LONTANO DAGLI OCCHI

Un romanzo di Paolo Di Paolo

Le bugie più crudeli sono spesso dette in silenzio:
un uomo può rimaner seduto per ore
senza aprir bocca
ed essere tuttavia un amico sleale
e uno spregevole calunniatore.

-Robert Louis Stevenson-

Non si può giudicare un individuo da uno sguardo.

Il tipico errore è quello di riassumere le vite altrui in pochi attimi, ad esempio basandoci soltanto su quella certa espressione che ci è parso di comprendere.
Certo, a volte abbiamo a disposizione pochi istanti faccia a faccia con una persona e dobbiamo accontentarci, passando oltre.
È frequente, ad esempio, non avere tempo a sufficienza per indagare le identità che ci circondano, siano amici che frequentiamo o sconosciuti che incrociamo per strada. La realtà, tuttavia, è più complessa.
È come se ci si adattasse a un ritmo e così, seguendolo, ci si accontentasse di giudizi avventati passandoli uno dopo l’altro, accumulando via via dei vuoti: una serie di incomprensioni sempre più difficili da appianare.
Ci si incontra, inizia la conversazione, ma non sempre il momento è quello giusto. E così ci troviamo a dover parlare anche quando non lo riteniamo necessario, quando non abbiamo niente da dire o quando non ce la sentiamo di farlo.
Perché dunque non evitare tutto ciò col silenzio?
Evitando discorsi inopportuni, volendo nascondere qualcosa o semplicemente schivando la conversazione: qui entrano in gioco i silenzi.

L’essenza di “Lontano dagli occhi” (Feltrinelli, 2019) è proprio questa: silenzi interminabili, incomprensioni, parole non dette, sguardi bassi per evitare il confronto.
Paolo Di Paolo ci racconta tre vicende nella Roma degli anni Ottanta, tre storie di ragazze e delle loro ingombranti maternità, tre situazioni scomode che le giovani protagoniste non sembrano essere in grado di reggere. Luciana, Valentina e Cecilia si trovano a dover affrontare il loro futuro di madri senza aver ben chiaro cosa le aspetti oltre quei nove mesi e a dover gestire rapporti scomodi.
Con i partner, i famigliari e i loro sogni, esse troveranno rifugio o nella solitudine o nell’indifferenza. Più le responsabilità aumentano più diventeranno incontrollabili per le future mamme le quali, adottando
comportamenti scontrosi, contribuiranno al lento ma inesorabile logoramento dei rapporti più vicini.
Inizia così, per loro, un periodo di isolamento e di riflessione, accompagnato dalle perplessità per una realtà che faticano a fare loro.

Lo scrittore ci accompagna negli ultimi mesi di questo confuso percorso, tra ripensamenti e nostalgie, alle soglie dell’arrivo di queste nuove vite: ci si interroga sul destino dei nascituri, su cosa il futuro ha in programma per loro e le loro famiglie, ricordandoci che tutto questo è destinato a ripetersi, all’infinito, nel ciclo della vita.
Sullo sfondo Roma è troppo impegnata ad occuparsi di una società di illusioni, tra elezioni politiche e campionati di calcio, per fare caso a ciò che succede nei suoi quartieri più periferici, e resta impassibile a queste storie, lascia correre.

Una lettura che non lascia indifferenti: Paolo Di Paolo, con una narrazione che definirei sincera, vive a stretto contatto con i fatti descritti, entra nel cuore dei personaggi e li analizza in maniera eloquente, soffre con loro e ci invita a non giudicarli. Ci invita inoltre ad una coscienziosa meditazione, ad accettare i silenzi delle sue protagoniste e a comprenderne le scelte senza intromissioni, quasi possa servirci da lezione.

I soffocati tormenti delle protagoniste raggiungono il lettore amplificati, impedendogli di rimanerne estraneo seppure rispettando i loro sfoghi (tutt’altro che silenziosi).

Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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