“Modernità liquida” in una gettata di colore: Malcom Liepke

Un attimo pennellato, il sentimento di un momento, la “nostra modernità liquida” in una gettata di colore: è il corpus pittorico di Malcolm Liepke, artista che sintetizza la prospettiva di Edgar Degas e lo stile di Henri de Toulouse-Lautrec. I suoi ritratti ricordano un lontano Diego Velázquez, un contemporaneo chiaro-scuro dalle sfumature più improbabili. Liepke, artista autodidatta, ritrae la realtà con gusto familiare e a sua volta completamente unico.

Creature erotiche ma mai volgari, le donne – i suoi soggetti preferiti – svelano a poco poco la “precarietà emotiva” della nostra società; “bocche di rosa” dallo sguardo piccante che celano, sotto il sorriso voluttuoso, un’infantile fragilità. Soffioni di insicurezze pronte a volare alla prima folata di certezza: donne di giorno, bambine di notte. La femminilità è rappresentata nella sua forma più pura. Gli uomini, spesso prede di queste creature ineffabili, sono ritratti come burattini controllati da un’entità superiore, quasi diabolica, quale è l’amore.

Nelle espressioni dei suoi personaggi, Liepke nasconde i fardelli più pesanti dell’animo umano, velandoli di una bellezza d’illusoria eternità quale solo l’arte è capace: colpiti dalla franchezza del suo pennello, ci si abbandona ad una danza il cui “ritmo” è scandito dall’empatia.

Le opere di Liepke emanano un’atmosfera in cui è difficile non immedesimarsi. I suoi soggetti sono persone ordinarie che vivono in una dimensione voyeuristica. La pornografia viene analizzata attraverso le lenti di un innocente osservatore, il quale più che scegliere, subisce.

I dipinti di Liepke ci parlano di una società sessualizzata, la cui forza trainante è il desiderio carnale. All’interno di tale struttura, l’immortalità – anche se pura impossibilità – si può assaporare per merito di un’esistenza fatta di piaceri, forme affini a quelle considerate dotate di valore immortale. La nostra condizione naturale ci stimola così ad innalzarci al di sopra del tempo, governati da un impulso che ci spinge a credere che la vita possa durare più a lungo se caratterizzata da esperienze “più forti della morte”.

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