L’evoluzione mi fa specie

Dal 9 marzo 2019 al MERCATO CENTRO CULTURALE avrà luogo la mostra di Alessio Bolognesi curata da Irene Finiguerra.

L’evoluzione mi fa specie é una mostra che esplora a più livelli la realtà avvalendosi di un atteggiamento che riflette sulle condizioni del mondo naturale e animale, ponendole in confronto con i comportamenti dell’uomo (che talvolta distrattamente dimentica il proprio legame col pianeta che abita).

Incuriositi, e in attesa dell’inaugurazione, abbiamo posto qualche domanda all’Artista:

Oggi stiamo parlando della tua personale, ma andiamo più in fondo: dove e quando nasce il tuo percorso creativo?

Non troppo a fondo o rischiamo la psicanalisi!! Disegno da sempre, è una cosa che amo fare, anzi, della quale non riesco ne voglio fare a meno, indipendentemente dal fatto che lo faccio per me stesso o per comunicare qualcosa all’esterno…che poi è un po’ la stessa cosa. E’ dal 2008 però che ho ripreso a dipingere e disegnare con costanza. Poi nel 2010 è nato il mio piccolo alter-ego bianco Sfiggy (magari qualcuno se lo ricorda…a Ferrara è stato anche oggetto di qualche diverbio ) che forse è stato un po’ il punto di svolta che mi ha portato a decidere che volevo fare questo nella vita…disegnare. Da lì in poi sono entrato in un vortice di evoluzioni, a costo di cambiare totalmente strada ogni volta, perchè sono incapace di stare fermo, di ripetermi e sono facile alla noia.

Nell’ultimo anno ho poi lavorato solamente in strada, non ho fatto mostre e ho prodotto poco, con l’intento di dedicarmi nuovamente quest’anno ai lavori “indoor”.

E’ stato quasi per caso che la curatrice Irene Finiguerra mi ha proposto la mostra di Argenta. La cosa mi ha reso davvero felice per la possibilità, dopo anni di lavoro lontano da casa, di poter tornare ad esporre nel mio territorio ed avere intorno gli amici.

Da alcune tue opere emerge un approccio molto attento alle problematiche dell’ambiente, vuoi dirci di più?

Premetto che molto di rado c’è del ragionamento alla base dei lavori. C’è invece la pancia. Immagini o situazioni che mi colpiscono o sensazioni che provo e che alla fine, che io lo voglia o no, finiscono su un foglio, una tela o un muro. Tutto è partito da (R)EVOLVE(R), leggendo alcuni articoli legati all’estinzione del rinoceronte e vedendo alcune foto raccapriccianti. Hai presente quando si dice di un cane “gli manca solo la parola, pensa se potesse parlare…”. Ecco, io invece mi sono chiesto “pensa se gli animali potessero spararci!”. Insomma, ho pensato che stiamo facendo molto male al mondo in cui viviamo e che gli animali e la natura sono indifesi nei nostri confronti. Ho quindi affrontato l’argomento con ironia, pensando a come un atomo di carbonio si sia evoluto in creature viventi e che queste potrebbero evolversi ancora e rivoltarsi all’uomo.

Di recente, invece, sono diventato un po’ più cupo e riflessivo e penso si noti dai lavori/studi che sono alla base della serie “Mare di plastica”. Il tutto è partito ancora da articoli e documentari ma stavolta l’ironia ha lasciato il posto ad un senso di sconforto e di “schifo” nel vedere cosa stiamo facendo alla nostra più preziosa risorsa e alle creature meravigliose che la popolano.

Questi pensieri hanno poi portato al titolo della mostra, seguito naturale del progetto (R)EVOLVE(R) che presentai nel 2016/2017 in diverse gallerie. Se l’evoluzione sta portando noi esseri umani a distruggerci con le nostre mani, beh, allora è davvero il caso di dire che l’evoluzione mi fa specie.

“L’evoluzione mi fa specie” è un titolo molto azzeccato, quasi un pensiero che un po’ tormenta nel quotidiano, come la streetart. Come vedi oggi questa forma di espressione?

Dall’accademia della Crusca  <<La locuzione fare specie è corretta in italiano ed è di uso comune. Essa viene adoperata, come indicano tutti i dizionari, per esprimere stupore, meraviglia, provocati da un fatto insolito, inaspettato o sospetto. Come viene riportato da alcuni dizionari, la locuzione viene usata specialmente per indicare stupore, sorpresa in senso negativo. …>>. Potrei quindi dire che la streetart mi fa specie…no, meglio, mi fa specie tutto ciò che gira attorno ad essa, inclusa la confusione di definizioni.

Intanto non mi ritengo uno street artist, anche se è questo che si scrive e nonostante frequenti “l’ambiente”. Mi ritengo una persona che dipinge, punto. E lo fa anche in strada. Questo semplicemente perchè il mio background è diverso, ad esempio, da quello di molti miei compagni di Vida Krei che, invece, hanno anni e anni di esperienza di graffiti alle spalle. Ritengo la street art vera e propria una sorella figurativa di questi ultimi e come tale legata ad un atto non ufficiale, istintivo o elaborato che abbia lo scopo di comunicare. Penso che graffiti e street art non si possano o debbano definire ma vadano semplicemente vissuti. E’ un modo di vivere, un modo di rapportarsi con l’ambiente e con gli altri artisti. E ognuno lo fa a proprio modo. Ci sono molti artisti che  inorridiscono a sentire il termine street art perchè viene quasi sempre usato a soproposito. Io ritengo che sia ora di smetterla. E’ davvero un termine a definire quello che uno è?? No! quindi piantiamola, e cerchiamo di essere ciò che siamo senza paraocchi e preconcetti.

Ed è vero quello che mi chiedi: l’arte di strada tormenta nel quotidiano. Tormenta chi la fa perchè ogni santo giorno e notte si ha la “fotta” di uscire a dipingere. E quando non si riesce si sta male! E tormenta chi la osserva, come tutta l’arte dovrebbe fare, indipendentemente che sia un tormento piacevole o tremendo. E cerchiamo di distinguere quello di cui parlo con le scritte a cazzo che spesso compaiono sui muri in marmo del centro storico e che vengono poi usate per dare contro a chi, in maniera legale o illegale, dipinge seriamente, credendo a ciò che fa e con il rispetto del luogo.  Credimi.

Chi sono stati gli artisti che più ti hanno ispirato?

Impossibile da dire. Sono onnivoro, dalla musica, alla letteratura, alla pittura. Amo ciò che mi emoziona e mi emoziona ciò che amo. Per dirti, tra i miei artisti visivi preferiti si va da Hyeronimus Bosch a Frank Miller, nella musica da Thelonius Monk ai Sepultura, nelle letteratura da Murakami Haruki ad Omero. Non nascondo, però che i fumetti, che colleziono fin da piccolo e tutt’ora continuo a collezionare, hanno avuto da un punto di vista visuale un’influenza enorme. Tant’è vero che da ragazzino volevo fare proprio il fumettista (e tra l’altro tra i miei disegnatori preferiti Italiani c’è il concittadino Nicola Mari, adoro il suo segno!).

Qual è lo stile (o le tecniche) con il quale ti senti più te stesso, più a tuo agio?

Sono un casinista. mescolo tecniche a caso! A volte ho più voglia di pittura, altre di disegno. Ma sicuramente, in particolare nel lavoro recente, le tecniche illustrative sono quelle che predominano. Ma forse sto confondendo tecniche con stile e viceversa. Uso molte tecniche (acquerello, tanto; inchiostro, pure; pittura, soprattutto su muro). Mi manca la pittura ad olio dalla quale ero partito e alla quale, spero tornerò se me la sentirò.

In generale faccio ciò che mi va, con la tecnica che in quel momento ritengo più opportuna, anche se sempre ponendomi l’obiettivo di avere uno stile riconoscibile e “mio”, in linea con quello che voglio dire e che mi faccia divertire e non sentire “intrappolato” in qualcosa di obbligato.

Perché credi ci sia bisogno di una mostra come la tua adesso?

Forse sarà una risposta retorica, ma pazienza, qualcuno rivolgerà la sua attenzione altrove. Siamo pieni di odio, cattiveria e bruttura in questo momento storico. Io non ho la pretesa di dire che le mie cose siano belle. Ma vorrei che facessero riflettere anche solo per un attimo sul fatto che stiamo devastando il nostro pianeta e che nel frattempo la specie umana se ne dimentica, presa dalla guerra contro chi considera “diverso”…diverso da chi o da cosa poi… Alla fine siamo animali appartenenti alla specie umana e ritengo che solo la collaborazione con, e il rispetto verso, i nostri simili e tutte le specie viventi possa farci andare avanti. Ed è quello che intendono fare i miei animali per salvarsi da noi.

Impegnato divulgatore di alternative.

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