La musica è un sentimento


Nell’essere umano convivono attitudini innate che hanno a che fare con la creatività. La danza e la pittura sono due esempi. Un terzo esempio è la musica. Un riassunto ben strutturato di come la musica si sia modificata nel tempo e nello spazio lo si trova al Musèe de la Musique di Parigi. Qui, tra i violini di Stradivari e i synth di Frank Zappa, trova spazio anche un percorso chiamato “toccare la musica”, pensato per i non vedenti ma che permette a tutti di provare qualcosa fuori dall’ordinario, come suonare un theremin. È in questo luogo elettrizzante dove ho colto per intero l’istintività della musica. Non è stato davanti ai clavicembali, e nemmeno davanti al seppur rispettabile ottobasso. È stato quando, avviandomi verso l’uscita, uno dei sorveglianti mi ha avvicinata e mi ha detto che mi sarei persa qualcosa non facendo partire il filmato di un monitor interattivo che avevo appena lasciato alle mie spalle. Più per cortesia che per reale convinzione sono tornata sui miei passi. Ho fatto partire il video. Repubblica di Vanuatu. Ci sono delle donne immerse nell’acqua fino alla vita. In testa hanno dei fiori. Ad un tratto, tutte insieme, iniziano a percuotere l’acqua, suonandola come tamburi. Erano energia. Si divertivano.

Produrre suoni, fare musica, è una necessità così stringente da spingere l’individuo a sopperire alla mancanza di veri e propri strumenti, arrivando a suonare l’acqua.

La musica è di uno ed è di tutti, eleva il singolo e connette i molti.
Può forse l’infanzia, periodo di ricerca e di sperimentazione della multisensorialità, esimersi dalla produzione di musica? Spoiler: no, non può. Date un cucchiaio in mano ad un neonato e quello inizierà a sbatterlo galvanizzato dall’aver prodotto un suono. Cantategli una canzone e osservate come verrete guardati e ascoltate i suoni che tenterà di produrre in risposta al vostro canto.

Come possiamo quindi coltivare questa attitudine dell’umano? Come poter mettere risorse a disposizione del bambino?

Lo sono andata a chiedere a Francesca Venturoli, che da dieci anni a questa parte si occupa di prima e primissima infanzia, in particolare di educazione musicale nella fascia 0-5 anni, fondatrice di Carpemira e insegnante del metodo “Music Together”.

Ciao Francesca! Un albero al centro della stanza, tamburi alle pareti, scaffali di libri, ma dove siamo?

“Ciao Chiara, siamo a Carpemira, un’associazione culturale nata dieci anni fa qui a Ferrara che si prende cura delle neofamiglie. Non siamo un baby-parking. Da noi la relazione genitore-figlio viene nutrita in molti modi, facendo insieme cose che si amano, ma soprattutto facendole con gioia.

Qui non si fanno lavoretti da portare a casa. Si fanno esperienze. Proponiamo attività giocose, ciappini, letture di libri, Kamishibai, teatro, mostre-gioco [N.d.R.: l’ultima lo scorso Natale con istallazioni luminose, favolosa], atelier ispirati alla pedagogia Reggio Emilia Approach, playgroup. Siamo anche fascioteca grazie alla nostra consulente, Chiara Venturoli.
Il nostro prossimo appuntamento è per il 5-6-7 aprile con “Il cibo è chi lo fa”, in p.zza Trento Trieste. Saranno laboratori di esplorazione del cibo e del gusto, a cui sono invitati i bimbi anche di pochi mesi.”

Con il “metodo Music Together” un bambino diventa Mozart e a cinque anni suoneràper la corte del principe bavarese Massimiliano III?

“Ognuno viene al mondo con tutto quello che gli serve per poter imparare a comunicare attraverso la musica. Questo non significa diventare dei Paganini o delle Lady Gaga, ma maneggiare lo strumento musica, che è veicolo di emozioni, di informazioni, ha una potenzialità enorme.

Allora diamo ai bambini la possibilità di godersi dei bei momenti!

Music Together è un metodo nato trent’anni fa negli USA, grazie a due persone, Kenneth Guilmartin e Lili Leibowitz. Lei è la parte di ricerca, didattica, è la persona che studia lo sviluppo musicale nella primissima infanzia. Guilmartin è un musicista, compositore, ed è quello che a suo tempo “cacciò la grana” per far partire tutto il progetto, grana tra l’altro derivante in parte da una sua zia che possedeva parte dei diritti d’autore della canzone Happy birthday to you.

Il principio fondante è: tutti i bambini possono imparare a cantare intonati, a tenere il tempo e a pensare la musica. Questo non dipende solo del potenziale innato: è come un seme, va coltivato. I bambini imparano dagli adulti a cui vogliono bene e dagli adulti che li amano. Se non c’è l’affetto il bambino non presta interesse, non ascolta, non incamera l’informazione che l’adulto vuole passargli. Non esiste nessun mago che possa trasformare bambini in musicisti, ma ci sono insegnanti in grado di guidare adulti e bambini a sviluppare al meglio determinate competenze musicali.

Le lezioni durano 45 minuti e in questo tempo non ci si limita a mettere su un cd e ad aspettare che accada qualcosa, ma l’insegnante fa cantare gli adulti, fa usare gli strumenti musicali primari che ognuno porta con sè: la voce ed il corpo. Si canta anche se non si sanno le canzoni, si balla anche se non si sanno i balli e il tutto lo si fa in modo gioioso e partecipativo perchè è quello di cui hanno bisogno i bambini. Giochiamo con la musica perchè per loro è di vitale importanza giocare; nel gioco non ci sono obiettivi a breve termine, la finalità di ogni gioco musicale è il gioco stesso.
I genitori finalmente stanno per 45 minuti senza cellulare in mano, stanno col loro bambino, stanno con altri adulti. Quando mai ci capita durante la settimana di giocare con altri adulti con la sola finalità del divertirsi? Quando mai ci capita di cantare in coro o di ballare? Quando mai ai bambini capita di vedere altri adulti che si divertono insieme senza altra finalità se non il fatto stesso di essere lì. Mai. È invece un aspetto molto arricchente dal punto di vista dello sviluppo di relazioni sociali, del senso del rispetto, della comunità. E’ bellissimo.
Quando una famiglia si iscrive al corso riceve un libro ed un cd, guide e materiale di ricerca che supportano la parte teorica che ci sta dietro. Essendo nato in America, include musiche di tante culture diverse e questo va ad aumentare la ricchezza del nostro repertorio, e ha una forte base jazz e swing. Non ci sono altri metodi con repertori così interessanti e registrati bene. La musica che fisicamente ogni famiglia si porta a casa è bella da ascoltare. Non ti viene da dire che è musica per i bambini. Altra cosa molto interessante è che in ogni parte del mondo facciamo tutti contemporaneamente la stessa collezione di canzoni, ogni collezione dura circa 10 settimane, metti che vai in vacanza a NY e non ti vuoi perdere la lezione, vai a lezione lì, con le stesse canzoni che farebbero a Ferrara. È una cosa molto bella che sa proprio di costruzione di una comunità attraverso la musica.”

Ma tu quali studi o lavori hai fatto per arrivare qui?

“Ho 40 anni e ho trovato la mia strada a 28, quando mi sono stancata di tutti i lavori fatti fino a quel momento e sono incappata tramite amici in MT che frequentavano a Bologna. Ho partecipato ad una lezione e mi sono detta “Io questa cosa la voglio portare assolutamente a Ferrara”. Abbiamo fondato quindi un’associazione e oggi a Ferrara io sono “quella che fa musica con i bambini”.

A livello professionale ho studiato e ho preso tutte le certificazioni possibili di questo metodo. Sono stata la prima in Europa a prendere la certification level 2, direttamente nel quartier generale, a Princeton.

Io faccio questo perchè è quello che so fare con amore, per un periodo ho annaffiato le piante di plastica quindi di sicuro non farò mai l’insegnante in un corso di giardinaggio.”

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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