La società italiana vista dai fari delle auto

La società vista dai fari delle auto

Tutti ricordiamo le interrogazioni di geografia delle scuole medie. Spesso vissute dai discenti come esercizi di improvvisazione teatrale ed occasione per sciorinare le più oniriche delle visioni geopolitiche ed economiche. Non era insolito sentire alcuni nostri compagni di classe, particolarmente fantasiosi, affermare che l’economia di Città del Vaticano fosse basata sull’industria siderurgica e la coltivazione di barbabietole da zucchero. 

Molti di noi, tuttavia, non ricordano che fine abbiano fatto i libri di questa materia. Molto probabilmente sono occupati a raccogliere polvere. Relegati in un posto speciale della nostra soffitta o di quella degli studenti più piccoli cui li vendemmo. 

Fate un piccolo sforzo di memoria. Chiudete gli occhi. Sentite lo sfogliare delle pagine con le orecchie? Le vedete le mappe colorate? Vi ricordate le tabelle informative? Quest’ultime erano solitamente poste all’inizio e alla fine di ogni capitolo dedicato ad una regione. Ebbene. In queste tabelle. Oltre a PIL, estensione e numero di abitanti. C’era un indice che suscitava un po’ di curiosità: il numero di veicoli ogni mille abitanti. Questo valore è un indicatore del livello di industrializzazione e di ricchezza del territorio in considerazione. Non solo. Analizzando più in dettaglio questo semplice indice è possibile dedurre i tratti socio-economici peculiari di una nazione. 

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel comunicato del 5 aprile 2017 ha reso noto di aver pubblicato in formato aperto il dataset “parco circolante di autoveicoli e motoveicoli”. Ma cosa ce ne facciamo di questi dati? Beh, come detto prima, il numero di veicoli ogni mille abitanti è un indice socio-economico molto utile e noi lo utilizzeremo per analizzare il divario Nord-Sud italiano, i divari generazionali ed, in particolare, i divari di genere. Voi direte: è possibile far emergere questi divari socio-economici da un indice del genere? Lo so, sembra strano, ma da un indice così semplice è possibile far emergere dei tratti della nostra società molto interessanti, seppur spiacevoli.

Inforchiamo gli occhiali da nerd ed iniziamo!

La prima cosa che possiamo notare è che sostanzialmente non si sono differenze tra nord, sud e centro Italia. Le regioni d’Italia sono state divise in tre zone geografiche, seguendo la ripartizione utilizzata anche dall’Istat:

  • Nord: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto.
  • Centro: Lazio, Marche, Toscana E Umbria.
  • Sud: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise,  Puglia, Sardegna e Sicilia.

La media italiana è di 647 auto ogni mille abitanti. Nel grafico in basso, invece, è mostrata la media per zona geografica. 

Si evince che tra nord, sud e centro, in media, non ci sono particolari differenze. 

Divari generazionali

Molto interessante è osservare i divari generazionali. A tal proposito, la popolazione è stata divisa in 7 fasce d’età: 18-25 anni, 26-35, 36-45, 46-55, 56-65, 66-75 ed infine la fascia oltre i 76 anni.

Se volessimo dare dei nomi alle fasce d’età utilizzando la terminologia più utilizzata, potremmo dividerle approssimativamente nelle seguenti coorti generazionali:

  • Millennial (o generazione Y): fasce d’età: 18-25 e 26-35.
  • Generazione X: fasce d’età: 36-45 e 46-55.
  • Baby boomers: fasce d’età: 56-65 e 66-75.
  • Silent generation: fascia d’età: 76 anni e oltre (nel grafico 76-200).

Il grafico in basso mostra le medie di auto ogni mille abitanti divise per fasce d’età e per zona geografica. 

Gli italiani tra i 46 e i 65 anni sembrano essere quelli con più auto intestate. Rientrano in questa categoria, infatti, quella miriade di genitori a cui sono intestate le  varie auto di famiglia utilizzate anche dai figli. Rappresentano in qualche modo la fascia più abbiente e potente finanziariamente. Se qualche millennial tra i 26 e i 35 anni, per accedere ad un finanziamento o prestito,  ha dovuto imporre come garante un genitore, ecco che si capisce cosa si intende, in questo caso, per potenza finanziaria.

I millennial sembrano essere la generazione più debole, persino i loro nonni (66-75 e 76 e oltre), gli attuali vecchi col cappello, hanno più auto di loro. Si nota, inoltre, una netta differenza tra i millennial di 18-25 anni e quelli tra i 26-35. Potremmo identificare, infatti, il periodo tra i 26 e i 35 anni come quella fascia d’età in cui inizia (o dovrebbe iniziare) l’inserimento lavorativo, dove si acquisisce una certa indipendenza economica e, allo stesso tempo, potrebbe diventare necessario munirsi di un mezzo per questioni lavorative.

Divari di Genere

E ora qualcosa di completamente diverso (o quasi). Il punto forte. Esiste un divario tra uomini e donne in termini di possesso auto? 

Risposta sintetica: Sì. Ok, potete smettere di leggere l’articolo, se siete, invece, ancora interessati alla faccenda, proseguite!

Il grafico in basso mostra le medie di auto ogni mille abitanti divise per fasce d’età, zona geografica ed infine per genere. 

Dal grafico è possibile notare che le donne posseggono molte meno auto rispetto agli uomini, complice anche la disoccupazione che è molto più alta tra le donne. Questi indici sono uno specchio del divario di genere che esiste ancora in Italia, dove la donna non ha raggiunto ancora lo stesso livello di indipendenza economica e sociale rispetto all’uomo. 

Per mettere in risalto il divario (in inglese gap) di genere, nel grafico successivo è mostrato il gap di genere per fasce d’età e zona geografica. Più il gap è vicino a 100 più il divario è alto, più è vicino a 0 minore è la disuguaglianza. Ad esempio, se il gap è uguale a 100 vuol dire che solo gli uomini posseggono delle auto; se il gap è 0 allora gli uomini e le donne posseggono le auto in egual misura; se, invece, il gap è uguale a 50 allora vuol dire che ogni due auto possedute da uomini ce n’è una posseduta da una donna.

Per calcolare il gap è stata utilizzata la seguente formula:

Questa è la stessa formula utilizzata per il gender pay gap, dove al posto della media delle auto ogni mille abitanti abbiamo il reddito medio. 

I risultati sembrano confermare che, con il passare delle generazioni, il divario tende a diminuire. Una diminuzione che è il risultato della tendenza delle donne ad essere sempre più emancipate, soprattutto dal punto di vista economico. Tuttavia, siamo ancora ben lontani dalla parità. Soprattutto al sud, dove la disparità, anche nelle nuove generazioni, è molto forte. 

Quali sono le cause di questi divari di genere? Difficile dirlo. Le cause sono certamente economiche, come accennato in precedenza la disoccupazione femminile in italia è molto alta, per la precisazione è la più alta nell’unione europea (fonte), ma l’economia influenza ed è influenzata dalla cultura di una società in una catena di azioni e retroazioni (che a sua volta influenza ed è influenzata dalla psicologia dell’individuo). Evidentemente nella società italiana, con una mentalità tipicamente incentrata sulla famiglia, la figura di chi porta il pane a casa è prettamente maschile, con conseguenti condizioni di subordinazione e disuguaglianze. In una società che vuole modernizzarsi, sarebbe un bene per tutti, se questi retaggi fossero abbandonati.

In conclusione, possiamo affermare che analizzando un indice molto semplice, come quello del numero di veicoli ogni mille abitanti, è possibile ottenere un piccola visione generale della società italiana e delle disuguaglianze presenti in essa. In particolare, abbiamo potuto osservare i divari che sussistono tra le varie generazioni e i generi. Disparità che, con ogni probabilità, trovano il loro principale fondamento nelle differenti condizioni economiche delle varie sottopopolazioni. 

I libri di geografia delle scuole medie hanno forse acquisito più senso ora. Consapevoli di ciò, se un languido senso di nostalgia inizierà a pervadervi, potrete tentare di recuperare dalla soffitta quei polverosi libri e scoprire finalmente qual era la risposta giusta sull’economia di Città del Vaticano o quali sono le regioni confinanti con l’Emilia-Romagna.

APPENDICE

Informazioni sui dataset utilizzati

Il dataset sul parco auto contiene informazioni riguardanti gli autoveicoli (categoria A) ed i motoveicoli (categoria M) immatricolati in Italia. In particolare, per ogni veicolo, ci sono informazioni sul comune di residenza dell’intestatario, dati tecnici come la marca, la cilindrata, il tipo di alimentazione, ecc., la data di immatricolazione, stato dell’assicurazione e del bollo. I dati utilizzati sono aggiornati al 31 ottobre 2017. Attualmente il dataset non è più accessibile poiché in manutenzione. Tuttavia, qualche mese si è riuscito a scaricare l’intero dataset (per la precisione si tratta di più dataset, uno per ogni regione).

In Italia circolano circa 52 milioni di veicoli, di cui circa 45 sono autoveicoli e 7 sono motoveicoli. Sono compresi nella categoria degli autoveicoli, oltre alle autovetture, anche autobus, autocarri e trattori. Di quest’ultima categoria, in questo articolo, sono state tenute in considerazione solamente le autovetture per il trasporto di persone.

I dati riguardanti, invece, la demografia italiana sono stati presi da sito dell’Istat: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPRES1#. Contengono informazioni sull’età, il sesso e sul comune, provincia e regione di residenza degli abitanti italiani. I dati demografici utilizzati sono relativi al 1° gennaio 2018. Ci sono due mesi di differenza tra il dataset del parco auto e quello della popolazione, ma, dato il tasso di crescita annuale italiano, l’errore di calcolo è trascurabile.

Nasce malvolentieri e contro il suo parere; per vendicarsi, durante l’adolescenza costringe i suoi amici ad interminabili partite a Risiko. Attualmente è un ricercatore postdoc nel settore dell’Intelligenza Artificiale presso l’Università di Ferrara. Attore dilettante meno agile di uno spaventapasseri, prende in giro se stesso e gli altri facendo finta di capire qualcosa di libri, film e musica che comunque ama. Il suo cellulare ha dieci sveglie impostate tra le 7.00 e le 8.15 spesso bellamente ignorate.

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