IMPRESSIONI DI REVERB

Ignoravo completamente la cultura del Pico, il sound system che con il suo dj anima le serate di festa rionale di Barranquilla, Colombia. Il documentario “Pico: un parlante de Africa en America”,di Invernomuto & Jim C.Nedd, coinvolge immediatamente lo spettatore nell’atmosfera resa dalla semplice combo di telecamera e microfono, che abbinati ad una storia di grande fascino hanno trasformato la grande curiosità iniziale in autentica emozione.
La narrazione è tessuta dalle interviste ad alcuni protagonisti di questa cultura, che eleva l’impianto di diffusione di musica tramite una o più casse a vero e proprio simbolo di una collettività, sfruttandone la possibilità di decorazione consentita da una struttura di legno protettiva e la griglia a maglie strette a rivestimento, che diventano la base ideale per sfogare aerografo e pennello, prediligendo simboli popolari di forza, come personaggi storici piuttosto che cinematografici, o ispirandosi a scene bellicose. Il tutto con colori potenti, intensi e brillanti, l’ensemle visivo si rifà allo stile artistico Kitsch e ambisce al risultato cromatico più ricco possibile.

proiezione del documentario “Pico: un parlante de Africa en America”
credits fotografie: Andrea Grillo

Gli artisti che decorano, i falegnami che assemblano i dj che mettono la musica spinta dal Pico, e quelli che trasmettono le dirette dai locali o dalle vie in festa, e promuovono tutta la musica local durante le trasmissioni. Il ritmo africano è sempre ricercato,proposto mixato con melodie caraibiche e sudamericane o proposto nella sua essenza di percussioni nell’ alternanza dei dischi.Il Pico attraverso la musica che con la sua simpatica e festosa prepotenza obbliga ad ascoltare per l’ altissimo volume, ha consentito di mantenere sempre vivo nel tempo il profondo rispetto per le origini, sia quelle prima che dopo il “Mestizaje”, onorando ritmi salseri, caraibici e costeni tanto quanto i ritmi tribali africani, in ricordo del periodo di schiavitù che deportò in quelle zone della Colombia con l’inganno migliaia di persone dalla Guinea, per sfruttarle nei lavori di fatica, e della nuova popolazione poi nata dall’ unione delle diverse etnie, in un “Mestizaje” che ha consentito quella prosperità culturale di cui ancora si può godere. Il tamburo convertito in battito di una cassa, il legame con gli schiavi che fondarono nelle zone limitrofe  a Cartagena una comunità nata a seguito di una fuga di alcuni schiavi sotto la guida di Benko, che infuse il coraggio necessario per l’azione sovversiva . Chi vive quelle terre ha scelto di tenere tutto stretto stretto, saldando gli anelli della catena che lega alle origini miste grazie alla musica.I bassi potenti esaltati dalle casse confermano il ritmo tribale  nel tempo e consentono la sua capillare diffusione sulla costa nord colombiana, che fiera di avere antenati provenienti dall’Antico Continente, mantiene viva anche attraverso i momenti di festa la celebrazione del coinvolgimento africano dato dall’unione tra le persone poi liberate dalla schiavitù e i locali, l’origine africana è motivo di vanto da queste parti .Una cassa può davvero rappresentare un totem attorno al quale riunire i momenti di sollievo da un esistenza umile e severa. Il Pico diventa simbolo di un rione, status symbol dei privati ( per grandezza e qualità del legno impiegate) e gli viene assegnato un nome, con cui sarà ricordato per feste e feste successive. È l’ambasciatore delle persone che lo seguono in un corteo danzante .
Nel parcheggio coperto multipiano dopo la proiezione del documentario,  lo stesso regista dopo aver risposto a qualche domanda sull’opera presentata, si mette in consolle per rievocare le atmosfere danzereccie legate ai ritmi colombiani e le sue influenze.  Ho apprezzato come la festa con djs di musica elettronica organizzata dai neo fusi Reverb e ilturco abbia proposto un documentario sull’ amore che può ruotare attorno a un sound system, un bel ponte per la seconda parte della serata, che in una scenografia pazzesca dove luci verdi e viola illuminavano il cemento grigio, si era condotti in una spirale affacciata su piani con luci laser e musica differenti, fino alla terrazza, affacciata sotto le stelle su un Castello mai così imponente e ammirato come da quella nuova prospettiva, o la torre del campanile del Duomo, candida e luminosa nell’ alternanza dei marmi chiari e rosa. 

Amanti o meno della musica proposta in serata o dell’ intero genere musicale, un teatro così originale per la città ha davvero unito curiosità trasversali, da chi con spirito da vero umarell faceva foto al cantiere  e alla neo struttura, a chi amava stare sotto al palco conoscendo il dj o semplicemente facendo il countdown per l’ apertura dei locali riviereschi, a chi voleva esserci perché non se ne perde una e chi è capitato li per caso. L’esclusività non ha allontanato, ma avvicinato. Ed è stata una sensazione bellissima. Erano tutti oltre ogni appartenenza a gusti e passioni che nelle realtà provinciali facilitano talvolta la chiusura per giri di frequentazione, per una sera si era solo della stessa città su cui ci si affacciava scoprendo angoli inediti tra i tetti e i balconcini. Le attrezzature di pagamento per il parcheggio, gli schermi su cui scorreva il documentario, automobili degli sponsor esposte a scopo pubblicitario, nessuno ha temuto per questi oggetti impostando protezioni durante  lo svolgimento della serata, e credo che sia rivelatorio dell’ atmosfera che si percepiva.


" Venditrice di vestiti colorati, deve sempre stare attenta al tono di voce tropo alto e alla naturale propensione alla gaffe tragicomica. Curiosissima e logorroica, ama profondamente il mare e le si velano regolarmente gli occhi di commozione ogni volta che assiste al blocco del traffico per creare il corridoio di passaggio all'ambulanza."

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