Le api raccontate

Illustrazione a cura di Giulia Bulzoni

Sarà che mi sono sempre piaciuti i giochi di ruolo (tipo Dungeons and Dragons, storie in cui si parla di castelli con cavalieri, mostri da combattere, equipaggiamenti speciali, spade, incantesimi), quando il mio professore di Zoologia mi parlò per la prima volta delle api ne fui catturato.

Se scavalchiamo il muro del nostro antropocentrismo e osserviamo oltre, ciò che appare davanti ai nostri occhi sono una serie di dimensioni differenti, mondi popolati da una infinità di altre comunità di esseri viventi, con propri usi, proprie abitudini, propri stili di vita e a cui dell’uomo, in realtà, interessa relativamente poco o niente.

Uno di questi mondi è quello delle api, che nella mia testa appare come una società di carattere medievale.

La prima iconografia che testimonia l’esistenza del regno delle api risale al neolitico (circa 9.000 anni fa).

Chi comanda sull’intero reame è l’ape regina: non c’è un re e mai ne è esistito uno. La regina riesce a badare agli affari interni, alle politiche esterne e alle scartoffie tutta da sola. 

Come ogni regina che si rispetti ha un carattere forte: secerne un feromone che inattiva le ovaie delle operaie e le rende completamente sterili, solo lei si può riprodurre ed evita colpi di stato impedendo che durante il proprio mandato vengano allevate altre regine.

Quello della regina non è un lavoro facile. Una volta effettuato il volo nuziale ed essersi accoppiata con 12-15 partner differenti, prende posto sul trono e qui comincia a ripopolare la colonia. Depone fino a 1.500 uova al giorno, per un totale di 2 milioni di uova all’incirca nel corso dell’intera vita, che può essere anche di 5 anni. La vita di una comune operaia, invece, è di al massimo 4-5 settimane.

La regina è costantemente circondata da un gruppo di ancelle che si occupano di tenerla pulita e in ordine, ma anche di sfamarla fornendole il cibo in forma predigerita. Una regina “in carne” è simbolo di forza dell’alveare, segnale di ricchezza di cibo e di abbondanza di materiale genetico trasmissibile alla prole. Tuttavia, nel caso in cui la colonia decida di sciamare per colonizzare nuovi territori, le ancelle non esitano a mettere la regina a dieta forzata, permettendole di perdere fino a un terzo del suo peso originale e renderla più leggera e adatta per il volo. 

Al contrario delle classiche comunità medievali che siamo abituati ad immaginarci, nelle quali il figlio di un falegname faceva il falegname ed il figlio di un calzolaio era destinato a riparare e vendere scarpe, le api non utilizzano una suddivisione in caste.

Durante il corso della propria vita, ciascuna ape svolge tutte le mansioni che sono previste all’interno dell’alveare ed il proprio compito in particolare varia a seconda della propria età.

Le giovani api nei primi giorni di vita si occupano della pulizia delle celle, al cui interno si trovano le larve e le pupe e in cui vengono stoccate le riserve di miele e di polline.

Trascorsi circa 5-7 giorni di vita, sviluppano delle ghiandole faringee che permettono la produzione di pappa reale e assumono quindi il ruolo di cuoche e nutrici della comunità. La pappa reale costituisce il nutrimento di tutte le larve nei primi tre giorni dello sviluppo e viene anche utilizzata come super-nutrimento della regina nel corso dell’intera vita.

Le ghiandole faringee degenerano durante la seconda settimana e lasciano il posto alle ghiandole della cera, le quali si formano a livello addominale e vengono impiegate per la produzione della cera, utilizzata per la costruzione delle celle e degli interi favi: si parla ora di api costruttrici.

Da costruttrici le api vengono promosse poi al grado di api soldato a guardia dell’alveare, con la funzione di proteggerlo dai nemici quali uccelli, bombi, vespe e calabroni. Questi ultimi attaccano gli alveari tentando il saccheggio soprattutto in autunno inoltrato, quando faticano a trovare forme di alimentazione alternative.

L’ultimo periodo della propria vita le api lo spendono come bottinatrici, ovvero raccoglitrici. È probabilmente il momento più felice della loro vita, quello che davvero le rende fiere di essere api. Sono le uniche ad avere l’autorizzazione a compiere voli all’esterno dell’alveare alla ricerca di nettare, acqua e polline; una volta trovata una fonte di cibo sostanziosa, fanno rientro a casa e lo comunicano danzando ai propri compagni.

Il linguaggio delle api è ritenuto uno dei più complessi e sofisticati meccanismi di comunicazione presente in natura: le api bottinatrici compiono una danza circolare per indicare che la fonte nettarifera si trova in prossimità dell’arnia, a meno di 100 metri; invece, nel caso in cui il nutrimento si trovi a più di 100 metri dall’alveare il movimento assume una forma differente e prende il nome di “Danza scodinzolante a otto”; l’ape disegna un otto sulle pareti verticali dell’alveare e per indicare la direzione in cui si trova il sostentamento, compie il tratto rettilineo dell’otto in modo tale da riprodurre tra questo e l’asse verticale dell’alveare lo stesso angolo presente tra il sole ed il cibo. 

Inoltre, per dare informazioni sulla distanza a cui sono presenti i fiori modifica il numero degli scodinzolamenti e varia la velocità della propria danza.

Una danza veloce e frenetica specifica che il sito è prossimo alla colonia e si trova a qualche centinaio di metri di distanza; una danza più lenta, suadente e oscillante esprime che il sito è distante, localizzato anche a decine di chilometri dall’alveare.

L’ultimo gradino della comunità delle api è occupato dai fuchi, i maschi. Essi sono aploidi, hanno cioè la metà dei cromosomi rispetto alle femmine, non pungono, si riproducono e muoiono.

Io nella mia testa me li immagino come i prigionieri.

Nato e cresciuto tra banchi di nebbia, sono Biologo della salute umana dal marzo 2020. Faccio TUM TUM PA in una band.​ Mi piacciono la Natura, gli animali, le piante, i loro suoni e i loro rumori.​ Come dicevano I Cani a Niccolò: ​ "la gente non è il mestiere che fa o i vestiti che porta, le scarpe che mette, la roba che ha… per me contano i dischi, i bagni nel mare, l'umanità"

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