“NON SONO QUEL TIPO DI RAGAZZA”

illustrazione di copertina: Daniela Olaru

Donne, care amiche, non vi è mai capitato di star parlando con qualcuno (uomo o donna che sia, non ha importanza) e di pronunciare questa frase: “non sono quel tipo di ragazza” o “non sono come le altre” o costruzioni verbali simili? Se avete risposto “no” a questo quiz importantissimo potete rivolgervi alla cassa e terminare i vostri acquisti senza paura, per voi un paio di bollini e un buono sconto; se, invece, avete risposto “si” ho qualche notizia per voi: che lo vogliate o no avete appena contribuito alla cultura di massa maschilista che ci circonda.

“Cosa stai dicendo Micaela, non tutto è un complotto maschilista e patriarcale, torna a casa e vai a dormire” mi direte, forse, spero di no. Comunque avreste ragione, non tutto è un complotto maschilista e/o patriarcale, o forse molte cose lo sono e a volte, anche se ci si considera femministe, per poter vivere senza farsi venire un’ulcera, certe cose bisogna lasciarle passare e chiudere, come dice il detto, il fantomatico occhio e mettersi pure una benda da pirata. Avete ragione. Potrei chiudere un occhio su frasi di questo genere ma la verità è che più ci fai caso più ti rendi conto di quanto, alla fine, cambiare il modo in cui si parla sia un azione così piccola ma così importante che proprio non riesco a stare zitta.

“Non sono quel tipo di ragazza” è implicitamente denigratorio per tutte quelle che invece sono “quel tipo di ragazza”. Che poi, cos’è questo “tipo di ragazza”? Di solito intendiamo la ragazza che si trucca, che indossa vestiti attillati o scollati, che va a ballare in discoteca tutti i weekend e che magari cambia partner una volta al mese o più. Di base, quello che stiamo dicendo è “sono una ragazza in gamba, mi vesto in modo normale, a stento mi trucco bla bla bla”. O magari non stiamo dicendo questo, magari stiamo dicendo “non sono quella ragazza che non si depila le ascelle e va a un concerto in maniche corte mostrando a tutti la sua forma più scimmiesca” (io, apparentemente, sono proprio quel tipo di ragazza). Insomma, morale della favola, quale che sia il tipo di ragazza a cui si allude quando si dicono frasi simili si sta comunque denigrando una specifica categoria (esistente o non) di persone. Perchè? Qual è il senso?

Il senso, secondo me, è che vogliamo inconsciamente inserirci in quella categoria di donne che vanno bene per la società, quelle donne che rientrano in standard accettabili e non nella categoria opposta, di donne controcorrente, donne che hanno modi o usi o costumi che le rendono strane, inadatte, inusuali.

illustrazione di Micaela Compagno

Con queste parole, stiamo perpetrando un modo di pensare che è, alla base, profondamente sessista; che mette le donne su una bilancia e giudica quali siano adatte e ottimali per il consumo e quali no. Io non ci sto più. Ho deciso di smettere di usare frasi di questo tipo perchè alla fine fanno male a me e a tutte le donne che mi stanno attorno.

Non ho e non voglio avere la presunzione nemmeno di consigliare quali siano le donne che vanno bene e quali no, perchè alla fine vanno tutte bene. Come una donna decide di vestirsi, truccarsi, curare la sua apparenza non è affar mio, nè di nessuna altro. Spetta sono a lei. Quello è il suo corpo, è il suo modo di comportarsi, è la sua vita. Se una donna vuole andare in discoteca tutti i weekend e portarsi a casa un uomo diverso la settimana, beh, purché sia quello che vuole fare e che si diverta a farlo tanto meglio per lei, bravò!

Mi direte che sono frasi stupide, che non significano niente e forse avete ragione e dovrei davvero mettermi una benda permanente sull’occhio per tenerlo chiuso e vivere bene, o forse avete torto e come dicono le nonne dovremmo tutti imparare a parlare come mangiamo.

Io, da oggi, voglio mangiare meno sessista.

In fondo, non sono proprio quel tipo di ragazza.  

Micaela è una ventenne curiosa e a cui piace fare cose nata a Taranto nel 1997. Scrive, dipinge, disegna ed occasionalmente canta anche. Tra le sue passioni più grandi ci sono: i gatti; le lasagne; le sere in cui piove e le mattine in cui può stare sotto le coperte cinque minuti in più.

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