SCARAMANZIA

Trattare un argomento come la scaramanzia potrebbe essere tanto bello quanto rischioso: non sto parlando della grande varietà di episodi che si potrebbero raccontare, bensì di iniziare a trovarla una pratica sensata.

Lungi da noi sradicare il tarlo del “se poi succede qualcosa?” anche dalle menti più brillanti: oggi quindi ci limitiamo a commentare le pratiche inconsuete di un normalissimo spogliatoio, che si prepara per quella battaglia chiamata partita.

Nel 1998 Laurent Blanc, durante i mondiali di Francia, baciava la sfera di cristallo del proprio portiere, Fabien Barthez. Altamente traspirante e facilmente raggiunta dovuto alla stazza di Blanc, potremmo dire che la testa di Fabien ha portato molta fortuna quell’anno alla nazionale francese. Sappiamo tutti come andò a finire.

Altro caso di scaramanzia arriva dalla Novese femminile, di cui non abbiamo alcuna notizia se non tramite un articolo trovato digitando su Google “scaramanzia nel calcio femminile”. Pare che le ragazze abbiano voluto continuare a giocare, anche un big match, con le stesse scarpe distrutte che gli avevano portato fortuna fino a quel momento. Cosa che si è rivelata senz’altro utile per la conquista definitiva del primo posto.

Se poi vogliamo parlare davvero di scaramanzia a tutto tondo, non possiamo non citare lui, il padre di tutte le scaramanzie: direttamente dal mondo mancino del tennis, con una quantità di Slam vinti superiore alla mia età, Sua Ritualità Rafael Nadal. Trascurando il fatto che entra in campo con il borsone sempre sulla stessa spalla, e che probabilmente evoca antichi spiriti nordici attraverso un’accurata disposizione delle bottigliette, la vera maniacalità arriva durante la partita. Ecco io non so in quanti si siano mai fermati a guardare i movimenti di Rafael prima di un turno di battuta ma nel dubbio li elenco di seguito: smutandata, spalla sinistra, spalla destra, naso, orecchio sinistro, naso, orecchio destro, una mano alla cintura e un movimento sexy.

Che volete che vi dica. Sarà che entra in campo sembrando la Torre di Pisa, sarà che balla il Tuca-Tuca da solo durante la partita, oppure che dispone le bottigliette d’acqua e integratori a forma di Stonehenge, ma intanto lui è ai vertici da più di metà della mia vita. Quindi direi che possiamo decretare che ha ragione lui.

Quindi chi siamo noi per giudicare? Io stessa da sei anni a questa parte, mi colloco alla fine dell’ordine di entrata in campo. Dopo di me, nessuno. Sfido la penultima ad esserne felice, dopo sei anni di schiaffetti scaramantici tra capo e collo. Specie considerando che nonostante il mio tradizionale rito rimango una pippa.

Bastano davvero pochi anni per accorgersi delle stranezze che precedono una partita; se poi ci aggiungiamo la quarantena senza sport e chiudiamo gli occhi, possiamo arrivare a percepire ogni rumore che sentivamo in quello spogliatoio: mi sembra quasi di poter ancora vedere la compagna di squadra che corre al bagno prima di giocare. E poi eccone un’altra! Maglietta della salute eh? Non potrà di certo essere peggio di quelle mutande dei Minions che entrano in campo tutti i giovedì. Alcune di noi potrebbero giurare di aver visto giocatrici scriversi la radice quadrata di pi greco sotto un piede. L’utilità? Farsi il solletico. O vincere. 

Insomma, poco importa quanto puoi sembrare ridicolo davanti agli scettici. Se per vincere una partita avrò bisogno dell’aiuto di un numero primo palindromo tatuato alla Achille Lauro, ben venga. 

Penserò di essere invincibile, ma questo è un altro discorso.

Impegnato divulgatore di alternative.

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