DAL MONDO SERIALE: REVENGE

Prima di intraprendere il viaggio della vendetta scava due fosse. Confucio, 504 a.C.

Al tema della vendetta sono dedicati film, Serie Tv e romanzi, uno su tutti Il Conte di Montecristo, capostipite dei vendicatori. Revenge usa strategie degne di Edmond Dantès, in una Serie-Epopea che si sviluppa in 4 Stagioni per un totale di 89 episodi. Nouvelle vendicatrice è un valoroso personaggio femminile, Emily Thorne/Amanda Clarke.
La Serie ambientata nell’alta società, in un mondo ricco e perfido, inserisce motivi economici e dispotici, politici, terroristici. Il terrorismo in Revenge è asettico, calibrato dall’alto e tendente al ground zero. L’obiettivo è spegnere il mondo staccando la spina, ovvero togliere la luce: l’energia rimarrebbe patrimonio di quei pochi che ne gioverebbero tramite la ricostruzione.
La protagonista, ad inizio o fine di ogni episodio, in poche battute descrive le tecniche e le priorità, le sue riflessioni – indottrinanti – sulla vendetta. Essa, da un campo semantico negativo tende a ristabilire un equilibrio, giungendo così ad un senso individuale, o poco più, di giustizia; senza passare per l’ordinamento giuridico preposto, né contemplare il perdono, il giustiziere ricorre all’arma della vendetta. Ma che arma è?

La vendetta è un coltello, e il coltello è un attore che, come arma interpreta la parte del carnefice e, come utensile, gioca un ruolo da protagonista in cucina. La sua performance tra i fornelli è sottile: posata, arma a doppio taglio, strumento di tortura con una presenza scenica che dà il meglio di sé, in fatto di vendetta, nel medesimo spazio vitale dove, sovente, entra in scena la finzione.
La cucina è uno dei luoghi per eccellenza della vendetta. Per esempio, ne tratta Seneca, in Tieste e così Shakespeare, ripercorrendo l’idea cannibalica senechiana, con Tito Andronico, mentre al tavolo di un ristorante sarà consumata nel cinema con Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, 1989, di Peter Greenaway.

Più della guerra e più di ogni altra azione cruenta, la vendetta – oltre ad essere ristoratrice – ha un sapore dolce: dolce è l’attesa (similare a quella dello stare seduti sulla riva del fiume aspettando il cadavere del nemico), e tante sono le ricette per prepararla e servirla ben fredda. La temperanza, il tempo, la temperatura, le sono fedeli alleate. Il gusto è il suo senso prediletto: il gusto nel prepararla e il gusto nell’assaporarla, consumarla.
Rispetto alla violenza fine a se stessa ha valore intellettivo e strategico che richiede piani a breve e lunga gittata ed, in Revenge, i piani di Amanda sono perfettamente calibrati nell’affossare l’avversario senza lasciare traccia di sé.

Diversamente dalla guerra che investe numerose risorse umane, quella di Amanda, che pur si avvale di un Aiutante, nel personaggio di Nolan Ross, è una battaglia contro una determinata schiera di persone. Obiettivi precisi all’interno di una piccola fettina di società dominante nel sigillo dell’ipocrisia, della menzogna, del ricatto e della corruzione. Finzione Vs Finzione quindi.
Amanda Clarcke, nel ruolo di giustiziere è instancabile, tanto da palesare una dipendenza da vendetta. Usa acume, ma sa menar le mani. La sua lotta fisica è perfettamente sovrapponibile ed aderente alla disciplina della mente, avendone acquisito i principi e l’arte del combattimento da maestri orientali.

Se la Serie può apparire come una Dinasty o un polpettone ricco d’ingredienti, non rimane indigesta, anzi, vien voglia, episodio dopo episodio, di riassaporare il dolce carattere della vendetta.
Gli ingranaggi di questo motivo-motore di vita sono messi in scena e serviti brillantemente ad ogni episodio, fino al finale che chiude il cerchio. E finché ci sarà un fiume, o un piatto da servir freddo, la vendetta sarà parte pulsante dell’essere umano.

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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