“PESCI” E RIFLESSIONI SULLA DIVERSITÀ

foto copertina: Revenge of the Goldfish by contemporary artist Sandy Skoglund.

Per convenzione siamo abituati ad accettare una serie di diversità nella nostra società, ma non siamo abituati a considerare la diversità mentale.

Un concetto che cade come acqua dal cielo grazie a un breve ma piacevolissimo documentario.

Peixos d’aigua dolça en aigua salada 1, letteralmente pesci d’acqua dolce in acqua salata, è un documentario prodotto dalla Federazione Catalana di Autismo per TV3 (televisione catalana) che vuole ragionare proprio su questo punto e lo fa parlando di autismo, una realtà sempre più frequente nella nostra società.

Lo scopo di questo piccolo bijoux è di trasformare la percezione che la società ha riguardo le persone con autismo e ci riesce assemblando un mosaico di scorci: viene mostrata la quotidianità di persone adulte con autismo ma anche di bambini e le loro rispettive famiglie, senza trascurare la prospettiva dei professionisti che lavorano sia in ambito sanitario che sociale.

Uno dei problemi messi in risalto nel documentario è quello di fare una giusta diagnosi nel più breve tempo possibile, per poter iniziare un percorso adeguato e stimolare le abilità comunicative delle persone con disturbi dello spettro autistico. In particolare non sono ancora stati rilevati dei marcatori biologici precisi che possano individuare la presenza del disturbo, ma le diagnosi vengono comunque eseguite durante i primi anni di vita. Secondo le statistiche i disturbi colpiscono maggiormente gli individui maschili, potrebbe essere però che quelli femminili siano infra-diagnosticati (anche a causa della concezione del ruolo sociale della donna che viene vista come più pacata e solitaria rispetto all’uomo).

Autismo e Asperger sono termini generici che si usano nel linguaggio comune per denominare i disturbi dello spettro autistico 2 ; questi comportano delle difficoltà nella sfera socio-comunicativa che spesso sono accompagnate da atteggiamenti e manie ripetitive e nei casi più gravi s’intersecano con altre sindromi e patologie. Di conseguenza non esiste uno standard per la diagnosi e tanto meno per il trattamento(per cui ogni caso diventa diverso dall’altro).

Il lavoro per l’inserimento in società dev’essere fatto su due fronti e non basta lavorare con i soggetti affetti da autismo per migliorarne i rapporti con l’ambiente circostante, ma bisogna preparare la società per accoglierli e sfruttarne le capacità, soprattutto i casi più lievi sentono il bisogno di sentirsi utili e raggiungere degli obiettivi.

Un esempio di ciò viene raccontato in un aneddoto da una delle collaboratrici del documentario, che in un’intervista radiofonica 3 ricorda come alla presentazione del film a Roma presso l’ASFF 20184 (il festival cinematografico avviato nel 2008 dall’associazione Not Equal ed orientato all’autonomia e autoaffermazione di persone che si riconoscono nella condizione autistica) il pubblico è stato “istruito” per applaudire i conduttori affetti da Asperger nel modo più adeguato facendoli sentire a proprio agio ma mostrandone il riconoscimento per il lavoro ben svolto.

Ecco perché è importante trattare l’argomento ‘autismo’ con naturalezza e prossimità, uscendo da narrazioni e punti di vista stereotipati, cosa che ben emerge dal documentario.

Nessuna diversità dovrebbe essere trattata tramite uno stereotipo (sì, può essere funzionale per rompere il ghiaccio)infatti dove c’è lo stereotipo manca il concetto di umanità, e di conseguenza la comprensione e l’empatia si fermano in superficie. Con gli stereotipi viene messa all’angolo pure creatività che è forse l’unica cosa che ci permette di accogliere nuovi elementi nella nostra realtà.    

1  2018, Regia di Marc Serena e Biel Mauri (quest’ultimo padre di una bambina con autismo).

2  http://angsa.it/autismo-cose/spettro-autistico/

3  Presso l’ofici d’educar di Elisabet Pedrosa in Catalunya Ràdio

4  L’edizione 2019 va dal 5/01 al 10/02; per più info: http://www.asfilmfestival.org/it/

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