Ma che bel Castello

Proprietà immobiliari indivisibili gestite con lo spirito della mutualità e dell’assenza di lucro. Come dagli anni ’70 ad oggi un patrimonio immobiliare cresciuto fino a 55 milioni di Euro sparso nel territorio ferrarese, dà garanzia di accesso a un diritto primario come quello dell’abitazione, arredata anche con la dignità e la valorizzazione umana.


Nel 1971 a Ferrara nasce la cooperativa “Il Castello” per volontà di decine di soci lavoratori, che si riuniscono in totale autogestione e creano la rete che oggi conta 1012 soci e centinaia di immobili sparsi per tutto il territorio fino alla costa.

Lo scopo è quello di dare risposta degna al bisogno primario della casa, in un periodo dove domanda e offerta si incontravano poco e male.
Tra il 1978 e il 1979 sono già 410 gli alloggi consegnati ai soci, seguendo una formula di gestione ibrida tra l’assegnazione popolare dovuta a ragioni economiche deboli o precarie, e la classica domanda di accesso al credito per avere un tetto sicuro sulla testa.

Oggi la struttura dell’organizzazione mantiene il medesimo spirito di mutua assistenza tra cittadini, dove la proprietà è condivisa ed indivisibile, dove i soci della cooperativa, 1012 di cui ben 726 abitano gli spazi, si riuniscono in assemblee generali ogni 3 anni ed eleggono il proprio CDA (attualmente occupato da 5 donne e 6 uomini). Il CDA è composto da un presidente che rappresenti la cooperativa, un direttore competente invece dell’ufficio soci, dalla componente amministrativa e dall’ufficio tecnico. L’assemblea dei soci ogni 3 anni ha il potere di esprimersi in maniera diretta, attraverso un sistema di voto autogestito nel suo regolamento, riguardo il gruppo dirigente, gli interventi e i programmi da realizzare e il budget a disposizione per farlo.
Ogni fabbricato ha due rappresentanti, scelti allo scopo di collaborare direttamente con il CDA nel governo dei bisogni che emergono portando la voce di una specifica realtà abitativa. 
I comitati di gestione e la direzione partecipano attivamente alle decisioni adottate dal CDA.

I doveri di un socio sono pochi: rispetto del regolamento, delle decisioni assembleari e la condivisione totale del valore della mutualità. Capirai. L’alloggio viene consegnato completo e nuovo, se ne richiede la stessa cura al momento dell’eventuale riconsegna laddove si volesse uscire dal sistema. Finora con grande soddisfazione si è testato un alto tasso di responsabile consapevolezza in merito.
Il costo del canone di affitto consente a ogni estrazione sociale di avere il riparo di una casa, e la sicurezza per poterci tornare anche quando le condizioni esterne di vita sono aspre e avare. 

Ma il gruppo voleva andare oltre. Nasce così nel 2018 uno sportello che oggi è realtà di volontariato ben consolidata nei quartieri del Barco e del Doro, che nemmeno durante l’emergenza Covid si è fermata, fornendo assistenza domiciliare alimentare, farmaceutica e di compagnia umana con la forza dei suoi 28 volontari.
Dove c’è umanità ci sono bisogni. Senza frontiere grandi, né tantomeno piccine. Lo sportello è anche diventato luogo di lavoro per un operatore. Lo sportello è cosa buona e giusta. Le prossime mete da raggiungere sono spiegate con tanta facilità dal Ferrari che sembra già di vederle attuate: uno spazio dedicato alla medicina di gruppo, sempre onnicomprensiva e accessibile a tutti, e il Co-housing che preveda negli spazi condivisi è nel dialogo organizzato necessario, anche le figure professionali di una colf di gruppo, una badante comune, un infermiere di comunità, lavanderia e cucina collettive.

Caspita se è un bel castello. 

Illustrazione di Lucia Diez

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" Venditrice di vestiti colorati, deve sempre stare attenta al tono di voce tropo alto e alla naturale propensione alla gaffe tragicomica. Curiosissima e logorroica, ama profondamente il mare e le si velano regolarmente gli occhi di commozione ogni volta che assiste al blocco del traffico per creare il corridoio di passaggio all'ambulanza."

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