Go with the flow

Pensavo di affrontare un argomento così, diciamo passepartout. Mi è venuta voglia di parlare di mestruazioni.

Già dal nome si parte malino, vero?

Sarà quel dittongo, ua? O quella tripletta di consonanti s-t-r? O quel meh iniziale magari. Scommetto che nessuno la inserirebbe nella propria lista di parole preferite.

Ma quali parole preferite, qui abbiamo una non-parola. Un tu-sai-cosa.

Esiste qualcos’altro che abbia lo stesso numero di giri di parole per definirla? Ricordo una signora che provò a spiegarmi per cinque minuti buoni il suo problema senza che io riuscissi minimamente ad intendere di cosa lei stesse parlando. Faceva lo slalom nel vocabolario, sollevava le sopracciglia a sottolineare gli indizi che pronunciava: “natura”, “obbligo”, “mensilità”. Alla parola mensilità smisi di guardarla come se stessi facendo a mente delle divisioni a tre cifre e iniziai a guardarla con lo sguardo di chi non ci poteva credere.
Quale altro tabù ha la stessa forza? Eravamo due donne in età fertile, lei da molti più cicli di me, eravamo sole, e lei era spinta a parlarmene per necessità legate alla sua salute, ma niente, non riusciva ugualmente a pronunciare quella parola.

Ho ascoltato per contro discorsi entusiastici su produzioni fecali, dei veri e propri elogi dell’alvo, resoconti dettagliati di minzioni, descrizioni impressioniste di vomiti.

Ma è un fatto: le donne provano vergogna nel pronunciare il nome di una cosa che avviene ogni mese. E avviene al loro corpo. Una cosa talmente prevedibile che le più organizzate e regolari possono segnare nell’agenda per tutto l’anno a venire. Una cosa talmente importante da essere necessaria alla creazione della vita stessa.

Perchè le donne si sentono in dovere di dialogare tra loro con frasi da carbonare, passarsi furtive pacchettini lilla di mano in mano che neanche in via Cassoli?

Capita di aspettarle con più trepidazione del migliore amico in ritorno dall’erasmus agli arrivi dell’aeroporto, eppure bisogna fingere che non esistano.

Un rapido excursus sul linguaggio in codice usato dalle donne italiane: il marchese, le giubbe rosse, il barone rosso, le mie cose, essere indisposte, le regole.

Ma non siamo noi italiane le uniche deficienti a sottostare a questo gioco del silenzio, sia chiaro. In Australia dicono di avere “gli imbianchini in casa”, le inglesi aspettano la “Zia Rosie”, le cinesi hanno “l’acqua della luna” e le portoricane dicono che “ha cantato il gallo”. Folkloristico, per carità.

Oggi, a trentatré anni suonati, per la prima volta mi sono macchiata i pantaloni di sangue.

Sono smontata dalla bicicletta e mi sono accorta che era successo l’irreparabile.

Nonostante mi consideri una persona emancipata, fiera del mio utero malmostoso, che non avrebbe problemi a pubblicare una storia su Instagram HI GUYS LOOK AT MY COPPETTA MESTRUALE, mi sono sentita tremendamente in imbarazzo.

Ma le mestruazioni non rispondono al controllo volontario. Non possiamo trattenerle come la pipì. Non decidiamo noi la velocità di flusso come per la spina delle birre. Loro vanno. Tu non puoi far altro che provare a prevederle.

Nessuno si aspettava l’inquisizione spagnola, e io non mi aspettavo le mestruazioni oggi.

Non mi sono pisciata sotto. Non mi sono cacata nelle mutande.

Che differenza c’è con un fiotto di sangue che improvvisamente si affaccia ad una narice?

Già. What happen in lady toilet, stay in lady toilet.

Qualcuno si era pure battuto in parlamento per quella follia dell’IVA al 22% sugli assorbenti che li piazza dritti dritti tra i beni non primari (ricordiamo invece tra i beni primari rasoi, basilico, giornali, occhiali e la sbalorditiva new entry: il tartufo), ma è stato ridotto a zimbello.

Diamo un’occhiata all’IVA sugli assorbenti negli altri stati? Belgio e Olanda 6%; Inghilterra e Francia 5,5%; Irlanda 0%.

Partiamo dall’italiano, allora. Partiamo dal loro nome. Pronunciamolo.

Dispieghiamo alte nel cielo le ali dei nostri assorbenti. Mettiamo cartuccere di tampax negli uffici, vicino ai pacchetti di fazzoletti.

Che se ne accorgano anche gli uomini. Che diventi anche per loro normale.

Un naso raffreddato ha bisogno di un kleenex, una vagina mestruata ha bisogno di tamponi, assorbenti, coppette. Fatevene una ragione.

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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