekyll. Esagerato?

Dando non si smentisce, sale sul palco con estrema serenità, chitarra alla mano, e inizia il suo concerto. Dopo pochi brani si intuisce un cambiamento, spunta una bottiglia di presunto whisky che tracanna velocemente, non lascia pause tra una canzone e l’altra, enfatizza brutalmente le pennate della sua chitarra. La band lo segue fedelmente senza il minimo affanno, il pubblico lo acclama a gran voce seppur non ci sia il tempo di applaudirlo.

La voce è sbiadita dal tempo e dagli abusi, ma offre ancora spunti notevoli in ricordo dei bei tempi andati. Tanti vecchi brani (e nuove cover) vengono scaricati a ripetizione, senza fiato, solo il tempo per qualche sketch (più che altro rissose minacce al pubblico) e diverse bevutine.

Nel finale spazio al Dando solista, chitarra acustica e toni pacati, quasi volesse emulare il compianto coetaneo Kurt Cobain; e le atmosfere discostano di poco in fatto di struggenza, se non fosse che il bad boy di Boston conclude il siparietto sfasciando un microfono e la batteria (permettendosi poco prima qualche colpo da vero batterista grunge).

Non mancano i bis, energici e frenetici, quasi a chiedere scusa ai fans presenti, un solo di chitarra esuberante e totalmente fuori tonalità, e un’uscita di scena da teatro degli orrori lanciando tra il pubblico gli ultimi sorsi della sua ennesima consumazione e fuggendo, come una belva inferocita che si vergogna delle sue sembianze “selvagge”. D’altronde chi non ha preso le parti del signor Hyde leggendo il libro di Stevenson? Chi criticherebbe un tale show dopo aver canticchiato insieme ai propri idoli? Il dubbio va sfumando, l’attaccamento a questa band resta.


Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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