Un giochino che Zac! Puf! Muh!

Un giochino che Zac! Puf! Muh!

Hidden Folks (****½)

La nascita simultanea di una stessa idea in persone diverse, anche distanti, é fenomeno non così raro e probabilmente merito del cosiddetto Spirito del Tempo. Meno spesso si assiste al compimento di una di quelle idee poiché, più che la pressione ambientale sui singoli ignari, occorre qualcuno dotato di certo intuito. Qualcuno che, invece di rivendicare la paternità della sua idea o portarla avanti per proprio conto, la sappia ritrovare in un altro svestendola della diversità apparente. Com’è capitato al francese Sylvain Georget (in arte S. Tegroeg, illustratore) in seguito all’esposizione di laurea presso la Gervit Rietveld Academie di Amsterdam. Correva l’anno 2014 e Tegroeg presentava IDEA GLOBES, una rassegna di tavole illustrate sul genere del Wimmelbuch, ciascuna associata ad una scultura che richiamava lo stesso paesaggio fisico rappresentato su carta, ma variato alla scala di piccolo oggetto di design sotto campana di vetro.

Nobili epigoni

I Wimmelbuch sono libri di grande formato consistenti in una serie di tavole di paesaggio letteralmente brulicanti di figure affaccendate e oggetti minuti. Un genere aperto dal celebre pittore brabantino Hyeronimus Bosch e famoso oggi (be’, fino a qualche anno fa) grazie al celebre omino dal maglioncino bianco-rosso conosciuto in Europa come Wally e negli States come Waldo, dell’artista Martin Handford (Where’s Wally?). Il genere é molto quotato in ambito educativo d’infanzia perché ha la capacità di stimolare nel moccioso (si spera vaccinato!) un assaggio di quel caos sopraffacente che é l’universo, di fronte al quale, per la nostra stabilità psicologica, ci sforziamo di trovare un senso narrativo.

Comunione d’intenti

Il game designer Adriaan de Jongh, che da anni si trovava alla ricerca di una ricetta per il coinvolgimento dei videogiocatori, s‘imbatte nell’esposizione del giovane francese riconoscendovi i giusti e agognati ingredienti. I due si capiscono al volo e nasce così (2016-2017) una stretta collaborazione che darà alla luce Hidden Folks: oltre venticinque paesaggetti disegnati a mano in bianco e nero, brulicanti di minute e simpatiche animazioni, un intrico in cui perdersi con curiosità un po’ come quando da bambini osservavamo fra i fili d’erba il febbrile viavai di una carovana di formiche. Il gioco consiste nel trovare, avvalendosi di oltre quattrocento interazioni touch, alcuni specifici obiettivi (oltre duecentocinquanta personaggi e oggetti) spersi nella moltitudine.

Un palmarès di prim’ordine

La ricerca è appassionante, gli ambienti illustrati sono ottimamente caratterizzati e va menzionato un notevole lavoro sia quantitativo (milleseicento registrazioni) sia qualitativo da parte di Martin Kvale che ha pensato ad un mondo di suoni onomatopeici tanto originali quanto azzeccati perchè appartenenti alla lingua comune di quei liberi associatori che siamo stati tutti, una volta, in giovane età. Così, fra un Zac! Puf! Muh!, mi sono ritrovato a far parte delle migliaia di giocatori il cui gaudio può essere tradotto da premi quali BIG Indie Pitch San Francisco: Best Game 2016,  App Store: iPad Game Of the Year, IMGA: Jury’s Honorable Mention, unitamente ad una cascata di altre nomine. Un capolavoro per grandi e piccini. Un capolavoro a pagamento (ehi, perchè quella faccia? Si sa che i vizi si pagano!).

Qui di seguito i link per scaricarlo:

Android – Google Play: https://play.google.com/store/apps/details?id=com.adriaandejongh.hiddenfolks&hl=it

iOS – Apple Store: https://apps.apple.com/us/app/hidden-folks/id1133544923?ls=1

F.A.R. Fuori corso Annoiato Radicale. Tre iniziali dietro alle quali nascondo malamente una profonda passione per i libri, i gatti e le rime. Sogno di avere un giorno un biglietto da visita così intenso da conquistarci le donne. Unico difetto: non riconosco la separazione dei saperi. Segni particolari: mi piacciono tutti ma preferisco i pesci.

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