A NORMAL LOST PHONE

TIME GOES BYTE: A normal lost phone


Asterischi di ogni genere
La presente recensione parla d’intolleranza e della mia difficoltà ad accettare la complessità del mondo, ma partiamo dall’inizio.

Gli asterischi che si trovano nelle mie insufficienti recensioni di giochini indicano, se messi in fila, il mio gradimento ludico (es. ***, tre asterischi su cinque: un gradimento medio); altrimenti, se isolati, rimandano a qualche nota a piè di pagina (*). Non sono mai stato soddisfatto di questo sistema: semmai dovessi segnalare un pessimo giochino con un solo asterisco, allora ci sarebbe il rischio di confondere un voto per un’annotazione. Non è un buon metodo, l’ho creduto fin dall’inizio. Un metodo, ogni metodo, dovrebbe essere garanzia di risultato.

Ne sono disturbato, disturbato dall’ambiguità del sistema e dall’inesattezza dei miei asterischi. Ma insomma, sarebbero voti o note? Qualcuno potrebbe dire che pretendo troppo, dagli asterischi, che non è loro la colpa e che dovrei attenenermi alle consuetudini della scrittura. E poi? Aggiungiamo anche un “poscia” e un “poc’anzi”? Pellicanopapers necessita di speditezza!

Patetici tentativi di normalizzazione

In fase di pubblicazione ho chiesto più volte alla direttrice di far sostituire gli asterischi di gradimento con delle stelline («come su IMDb!»), ma sembra essere una questione tecnica complicata.

«Ma non andava bene così?» No, non va bene: per evitare ogni dubbio devo relegare gli asterischi, quelli di gradimento, ai soli sottotitoli. Poveri loro – gli asterischi, dico, quelli di gradimento -, costretti fra parentesi, in grassetto, privati della pagina, del loro reale potenziale espressivo.

«Perchè non metti apici numerati, per distinguere le note?» No, non funziona: perchè mai numerare una noticina, una confidenza fatta spingendo al gomito il lettore, una strizzata d’occhio, un fuoripista minimo, perchè attribuirgli un numero e così trasformare il mio testo – già poco fruibile – in un micragnoso bugiardino?

Vano ogni tentativo di normalizzazione. Sconfortato, lo scrivente si rifugiò nel gaming.

A normal lost phone (****¾)
Ho giocato ad A normal lost phone e l’ho trovato molto coinvolgente. Vi invito, inoltre, a prendere visione del documentario sulla sua genesi , un gioco indipendente (firmato Accidental Queens) che trovò numerosi crowd-finanziatori e altre forme di supporto, molte delle quali provenienti dalle associazioni LGBTI+ . In breve, il gioco ci mette in possesso di un cellulare smarrito attraverso il quale ficchiamo il naso nei fatti del suo proprietario, un ragazzino di nome Sam.
Voyeurismo puro: cronologie internet, playlist, non perdiamo occasione di ripercorrere la sua messaggistica e di scoprire così quale sia il suo rapporto con gli altri (genitori, amici, fidanzata…).

Questa indagine, questa violazione, andrà a ricomporre tuttavia una vicenda dall’esito davvero inaspettato.
Sam è infatti combattuto da dubbi, da desideri contrastanti, o meglio, desideri che il mondo come lui l’ha conosciuto definirebbe tali. Come il mio uso degli asterischi, dannazione!

A volte, s’incontra un *

E poi capita che Lucia di Pellicanopapers ed io passiamo, durante i preparativi di una festa, al centro Giovani LGBTI+ presso la circoscrizione Arcigay Ferrara per una chiaccherata informale. Lì, ascolto cose che un cattolico conservatore come me crede di inquadrare perfettamente ed è invece lontanissmo da averne una domestica concezione. Parliamo con ragazze giovanissime che hanno fatto un percorso interiore che io, nei trenta, mi sogno. Ragazze che si sono interrogate, che si sono messe alla prova e che si sono specchiate senza ascoltare, dello specchio, la stupida e condizionante voce sociale. Accennano al GayPride e colgo per un istante sguardi distanti e labbra appiattirsi: l’espressione di chi ha appena sorpreso fuor d’acqua un felice ricordo nel lago della sua memoria. Di quell’accenno di sorriso ne prendo svelto un pezzetto, come fosse una torta, e dentro di me ringrazio. Mai, ad esempio, avevo pensato al GayPride come ad un dolce ed intimo ricordo.

Loro raccontano della cosiddetta “sindrome dell’impostore”, degli sportelli di supporto per i più giovani, dell’omofobia interiorizzata. Io ascolto attentamente, ma anche incantato dalla loro simpatia e non posso fare altro che pensare che queste ragazze siano la migliore possibilità che la società abbia avuto dopo che quelli come me, alla loro stessa età, altro non facevano se non parlare come fossero dentro Ritorno al Futuro.

Come la torre dell’orologio del film, vengo colpito da un fulmine: mi dicono che la complessità del loro collettivo (basti leggere l’acronimo) ha portato alla diffusione dell’uso dell’asterisco come suffisso onnicomprensivo dei generi grammaticali. Un altro uso dell’asterisco? Ma vi siete mess* tutt* contro di me?

F.A.R. Fuori corso Annoiato Radicale. Tre iniziali dietro alle quali nascondo malamente una profonda passione per i libri, i gatti e le rime. Sogno di avere un giorno un biglietto da visita così intenso da conquistarci le donne. Unico difetto: non riconosco la separazione dei saperi. Segni particolari: mi piacciono tutti ma preferisco i pesci.

Related Posts

Leave a Reply

My New Stories