SULLE TRACCE DI UN PRESENTE CHE FUGGE

CONVERSAZIONI SULL’ARTE E SUL TEMPO CON L’ARTISTA LORENZO ROMANI

“Vivendo in una realtà in cui tutto potrebbe essere considerato arte, bisogna sottolineare che l’ispirazione è importante quanto lo è capire come metterla in pratica in modo da renderla il più funzionale possibile, ovvero adeguandola al proprio metodo espressivo. Sono dell’idea che il metodo debba aggiungere qualcosa all’ispirazione”.

È così che Lorenzo Romani ci introduce al suo lavoro. Giovane artista, classe ‘88 , dopo un periodo di nomadismo tra Bologna e Londra, Romani è tornato stabile a Ferrara, la sua città natale, la città della Metafisica, corrente dalla quale si discosta, ma non troppo. “Mi piace isolare i soggetti dalla loro quotidianità, mi piace inserirli in una temporalità indefinita, estraniandoli dal loro habitat. Quando creo uso molto l’intuito, non sto troppo a pensare ad un’idea, ad un significato, perché spesso mi rendo conto che non sono io ad avere il controllo su ciò che faccio, bensì è l’opera a comandarmi. Riesco a capire cosa voglio fare solamente quando la faccio”.

Emergendo attraverso la Metafisica, dopo anni di sperimentazione tra le tecniche più variopinte, ha finalmente trovato una propria e personale poetica che si potrebbe descrivere, riferendosi non solo alle sue opere ma anche alla sua vita, come ad un collage tra presente, passato e futuro: un percorso che sfiora le barriere temporali, i cui soggetti sembrano vivere in una realtà assente da ogni qualsivoglia ticchettìo, senza alcun orologio che
scandisca la loro esistenza.

lorenzo romani

“Dopo l’Istituto d’Arte ho iniziato a dipingere per passione. Ho iniziato con qualche mostra collettiva e non”. Tra le più importanti menzioniamo una personale alla Galleria del Carbone, a Ferrara, ed una al Centro Culturale Mercato, ad Argenta. “La mostra al Dosso Dossi è la più completa dal punto di vista delle tematiche. L’anno scorso per il centenario della Prima Guerra Mondiale ho collaborato con il critico Lucio Scardino. Un’opera è finita poi all’Arsenale di La Spezia, per una mostra sulla Marina Militare. Infine ho partecipato all’evento dedicato all’aviatore Pico Deodato Cavalieri per la Biblioteca Ariostea”. Iniziative che hanno permesso a Romani di porre l’accento sul proprio talento, facendosi conoscere come artista sul territorio emiliano così come oltre i confini regionali.

Dopo aver avuto la possibilità di confrontarsi con altri artisti, Romani sottolinea l’importanza dell’equilibrio tra le pulsazioni che derivano dall’influenza esterna, tra cui la teoria ed appunto il confronto, e quelle che provengono invece dalla nostra interiorità, dall’introspezione. A proposito del mondo dei social media, luoghi di perdizione per chi facilmente si deconcentra, accenna alle difficoltà incontrate nel trovare un proprio spazio, un luogo per condividere le proprie opere canalizzando le proprie intenzioni verso una meta precisa. “Dal punto di vista commerciale, il mondo dei social può essere utile. Ogni tanto mi arrivano alcune richieste da chi vuole comprare o da chi vuole collaborare con me. È fondamentale però non utilizzare questi mezzi in maniera esasperata. È meglio conoscere le persone dell’ambiente piuttosto che rimanere aggrappati ai propri social. Mi rendo conto che per l’Arte è un momento complesso e difficile: le gallerie fanno più fatica a vendere e gli stessi artisti hanno avuto un calo sotto l’aspetto commerciale; sicuramente i social possono dare una mano a farsi notare. Attualmente si punta sulle qualità estetiche delle opere, più che al loro messaggio. È fondamentale per me applicare la propria sensibilità — la propria arte — senza farla ricadere nello stantio, nell’immobilità. Abbiamo bisogno che l’Arte sia sincera in quello che esprime, nonostante sia più conveniente seguire le tendenze soprattutto da un punto di vista commerciale. Solo così si può arrivare ad innovare, a creare qualcosa di originale e di diverso. L’artista deve lavorare con sincerità”.

Le opere di Romani difatti migrano dalla tradizione verso i territori incontaminati dell’innovazione; dall’uso della pittura ad olio ed acrilici, carboncino e matita, passa alla sperimentazione sovrapponendo la fotografia alla pittura: principalmente la sua tecnica somma le stampe fotografiche su acetato trasparente alle più classiche tele pittoriche. “Sovrappongo il soggetto reale ad uno sfondo di collage astratto. Mi piace
essere fuori dalla realtà”.

Punto fondamentale del suo percorso artistico è il concetto di “frammentato”, perché impossibile cogliere la contemporaneità nella sua interezza. Il “frammentato” è analizzato non solo a livello personale — alludendo ai frammenti della nostra anima, tessere di un puzzle interminabile — ma anche a livello sociale, riferendosi alle influenze che attingono dal mondo esterno. Elemento ricorrente nelle sue opere è il treno, simbolo del viaggio e dell’architettura sociale del nostro tempo, sempre più veloce. La sua arte è un simposio tra critica e analisi. “Vorrei che la mia arte lasciasse dei dubbi. La mia ricerca artistica muove in me diverse domande per le quali non sempre ho delle risposte. Nulla mi appare come preciso e nitido, ma frammentato come il tempo. Capto le mie incertezze per generare nuove idee. Cerco sempre di approfondire e di incuriosire. Provo ad attirare l’occhio dello spettatore attraverso la continuità cromatica, non quella temporale, isolando ogni elemento. La mia è una realtà sospesa e come tale non offre risposte definite”

LORENZO ROMANI:

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