La silenziosa battaglia di Irma Bandiera

Irma “nacque bene” nel 1915, a Bologna. Famiglia agiata, ebbe una vita piena di felici alternative all’avvio al lavoro precoce, sottratta al destino della miseria economica e culturale, unica protagonista nella vita di molti, anzi troppi. La fortuna di dedicare la sua infanzia e adolescenza al gioco e all’istruzione, e potersela sognare una vita.

Con l’imporsi della dittatura, il padre decide di aderire alle posizioni antifasciste, il fidanzato impegnato nel conflitto, fatto prigioniero dai nazisti su un’isola e poi disperso sotto i fischi delle bombe, a bordo di l’imbarcazione destinata al trasferimento dei prigionieri in Germania. Irma si interessa di politica e si avvicina al Partito Comunista, conosce uno studente che le parla della possibilità di entrare in un gruppo di cui lui fa già parte. Irma aderisce all’azione della VII Brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna. Lei non riusciva a stare con le mani in mano, si sentiva così omertosa e complice degli orrori e delle ripetute ingiustizie di cui non voleva essere passiva spettatrice. Lei che aveva una bella casa, una famiglia unita, dei bei libri e se avesse voluto, anche dei bei sogni.

Divenne una staffetta partigiana nella Resistenza. Il suo nome di battaglia scelto, Imma. Era il 1944 e la partigiana Imma stava trasportando delle armi per la sua base, a Castelmaggiore. Era il 7 Agosto per la precisione, e il 5 di Agosto erano rimasti uccisi da un’azione un ufficiale nazista e un comandante fascista. La rappresaglia nera non si fece attendere e a Funo arrestò tre partigiani, momentaneamente reclusi alle scuole di San Giorgio di Piano. Dopo aver trasportato le armi, assolvendo ai suoi compiti di staffetta, in questo clima di rappresaglia per l’offesa recata ai macellai della dittatura, sulla strada del ritorno Imma e due compagni di lotta purtroppo cadono nelle mani dei loro nemici nazi fascisti, scatenati nel far bottino di chi aveva osato tanto.

Sono trasferiti anche loro alle scuole del piccolo Comune nel Bolognese.

I fascisti la vedono unica Donna, e non è un errore di battitura. Ma lei era una Donna che si scrive così, anche quando non siamo all’inizio di una frase. Decisero di separarla dal gruppo, e trasferirla in città, a Bologna. Per torturarla in maggior tranquillità e sperando di indebolirla isolandola. Tanti maschi orrendi contro una sola Donna, impavida. Chissà come si sentivano in superiorità di fronte alla splendida Irma, detta Imma. Pensarono che, offendendola nel corpo e nello spirito, Lei prima o poi sarebbe uscita dal mutismo nel quale trinceò la sua coerenza e la sua lealtà. I suoi grandi valori tutti. I valori veri.

La torturarono per sei notti e sette giorni. Ripeto, sei notti e sette giorni, se il senso di paura e orrore non fosse pervenuto alla prima lettura. Chissà cosa pensarono quelle teste piene di sterco, quando iniziarono. Un giorno di ventiquattro ore di torture, di dolore, di umiliazioni e una forza che no, non ce la possiamo immaginare, mi sa.

La Resistenza . La Resistenza.

La partigiana resiste ventiquattro ore, e ancora ventiquattro ore, altre ventiquattro ore, altre ventiquattro ore, e ventiquattro ore ancora, e ventiquattro ore, e ancora. 

Torturata.

Martoriata.

Arriva un momento in cui i fascisti non riuscirono più a sostenere quello sguardo, quegli occhi di Irma, detta Imma, che li guardava, che loro non riuscirono più a reggere. Lo sguardo parlava mentre la bocca taceva, lo sguardo che lei sosteneva contro i suoi aguzzini, indomita, nel suo corpo straziato ma nel suo silenzio intatto. I sacchi di sterco vestiti con la divisa decisero di non dover più trovare in loro la forza di fronteggiarlo, quello sguardo.

illustrazione a cura di Giulia Bulzoni , murales di ORTICANOODLES

La accecarono.

La partigiana Imma continuò a non rivelare nomi, codici comunicativi, percorsi e armamenti in dotazione. Per sei notti e sette giorni di violenza umana da sostenere. Con gli occhi accecati, Lei continuò a tacere per proteggere tutti gli altri. Decisero allora di portarla ormai violata in tutto, nel suo quartiere, vicino la casa dei suoi genitori. Attirarono l’attenzione di tutti affinché fosse chiaro da che parte era meglio stare. Le intimarono ancora di parlare, descrivendole la zona in cui erano, dicendole che era vicina a casa sua, ai genitori e alla sorella, che forse si poteva ancora salvare. 

La partigiana Imma, l’infinita Donna Irma Bandiera, rimase ancora una volta in silenzio. Lo stesso silenzio squarciato poco dopo dalla mitraglietta nera, il suo corpo lasciato abbandonato sul marciapiede, a monito collettivo, fino al giorno dopo. Irma e il suo meraviglioso ed accogliente sorriso sono oggi un murale pieno di luce e colore che rimane invece a nostro di monito. Bisogna meritarsi di essere sorelle e fratelli umani di una Persona come Irma. Bisogna meritarselo.  Buona Festa di Liberazione.

" Venditrice di vestiti colorati, deve sempre stare attenta al tono di voce tropo alto e alla naturale propensione alla gaffe tragicomica. Curiosissima e logorroica, ama profondamente il mare e le si velano regolarmente gli occhi di commozione ogni volta che assiste al blocco del traffico per creare il corridoio di passaggio all'ambulanza."

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