GADJO DILO

(…) Sul volto della cisterna
si cullava la gitana.
Verde carne, chioma verde,
con occhi di freddo argento.
Un ghiacciolo della luna
la sorregge sopra l’acqua.
La notte divenne intima
come una piccola piazza.
Guardie civili ubriache
picchiavano alla porta.
Verde che ti voglio verde.
Verde vento. Verdi rami.
La nave al largo del mare.
E il cavallo sopra i monti.

Federico García Lorca, El romancero gitano, 1928

GADJO DILO significa letteralmente nella lingua romanì “gadjo pazzo” (gadjo sta ad indicare tutte le persone non-romanì, per loro stranieri quindi). Nel 1997 viene proiettata l’omonima pellicola diretta da Tony Gatlif che racconta la storia di Stéphane, giovane parigio recatosi in Romania alla ricerca di una cantante Rom. L’unico indizio per trovare la cantante è una registrazione su cassetta che suo padre ascoltava continuamente prima di morire.

Noi, come Stéphane, ci siamo addentrati nella loro cultura scoprendo le canzoni più autentiche fino a individuarne le influenze nella musica di oggi.

 Prima però abbiamo avuto bisogno di un’infarinatura storica.

Il mistero accompagna la popolazione degli Zingari dall’ origine: fiumi di pagine sono state scritte sul conto degli Zingari senza che si potesse giungere ad una loro precisa collocazione etno- geografica. Solo successivamente si è scoperto che, in base agli studi sul lessico più evidenti, gli Zingari dovrebbero provenire dalle regioni del nord-ovest dell’India. Rimane tuttavia impossibile stabilire da quale o da quali di queste regioni essi si mossero e in quale arco di tempo.

Quindi i Rom non vengono dalla Romania?

Esatto. Esistono in Europa tre gruppi fondamentali, i Rom, i Sinti e i Gitani, diversi tra loro per il patrimonio storico e culturale, nonostante la comunanza delle origini. Quando però parliamo dei Gitani parliamo di un gruppo a parte perché ormai si solo sedentarizzati e il loro dialetto, il calò, rappresenta una sintesi tra la struttura grammaticale della lingua spagnola e il substrato lessicale della lingua zingara, il romanès. I due rimanenti gruppi, Rom e Sinti, si differenziano tra di loro principalmente per la diversità morfologica, lessicale e sintattica dei dialetti usati e ognuno di essi si suddivide a sua volta in numerosi sottogruppi. *

Django Reinardt è il massimo esempio della fusione tra la musica “zingara” e quella occidentale. Nasce nel 1910 su un carrozzone di una famiglia Sinti. Inizia a suonare il banjo e la sua carovana si sposta continuamente finché non arriva a Parigi. Non è mai stato famoso per aver avuto una vita facile ma la sua più grande sfortuna si è verificata quando la sua roulotte è stata incendiata atrofizzandogli così la gamba destra e parte della mano sinistra.

Grande sfortuna per l’artista, grande fortuna per il mondo del jazz: Django inizia a suonare la chitarra perchè meno pesante e meno ruvida. Nonostante le dita atrofizzate (o addirittura grazie a queste) sviluppa una tecnica rivoluzionaria e porta nel mondo del jazz tantissimi elementi della sua cultura. Nascerà poi una vera e propria scuola di gypsy jazz e influenzerà artisti dal calibro di Wes Mongomery e John Scotfield.

Di Django ce n’è uno solo ma in questa playlist abbiamo riportato tanti altri brani che vi faranno venire voglia di bere e ballare tantissimo.

*la mappa mostra anche i sottogruppi  dei Sinti (come Manush) e dei gitani (come Iberian Kale), ecc ecc.

Impegnato divulgatore di alternative.

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