Florence and the Machine fanno cantare Bologna

credits Mattia Bragadini

Ebbene si, io ci sono andato. Ho visto i Florence and the Machine. Ero a Bologna il 17 marzo all’Unipol Arena, a vedere un concerto che mi ricorderò per un bel po’ di tempo. Inutile dire che bramavo questo evento da quando ho preso i biglietti diversi mesi fa ed è altrettanto inutile dire che è stato decisamente (per usare un eufemismo) all’altezza delle aspettative.

Florence Welch e compagni esordiscono in Italia con l’High as Hope Tour, che li vedeva già in giro per l’Europa e li vedrà impegnati fino alla fine dell’estate in tutto il mondo. La prima data italiana è un successo su tutti i fronti.

È Florence però ad essere la protagonista indiscussa del concerto. Il pezzo d’apertura è June, primo pezzo dell’album che da il nome al Tour. Da qui in avanti Florence familiarizza con il pubblico, e Bologna risponde presente. La timidezza mostrata dalla cantante viene meno dopo ogni pezzo, si apre ai fan come quando pian piano conosci qualcuno e alla fine riesci a dare più confidenza, più fiducia, e più amore. Tutto questo arriva al pubblico attraverso una voce che non ha aggettivi per essere descritta. La cantante inglese si prende anche la libertà di mandare un messaggio a chi la sta ascoltando, dicendo di essere nata in Inghilterra ma di sentirsi comunque europea. Il riferimento a quello che sta succedendo in Inghilterra in questo momento è chiaro e deciso.

A metà arrivano i pezzi da 90: Dog days are over, Ship to wreck, Sky Full of song irrompono in successione, facendo saltare, ballare e commuovere l’intera Unipol Arena e, lei stessa, salta, balla e corre su e giù dal palco. Una donna sola al comando. Attraverso le sue canzoni si regala alla gente, raccontando di sé, di come in passato abbia avuto problemi che l’hanno spinta a cantare e scrivere canzoni. Di come ora quei problemi facciano parte del passato e lei risponde ballandoci su con una naturalezza invidiabile. Invita all’unione, ad abbracciare le persone a cui si vuole bene; lei stessa abbraccia letteralmente il suo pubblico scendendo dal palco e unendosi a chi ha seguito il suo spettacolo. Il messaggio è chiaro anche qui.

L’ultima canzone è Shake it out e Florence chiede di cantarla assieme a lei. Ormai è tutt’uno con la gente. Non c’è bisogno che dica come abbia risposto Bologna.

Finisce così. Un concerto pieno di emozioni che, come ho già scritto all’inizio, mi porterò dietro per un bel po’ di tempo. Da ormai dieci anni i Florence and the Machine calcano i palchi del mondo con la loro musica. A Bologna è stato uno spettacolo incredibile, un San Patrizio alternativo, che mi ha lasciato un effetto sbornia che spero di non smaltire mai.

P.S. Un grazie speciale va a Giulia, Jessica e Caterina che mi hanno accompagnato a questo concerto, dimostrando che la musica dal vivo è ancora più bella quando è condivisa con qualcuno a cui si vuole bene.

Tre decadi più uno compiute da poco e distribuite, più o meno tutte, sul territorio ferrarese. Millenial o, se preferite, facente parte della Generazione Y, coltivo da sempre la passione dello sport ma soprattutto della musica, che tengo accesa andando a qualsiasi concerto passi nelle vicinanze della città estense. Leggo spesso, per combattere l’ignorante che è in me, libri, fumetti, saggi riguardanti storia e, per l’appunto, musica e sport. Devoto alla religione di Spotify, non disdegno le serate compagnia a base di birra e, ovviamente, di musica.

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