FORMA MENTIS- Umberto Maria Giardini

È uscito, il 22 Febbraio 2019, Forma Mentis di Umberto Maria Giardini a vent’anni dal suo album di esordio. All’epoca, tuttavia, si faceva chiamare Moltheni e userà questo pseudonimo fino al 2009, anno in cui pubblica l’eccezionale raccolta Ingrediente Novus. Sarà l’ultimo album come Moltheni. Dopo una breve parentesi coi Pineda, inizia a incidere sotto il suo nome anagrafico.

Terminata l’introduzione biografica, parliamo dell’album. Innanzitutto la copertina, che è molto semplice e senza troppi fronzoli: sfondo nero, titolo e autore in scala di grigi e un sole nell’angolo in alto a sinistra. Ma ciò che salta subito all’occhio è proprio il colore di sfondo. Nero. Infatti il nero è il colore preponderante in quasi tutto l’album.

Il primo pezzo del disco è La tua conchiglia, simbolo sia erotico che di protezione dal mondo esterno. Nel pezzo, per i primi 3 minuti il ritmo è lento e la voce è quasi un sussurro, fino a giungere al verso “Vita mia, vita tua, vite che si intrecciano al ramo del tempo come l’edera, difendono i confini amatoriali ballando in cerchio il tip tap, lottando in apnea in fondo al mare blu dell’Elba”, qui, con uno scarto, parte una scarica di batteria e riff accattivanti. Il sussurro diventa un urlo, quasi a voler scaricare le proprie frustrazioni e desideri. Da ciò si comprende il carattere dell’album, dai suoni molto più rock, che vuole distinguersi rispetto ai precedenti.

Il disco prosegue con un inno liberatorio: Luce, dalle sonorità che ricordano vagamente i Radiohead; ma questo desiderio di luce e liberazione probabilmente non basta, i colori scuri si insinuano e arriva la notte illuminata da Pleiadi in un cielo perfetto. Il nero prorompe e diventa quasi una costante (Materia nera e Tenebra), intervallato dalla ballata Le colpe dell’adolescenza dal sapore malinconico,  fino a giungere al turbinio psichedelico di Vortice Cremisi, a simboleggiare, forse, una nuova alba?

L’album termina in bellezza con la canzone che dà il titolo all’album: Forma Mentis, in cui Umberto Maria Giardini dà un’ottima prova vocale. Un disco, quindi, da ascoltare fino in fondo.

I testi sono visionari, intrisi da una cura, probabilmente maniacale, nella scelta delle parole,  con una poetica che ben si sposa con le sonorità rock.

Come già accennato, Umberto Maria Giardini ci offre un disco con sonorità più dure rispetto ai precedenti. Tuttavia, le linee musicali sono abbastanza orecchiabili e facilmente digeribili, non contengono particolari virtuosismi che richiedono un ascolto attento.

È un album che contiene chitarre con distorsioni, effetti e assoli! Ovviamente di dischi del genere ne è piena la Storia, ma non la storia musicale italiana degli ultimi anni. Forma mentis è un album in controtendenza alle mode attuali. Pervaso da una sottile grinta psichedelica, tenta di riproporre il genere rock, un genere che, purtroppo, viene sempre più trascurato dal nostro mercato discografico.   

In conclusione, si potrà disquisire o meno se quest’album sia all’altezza dei precedenti. Ma posso assicurarvi di questo: Forma mentis è una ventata d’aria fresca di cui se ne sentiva veramente il bisogno.

Nasce malvolentieri e contro il suo parere; per vendicarsi, durante l’adolescenza costringe i suoi amici ad interminabili partite a Risiko. Attualmente è un ricercatore postdoc nel settore dell’Intelligenza Artificiale presso l’Università di Ferrara. Attore dilettante meno agile di uno spaventapasseri, prende in giro se stesso e gli altri facendo finta di capire qualcosa di libri, film e musica che comunque ama. Il suo cellulare ha dieci sveglie impostate tra le 7.00 e le 8.15 spesso bellamente ignorate.

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