RIAPERTURE: FOTOGRAFIE E SPAZI

Lo scorso fine settimana, a Ferrara si poteva assistere a svariati eventi, di cui anche Riaperture – il festival di fotografia, che ormai da tre anni riapre spazi in disuso della nostra città, che per alcuni giorni rivivono la gloria del passato grazie a diverse mostre. Tra i vari edifici riaperti per quest’edizione, due in particolare hanno suscitato particolare interesse, specialmente per i cittadini ferraresi. Si tratta della Cavallerizza e dell’ex Caserma militare Pozzuoli del Friuli, quest’ultima chiusa ufficialmente il 31 ottobre 1997.

L’ex Caserma è una specie di città nella città. Da fuori non ti rendi conto della vastità territoriale che copre, solo dentro, nella pancia di questo fantasma architettonico, l’incredulità diventa sempre più reale. Si estende su quasi tre ettari di superficie e sembra un labirinto. Per fortuna non c’è alcun Minotauro dentro ad attenderti, ma solo tante miniature di realtà, come definiva la fotografia Susan Sontag. All’interno sono esposti i lavori di Fabio Sgroi, Elinor Carucci, Zoe Paterniani, Francesco Cito ed Eugenio Grosso. Ognuno con i propri codici visivi, ci mostrano realtà vissute in prima persona oppure situazioni filtrate attraverso il proprio sguardo.

Fabio Sgroi sceglie Europa Centro – Orientale per focalizzare la nostra attenzione su tematiche come storia e memoria, identità irrisolta, le macerie e il disfacimento di un’Idea.

Francesco Cito ed Eugenio Grosso affrontano argomenti complessi e delicati, il primo documenta un conflitto storico, quello tra Israele e Palestina, attraverso il muro che separa le due nazioni. Mentre il reportage di Grosso racconta le difficoltà ma anche la tenacia e la forza di un popolo, i curdi.

Elinor Carucci e Zoe Paterniani riflettono attraverso l’obiettivo della macchina fotografica sull’identità. La ricerca di Paterniani riguarda l’identità culturale, è una ricerca sulla cultura occidentale e quella islamica, attraverso le proprie visioni e i propri meccanismi. Nel caso di Carucci, si tratta della propria identità, di donna e di madre. Un racconto intimo, pieno di tante sfumature, gioie e dolori.

p.s: il Festival continua anche il prossimo fine settimana, compreso venerdì 5 aprile.

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