FEMMINE CONTRO MASCHI

Differenze sostanziali

“Qualità o condizione per cui una o più cose o persone si trovano in rapporto di totale o parziale diversità.”

La frase sopracitata è il significato della parola differenza.  È incredibile come una frase di venti parole possa rendere bene un concetto. Differenza appunto. Fin dal principio dell’esistenza umana esistono differenze di ogni tipo, in ogni epoca, arrivando ai giorni nostri. Nel calcio, come nello sport in generale, le differenze ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. Fin dagli ultimi anni del diciannovesimo secolo, lo sport, che secondo Pierre De Coubertin avrebbe dovuto essere strumento di unione e partecipazione, ha subito diviso gli uomini dalle donne. 

Facendo una breve parentesi extra calcistica si nota come la storia delle olimpiadi moderne, la cui prima edizione si svolse nel 1896, sia stata esclusa di fatto alle donne. Parlando di calcio in particolare, segnalo questo fatto: nel 1900 si svolge il primo torneo maschile di calcio alle olimpiadi. E quello femminile? Si dovrà aspettare l’edizione di Atlanta, ossia il 1996. Aspettate che ripeto: novantasei. Quasi un secolo dopo i colleghi uomini, le donne giocano il loro primo torneo olimpico. 

Per le competizioni prettamente calcistiche non va molto meglio: se la prima competizione dei mondiali di calcio maschili si gioca nel 1930, per quella femminile, riconosciuta ufficialmente dalla FIFA, si dovrà aspettare il 1991. Siamo a 61 anni.  Per i campionati europei invece siamo a “soli” 24 anni di differenza. Infatti, se nel 1960 l’Unione sovietica alza la prima coppa europea per nazioni, solo nel 1984 la Svezia solleva la prima coppa europea per nazioni di calcio femminile.

Ora che ho fatto il fenomeno mostrandovi tutte le mie abilità nello sfogliare le pagine web, posso tornare sulla terra, cemento o erba sintetica dei campetti di provincia, dove anche qui le differenze non mancano. 

La prima cosa che si nota è che la maggior parte degli allenatori sono uomini. Aspetta. Qualcuno direbbe che questa è una cosa irrilevante, e avrebbe ragione. Il fatto che ci siano degli uomini che allenano squadre femminili è dato per scontato. Anzi, se non ci fossero stati uomini che si fossero interessati al calcio femminile, soprattutto a livello amatoriale, il movimento femminile non esisterebbe.

Tornando però alle differenze (si lo so, sono pesante) vorrei porre un quesito: come mai ci sono pochissime donne che allenano squadre di donne? Perché è scontato che un uomo alleni una squadra femminile e invece una donna che allena una squadra maschile è così rara da trovare?  Prendiamo per esempio la Nazionale femminile. Fin dalla sua nascita nel 1968 è stata allenata da uomini fino al 2000 quando Carolina Morace, dopo aver militato quasi vent’anni da giocatrice in Nazionale, ne diventa selezionatrice, rimanendoci fino al 2005. Nel 2017 Milena Bertolini prende il posto di Antonio Cabrini alla guida della selezione, diventandone la seconda allenatrice donna della storia. Negli ultimi quarant’anni circa, su 9 guide tecniche della Nazionale femminile, solo due sono state donne.  Diamo uno sguardo invece alla selezione maschile. Anzi, meglio di no. Il concetto mi sembra già abbastanza chiaro. Solo negli ultimi anni Patrizia Panico, ex calciatrice anche della nazionale, è diventata vice allenatrice della selezione Under 16 della Nazionale italiana maschile. Per non parlare a livello dirigenziale: la presenza di figure femminili è molto bassa, se non addirittura inesistente. 

Non è una lamentela o un puntare il dito verso qualcuno, anzi, anche il loro lavoro di questi uomini è prezioso e fondamentale.  Ma secondo voi non sarebbe meglio, per il movimento stesso del calcio femminile, se anche nelle federazioni ci fossero più figure femminili?  Sono pronto a scommettere che, se ci sono così tante ragazze che vogliono giocare, ci saranno tante donne che vogliono partecipare alla crescita del movimento femminile, soprattutto a partire dai piccoli campionati. Potrebbe sembrare una provocazione, della serie “I maschi ai maschi, le femmine alle femmine”, ma non è così. Tutto ciò mi porta all’ultima differenza.

È più bello il calcio maschile o femminile? Vi diranno: ”mavuoimettere?” oppure “ènoiosoevannopiano” e così via. Di solito chi dà queste risposte ha la testa piena di stereotipi su uno sport che è sempre stato “dominato” dagli uomini. Non è colpa loro. Spesso per combattere un luogo comune o uno stereotipo basta sensibilizzare un argomento e diffonderlo. Basta vedere il successo in termini di ascolti (e non solo) che hanno avuto le ragazze della Nazionale femminile agli ultimi mondiali del 2019. Ora tutto il movimento è in crescita. E voi che aspettate ad andare a vedere una partita?

Tre decadi più uno compiute da poco e distribuite, più o meno tutte, sul territorio ferrarese. Millenial o, se preferite, facente parte della Generazione Y, coltivo da sempre la passione dello sport ma soprattutto della musica, che tengo accesa andando a qualsiasi concerto passi nelle vicinanze della città estense. Leggo spesso, per combattere l’ignorante che è in me, libri, fumetti, saggi riguardanti storia e, per l’appunto, musica e sport. Devoto alla religione di Spotify, non disdegno le serate compagnia a base di birra e, ovviamente, di musica.

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