La stangata

Come gli artigiani italiani della birra hanno beffato l’industria

“E’ inutile essere un artista se devi vivere come un impiegato”
Paul Newman – The sting (1973)

La storia che vi racconto oggi riguarda quei bravissimi artigiani che hanno finalmente trovato un punto di incontro per “fronteggiare” il mondo della birra industriale. Ma facciamo qualche passo indietro…

Vent’anni di avventure ormai ci separano dalla nascita dei primi birrifici artigianali italiani. All’epoca se ne parlava poco, forse solo tra coloro che si avventuravano in questa nuova vita da artigiani del luppolo, nei garage di casa o nei piccoli magazzini in affitto, manco fossero nel pieno proibizionismo. Si cercava di riproporre le antiche ricette della tradizione birraria globale, si sperimentava per donare personali interpretazioni, e si collaborava per riscrivere la storia della birra italiana. E dopo le prime creazioni, vennero i primi locali di culto destinati al consumo, i primi festival dedicati, e poi, l’interesse delle industrie.

In termini di legge, i birrifici artigianali si distinguono dai colossi industriali e dalle loro sottocategorie in quanto non sottopongono i loro prodotti a processi di pastorizzazione e microfiltrazione, sono economicamente indipendenti da altri birrifici e si avvalgono di un proprio impianto di produzione fisicamente distinto da qualsiasi altro.

Si arrivò ad un bivio quando le industrie, allarmate da questa invasione crescente, escogitarono diversi espedienti per recuperare velocemente terreno: nascevano le prime simulazioni da parte delle multinazionali di prodotti definiti artigianali con lo scopo di confondere i consumatori e riportare a se’ le fette di mercato disperse; inoltre questi forti gruppi tentarono, riuscendoci in alcuni casi, di acquisire le piccole aziende artigiane per riproporle nel proprio catalogo. Non poca fu la confusione generata da questi accadimenti, tanto che i birrifici indipendenti si trovarono per la prima volta davanti alla necessità di un serio aiuto. 

Parallelamente allo sviluppo di questa nicchia di produttori, si fece spazio un’ associazione appositamente nata per unire, coordinare e proteggere questi artigiani: Unionbirrai.
Nel 2008 si ottennero le prime vittorie, garantendo la partecipazione attiva dell’associazione ai tavoli decisionali per la modifica delle norme di produzione nel paese.
Fu il primo grande passo che permise di arrivare ad oggi numerosi artigiani e le loro aziende; si moltiplicarono i festival per la conoscenza dei loro prodotti, nacquero corsi per avvicinare i consumatori alla birra artigianale e all’associazione stessa, fino alla creazione di un vero e proprio marchio di garanzia dei prodotti birrari indipendenti, insieme alla possibilità di denunciare attraverso Unionbirrai i tentativi di utilizzo errato del termine “birra artigianale”.

E’ solamente la prima grande vittoria di questi produttori e appassionati, il cammino verso il successo è ancora molto lungo e tortuoso. Il continuo apporto dei consumatori consapevoli è la linfa vitale di questo movimento, è la spinta che rinvigorisce questi “artisti del luppolo” e li aiuta a non mollare.

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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