La digitalizzazione salva anche il mercato dell’arte

il nuovo format lanciato dalla casa d’asta inglese Sotheby’s è paracadute nell’era del distanziamento sociale.

La digitalizzazione salva anche il mercato dell’arte.
Non è il primo tentativo da parte della casa d’asta londinese di abbracciare il mondo dell’hi-tech: già nel 1999 Sotheby’s organizzò una partnership con Amazon, inaugurando un sito di vendite di opere d’arte all’asta. L’iniziativa ebbe vita breve; dopo un solo anno andò a monte.

Nessun rimpianto, tanto che quattro anni dopo nacque una collaborazione con eBay. Medesima sorte.
Gli insuccessi determinati da partnership non andate in porto hanno scoraggiato ulteriori tentativi di approccio al pubblico tramite l’online, traducendo la sconfitta nel pensiero che la rete digitale non fosse canale di vendita adatto al mercato dell’arte.

Con il passare degli anni la supposizione andò a scemare, considerata la spinta sempre più concreta verso l’hi-tech di qualsivoglia canale economico.
Nel 2013 fu lanciata Artnet.com, piattaforma dedicata alle aste d’arte solo online; da allora la rete è sovraffollata da simili come Artfinder, Artspace, Artside, ArtStack, ArtSTar, Artstation, VipArtFair.

Naturalmente lo tsunami antisociale causato dalla pandemia da Covid-19 ha imposto la normalità nell’uso di piattaforme digitali. Conseguentemente, anche il mercato dell’arte ha dovuto adeguarsi alle circostanze, costringendo musei, gallerie, case d’asta e fondazioni ad investire sulle nuove tecnologie per convertire comunicazione e fruizione in digitale.

Si contano circa 270 anni da quando una causa di forza maggiore non ha permesso lo svolgersi delle attività delle case d’asta: per merito dell’innovazione virtuale, necessaria a seguito della crisi Covid-19, le principali aste di Sotheby’s e Christie’s sono state rese fruibili online.

Prima tra queste Sotheby’s, che ha permesso di salvare il mercato dell’arte utilizzando per la prima volta, il 29 giugno 2020, il format Live Stream Sale. Il battitore dell’asta,Oliver Barker, presenziava in una sala di controllo hi-tech a Londra, accompagnato da tre grandi schermi – localizzati a New York, Londra e Hong Kong – e 22 telecamere atte al monitorin3g; in contemporanea era collegato ai banchi dove gli specialisti erano al telefono con i collezionisti.

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Fonte: Art Auction or Game Show? Sotheby’s Tries Something New – The New York Times (nytimes.com)


L’asta era suddivisa in 18 lotti provenienti dalla collezione di Ginny Williams, 30 selezioni del dopoguerra e contemporanee e 28 di arte impressionista e moderna.
L’asta ha contato un pubblico online di 150.000 persone, per un totale di vendite di $363.2 milioni.

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Fonte: Art Auction or Game Show? Sotheby’s Tries Something New – The New York Times (nytimes.com)

Nella sessione d’arte contemporanea, curioso è stato il caso del lotto 105, il trittico di Francis Bacon del 1981, ispirato all’Orestea di Eschilo: superati i $60 milioni, è apparso un offerente online dalla Cina che ha rallentato il ritmo dell’asta con incrementi di $100mila a rilancio. La contesa telefonica è perdurata dieci minuti, concludendosi con l’aggiudicazione di un collezionista norvegese.


Questo si è verificato perché i grandi trittici di Bacon sono rarità nel mercato artistico; ne sono stati realizzati solo una trentina e la maggior parte sono appartenenti a collezioni museali: perciò si è verificata una grande volontà d’acquisto, determinando un forte meccanismo competitivo che ha costituito un’accesa battaglia al rilancio.

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Fonte: L’Orestea di Eschilo secondo Bacon. All’asta da Sotheby’s a oltre 60 milioni – ArtsLife

Sotheby’s ha elaborato per prima la formula dell’asta serale in diretta streaming: è stato ufficialmente il primo test pubblico del mercato dell’arte internazionale di fascia alta da quando è comparsa la pandemia. La casa d’asta, facendosi forte della propria duttilità e rimanendo al passo con i tempi, anche questa volta ha fatto centro riuscendo a modernizzare la vendita serale, portandola sugli schermi durante l’era del distanziamento sociale.


Questa formula inedita ha consentito di sostituire le aste dal vivo presentando comunque lo stesso gruppo di capolavori, mantenendo i ritmi e la teatralità tipici dell’asta in totale sicurezza; inoltre ha permesso una maggiore fruizione al grande pubblico, che ha potuto parteciparvi – anche se non attivamente – senza doversi recare in loco.

Il mercato dell’arte si è quindi mostrato resiliente nonostante il periodo storico: la clientela ha dimostrato grande interesse per le opere, perciò Sotheby’s ha dimostrato che la pandemia da Covid-19 non ha ucciso la domanda di arte, ma che anzi vi sono ancora offerenti determinati all’acquisto. Rispetto al 2019 però, si è avvertito un calo del 26%; tenendo in considerazione gli intralci determinati dall’infelice 2020, che hanno visto l’interruzione delle vendite dal vivo e la crisi che ha investito l’economia globale, è da considerarsi un risultato più che positivo.


I nuovi approcci al web hanno consentito di dare maggior credito alle offerte in rete: il risultato determina che l’80% di queste sono state realizzate online; oltre il 40% degli offerenti e degli acquirenti nelle aste online erano new entry su Sotheby’s e il numero di acquirenti di età inferiore ai 40 anni è raddoppiato. Questo sta a significare che l’impedimento sociale ed economico determinato dalla pandemia non ha concesso all’interesse nell’arte di spegnersi, ma anzi ha consentito anche a coloro che si sentivano esclusivamente spettatori appassionati di entrare nel vivo del mercato, facendo approdo anche tra giovani.

In un momento storico così rischioso per il mercato dell’arte, il riscatto delle case d’asta è stato vincente: la struttura tradizionalmente orizzontale delle case d’asta, organizzata in specifici settori, si sta evolvendo sempre più verso una struttura verticale, che promuove strategie di marketing innovative, combinando diversi canali di vendita.

Fervida romagnola, sempre aperta alla discussione sul ripieno dei cappelletti. Goffa per natura, le mie facoltà da guidatrice vanno in tilt quando alla mia destra, in autostrada, c’è un camion. L’indirizzo dei miei studi è troppo artificioso: per semplificare, continuerò senz’altro a studiare storia dell’arte in tutti i suoi annessi. p.s. La mia giraffa peluche si chiama Gatto.

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