Che cos’hanno in comune Samorost 3 e Ligabue?

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Si commette un’ingenuità a leggere la produzione artistica di Antonio Ligabue come specchio della sua follia. Certo è doveroso domandarsi se sia possibile una correlazione fra le due cose, ma sarebbe interpolatorio ridefinire il personaggio e la sua arte su quella base perchè, in fin dei conti, è troppo grande ciò che si trascurerebbe per consentirlo. Ligabue è sì un matto ed un emarginato, ma è anche un uomo che nei propri sogni avverte la presenza acutizzata di ciò che l’ambiente e gli animali in particolare, l’altro da sé, offrono ai suoi occhi ingenui. Da qui l’istinto di dipingere con un’intensità non comune e in barba alla nostra civiltà delle immagini in tempo reale che indebolisce il senso di meraviglia e con esso un po’ tutti noi che ci pieghiamo passivamente alla tirannia della pura visione. Tutti tranne Antonio Ligabue e, fortuna nostra, lo studio ceco indipendente Amanita Design che ha prodotto e ci offre per 4.99€ una point and click adventure che ci permette di recuperare quello sguardo inquieto e curioso di chi non sa mai cosa l’aspetta al prossimo passo.

Il gioco, appellativo riduttivo quanto la critica d’arte su sola base psichiatrica, si chiama Samorost 32016 ed è l’ultimo capitolo dell’omonima serie che ha per protagonista uno gnomo NEET e soprattutto naïf,  almeno quanto Ligabue. Come lui infatti vive isolato accontentandosi di poco; come lui, ama vestirsi in modo strano e di bianco (il pittore usando candide vesti femminili per mimare la presenza di un angelo del focolare, amore mai permessogli, e a proposito dei quali dichiarava “è una boiata, ma mi fa star bene”); entrambi condividono la passione per il cappello, accessorio probabilmente atto a trattenere i concetti di una realtà sfuggente al loro QI (per Ligabue si rimanda agli autoritratti); entrambi dispongono dell’attitudine geniale (be’, vi pare un controsenso?) di comunicare con le altre creature ad un livello profondo, stabilendo un contatto non verbale; entrambi sono artisti autodidatti: un pittore per disperazione, un clarinettista per caso.

E se il primo vive isolato nella bassa reggiana che, grazie alla propria suscettibile immaginazione, è anche giungla pericolosa il secondo abita un micro universo dove radici, grasse zolle erbose e sassi diventano pianeti brulicanti di vita rappresentata nel più piccolo dettaglio, come un quadro fiammingo.

Samorost 3 è un viaggio che dura un film, fatto di solida programmazione ed una grafica che è l’invidia di un libro illustrato coi propositi più ambiziosi (A. Lachman). Quarantacinque schermate di stupore espressivamente animate (V. Blín) dove l’avventura è sostenuta dalla magistrale colonna sonora di Floex (per gradire, cercate Mushroom Picker Dance su Spotify…), disponibile – udite, udite – anche in doppio LP da 180g (etichetta Minority Records).

È grazie a Floex (vero nome T. Dvořák) se lo gnomo si concede balli sfrenati al canto a cappella di un trio di salamandre spaziali, ricordandoci un po’ il pittore nostrano quando soleva esplorare la campagna salutando la fauna con secchi ululati e performando altri versi animaleschi.

Per entrambi la realtà di ciascuno è viva, inspira, espira, pullula di magie e sortilegi. Jakub Dvorský, ideatore del gioco, ha capito come riportarci bambini, anzi, a quando l’Uomo era bambino. Il gameplay è infatti intriso di animismo, uno scambio fluido e passivo fra noi giocatori reali e il nostro gnomo, minchiarello virtuale in papalina da notte. Per alcuni puzzle risolti, ad esempio, meritiamo l’applauso del nostro amico gnometto che,  in altre situazioni, interviene per conto proprio e fa ciò che solo lui sa fare: essere nel posto giusto al momento giusto per tutto il corso di una fiabesca impresa di salvataggio del proprio universo. Moltissime azioni, sue e nostre, vanno a combinarsi naturalmente e spesso anche inutilmente perchè – sappiatelo – l’universo di Samorost 3 non è finalizzato, ma da toccare e ascoltare lungo ogni sua orbita. Partecipare a tutto questo significa fare un’impagabile riscoperta, la stessa che potremmo fare seguendo le mostre pittoriche di Antonio Ligabue: il nostro mondo non sarebbe tanto diverso dal loro se soltanto fossimo capaci, talvolta, di vedere ciò che ci circonda con incanto gnomesco o curiosità allucinata. 

Gioco vincitore dell’ Adventure Gamers Awards 2016: Best Non-Traditional Adventure, Best Sound Effects & Settings.

Siete curiosi di provarlo? Ecco i LINK degli store:

Google Play: https://play.google.com/store/apps/details?id=amanita_design.samorost3.GP&hl=it

AppStore: https://apps.apple.com/it/app/samorost-3/id1121782467

F.A.R. Fuori corso Annoiato Radicale. Tre iniziali dietro alle quali nascondo malamente una profonda passione per i libri, i gatti e le rime. Sogno di avere un giorno un biglietto da visita così intenso da conquistarci le donne. Unico difetto: non riconosco la separazione dei saperi. Segni particolari: mi piacciono tutti ma preferisco i pesci.

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