La strada sull’argine del fiume è tutta una corsa

La strada sull’argine del fiume è tutta una corsa, liscia e stretta, sembra quasi disegnata con la matita su un foglio di carta bianco. Se chiudo gli occhi, vedo gli alberi, sulla destra, alti e fitti, divisi in righe e colonne dalla precisione geometrica, e le case a sinistra, anch’esse geometricamente disposte, una griglia imperfetta di cucine e salotti pronti ad accendersi. Sento della musica, Litfiba che escono dalle casse di una vecchia Fiat 1 blu, e odore di sigaretta e di benzina. Odore di casa.

Il paese alle mie spalle è morto. Morto da molto tempo. Morto da così a lungo che viene da chiedersi se sia mai stato vivo veramente. È un paese che prende il respiro solo occasionalmente, a singhiozzo, la domenica mattina per la messa, lento e placido, la cantilena di canzoni religiose come tappeto, e ad agosto, per la fiera, quando le persone escono di casa, come formiche, e riempiono l’aria con il loro respiro comune, una macchina bel oleata destinata a spegnersi.

Quel respiro era la mia casa. Mi stringeva a se e pretendeva amore quando tutto ciò che riuscivo a dare era il desiderio di fuggire. Ora, quando ci penso, mi trovo a desiderare quell’abbraccio caldo, quelle strade semi deserte, il parco, la scuola rosa, il cancello verde e la ghiaia e poco distante la campagna, distesa e verde, pronta a aprirsi, e a farti spazio.

Quando hai tre anni la tua concezione di tempo e di spazio sono completamente distorte. A tre anni non sai nemmeno leggere l’ora.

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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