CHI E’ SHADIA MANSOUR

È membro del collettivo musicale Arabe League of Hip Hop assieme a Ramallah Underground ed a Lowkey, con il quale pubblicherà la canzone “Too much”, piacevolissima proposta del  2011.

Shadia Mansour nasce e cresce in UK da genitori originari di Haifa, il sangue palestinese che scorre nelle vene diventa per la rapper araba, classe ’85, l’impegno costante alla partecipazione attiva nella causa dei suoi connazionali per il riconoscimento della loro esistenza, tanto da dichiarare di voler fare con il suo lavoro un’ Intifada musicale.

Mansour cresce altrove ma non per questo si lascia assimilare totalmente solo dalla realtà inglese, non si slega dal luogo nel quale sarebbe potuta crescere per elezione naturale, e nel 2010 “Koffeyye Arabeyye” ft M1 (dei Dead Prez) la consacra a prima rapper donna di origine araba a proporre un rap in lingua madre con tale eco internazionale.

I suoi testi e altre collaborazioni la vedranno protagonista con la sua musica durante le manifestazioni che tutti ricordiamo classificate nella “Primavera araba”, votata al rap d’impegno sociale, si avvale di featuring anche in America Latina, come quello con Ana Tijoux “Somos sur”, ribadendo l’interesse a parlare di minoranze e la ribellione a discriminazioni, etichette, facili cliché, pericolose chiusure, unendo il suo amore per l’Hip Hop anche a generi musicali differenti se sposa l’idea da diffondere alla base, in un melting pot onnicomprensivo.

La consapevolezza di pronunciare una lingua ricca di suoni che alternano carezze a pugni, le consente la libertà  di concentrarsi sull’ interpretazione più che su giochi fonici a cui, normalmente, lingue come l’inglese ci hanno abituati in molte tracce rap, e l’ascolto in arabo rimane sempre gradevole, nonostante si riveli necessaria la ricerca della traduzione dei testi per la comprensione del loro messaggio.

Il suo flow in arabo colpisce per la grande intensità emotiva che raggiunge anche un ascolto distratto, data l’energia e l’enfasi che propone, ma soprattutto trasmette l’onestà di chi non ha alcun interesse a dover rispettare uno stile di rappata maschile o femminile, di chi non teme di correre il rischio di scimmiottare un uomo: cosciente del proprio percorso, delle proprie intenzioni di offerta al pubblico e dell’arte che ha scelto di fare.

Si scaglia contro la repressione in ogni sua forma anche quando riguarda i riots inglesi in subbuglio sociale, volendo essere testimone del suo tempo senza che nessuno possa incasellarla in origine o genere, fondamentalismi e stereotipi.

Tutta d’un fiato e poi di riflessione in “Beirut” , rimane insuperabile nella splendida ed intensissima “Asalamo Aalekom”.

" Venditrice di vestiti colorati, deve sempre stare attenta al tono di voce tropo alto e alla naturale propensione alla gaffe tragicomica. Curiosissima e logorroica, ama profondamente il mare e le si velano regolarmente gli occhi di commozione ogni volta che assiste al blocco del traffico per creare il corridoio di passaggio all'ambulanza."

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