Istruzioni per leggere David Means

Racconti che rispecchiano realtà

“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori,
finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto
e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio.
Idealmente, ci metteremo a riflettere
su quello che abbiamo appena scritto o letto;
magari il nostro cuore e la nostra mente
avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima.
La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado.
Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente,
ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori,
ci alzeremo e passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita.
Sempre la vita.“

– Raymond Carver –


Esistono diversi modi per leggere un libro. Pensate alla superficialità con cui a volte si sfoglia un romanzo, assorti da pensieri per lavoro, università o altro ancora, che ci impediscono di rimanere pienamente assorti nella lettura. Oppure la fretta (cattivissima consigliera) che rende impossibile un’adeguata riflessione sul testo: leggiamo a ruota libera senza gustarci l’essenza della lettura. O ancora l’approccio ai fini di studio, soffermandosi sui dettagli ritenuti importanti e tralasciando molto spesso interessanti sfaccettature. Infine, il metodo più romantico, quello attraverso il quale ci lasciamo completamente travolgere dalle parole e dimentichiamo, provvisoriamente, quello che avviene attorno a
noi.

“Istruzioni per un funerale” (Minimum Fax, 2019) possiede questo potere e il suo autore, David Means, padroneggia perfettamente quel tocco narrativo che, magicamente, ci ipnotizza dal primo istante. Il libro raccoglie una serie di racconti (per l’esattezza 14) indipendenti tra loro che ci mostrano un profilo spietato, patetico ma straordinariamente realistico degli Stati Uniti suburbani.
Designato a filo conduttore del libro, è proprio questo realismo che accomuna i racconti, quasi fossero tasselli di un puzzle che, una volta ricomposto, ci mostrerà un mondo tangibile, quello in cui viviamo ogni giorno.
Means racconta le sue vicende rimanendone scrupolosamente distaccato, le rende credibili descrivendo con accuratezza la scena che ospita i protagonisti. Ci dona una vera e propria istantanea attorno alla quale
affiorano i ricordi, quel passato che ha accompagnato fin lì gli interpreti della storia.
Il mondo descritto da Means non lascia spazio alla speranza, se cercate il divertimento avete sbagliato autore. L’imprevedibilità che spesso si manifesta nei racconti è sinonimo di autenticità: quello che capita
ai personaggi può capitare a chiunque.
Entrare in un racconto di Means significa lasciarsi trasportare da un flusso impetuoso, guardare il fatto in modo ossessivo per trovarne l’essenza, spogliandoci della possibilità di intervenire.
Non c’è spazio per la speranza, solo per la verità. Tratteggiato come “cantore degli oppressi”, Means viene spesso paragonato a Raymond Carver (assoluto maestro della narrativa breve), al quale dedica anche uno degli ultimi racconti del libro. Come il suo grande maestro, si immedesima nelle scene quasi ne fosse protagonista o perlomeno testimone, non ci offre giudizi, solo tanta amarezza.

Chi pensa di trovare le solite “storielle” si sbaglia di grosso. Nonostante non sia un pioniere di questo genere letterario, David Means è e vuole dimostrarsi un perfetto ritrattista dell’America post-industriale,
vuole distinguersi con il suo fine tocco artistico lasciando inalterata la realtà.

Esistono diversi modi per leggere un libro, ma per questo libro esiste una sola possibilità: viverlo e comprenderlo.

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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