Slumberland, paura e delirio a Berlino


Una città, un’epoca e un libro che non possiamo tralasciare

L’orologio del locale segna le quattro del pomeriggio. La città si sta lentamente svuotando da studenti e lavoratori che torneranno spossati alle loro case per lasciare spazio a chi, per un drink o una semplice passeggiata, riaffollerà le strade del centro. Manca ancora un’ora all’apertura e all’arrivo dei primi assetati ospiti della birreria. Il libro che mi sono portato appresso è finito pochi minuti fa dopo nemmeno due giorni di vorace lettura e la sigaretta appena spenta non ha affievolito gli insensati pensieri che stanno affollando la mia testa.

Il libro si chiama Slumberland (Fazi Editore, 2017) e lo scrittore è Paul Beatty, con Lo schiavista vincitore – primo statunitense a riceverlo –  del Man Book Prize del 2016. Protagonista della storia è Ferguson Sowell (alias Dj Darky) il quale, sorpreso da un’illuminazione musicale, decide di lasciare Los Angeles, attraversare l’oceano e approdare a Berlino Ovest, proprio a cavallo del crollo del muro, alla ricerca di un musicista, Charles Stone (alias Schwa), in grado a suo avviso di tramutare le sue divagazioni in musica.

Mosso da un’inspiegabile esigenza, decido di occupare il tempo restante scrivendo una lettera a questo curioso scrittore, convinto dell’importanza di commentare questo romanzo.

Carta e penna alla mano non esito nemmeno un attimo a trascrivere le mie impressioni.

Caro Paul Beatty,

da poche ore posso ritenermi uno tra i numerosi ammiratori del tuo lavoro, giusto il tempo di divorare Slumberland e realizzare cosa mi è capitato tra le mani.

Premetto: il tuo romanzo si è materializzato qualche settimana fa tra le montagne di letture che invadono la mia stanza, sotto forma di regalo. La libreria di casa è ricca di interessanti spunti per la mia sete di conoscenza, tanto da obbligarmi a redigere una lista d’attesa per organizzare al meglio quelli che saranno i predestinati accompagnatori delle mie prossime serate sul divano. Questo non basta ad evitare stravolgimenti dell’ultima ora e, in preda ad istinti infantili, mi trovo spesso a deviare dall’ordine programmato.

Slumberland è stato protagonista di questo inaspettato destino, raccomandato da chi, regalandomelo, ha creduto nel suo potenziale.

E così sono stato ipnotizzato, capitolo dopo capitolo, dal ritmo incalzante delle sue parole quasi fossero musica, la stessa musica che rincorre Dj Darky per le strade di Berlino, alla ricerca del tanto adorato (e sfuggente) Schwa.

Lui, sperduto in una città che non è la sua, ha in mano quello che sostiene essere il “beat perfetto”; tu, attraverso la tua penna, possiedi qualcosa di altrettanto potente: racconti brillantemente un periodo scomodo del nostro secolo, l’ironia aspra e tagliente per un tema delicato come il razzismo e trasmetti con finezza una vena nostalgica che (forse) nemmeno ci appartiene.

Tu, seppur senza l’orecchio assoluto che caratterizza il protagonista, riporti ogni dettaglio di un’epoca che non esiste più, regali una testimonianza dei tempi che drasticamente stavano accelerando nel tentativo di seppellire al più presto la guerra fredda tra le macerie del muro. Tutto questo senza esasperazione, attraverso una comicità grottesca degna di (sacrosanto) John Fante, una sorta di equilibrio tra pugni e carezze per non cadere mai nel risentimento.

Slumberland è soprattutto un inno alla musica in tutte le sue forme, una rilettura politicamente scorretta di Alta fedeltà di Hornby che si permette addirittura di ribaltare le leggi dell’amore, stravolgendo quella componente romantica che tanti trovano indispensabile.

L’amore qui ha le sembianze di una scala musicale riproposta involontariamente da un’intera città, dalle persone che la vivono o la subiscono: Tu come un direttore d’orchestra, la dirigi inesorabilmente, imprimendola nella testa del lettore fino alle ultime battute del romanzo.

La musica non si limita a dettare i tempi come un semplice metronomo: attraverso la narrazione si responsabilizza, dipinge ogni sfumatura della città, trasmette sensazioni adattandosi ad ogni circostanza che il temerario protagonista sperimenta sulla sua pelle; sopravvive.

Credo sia inutile intestardirsi ulteriormente, chi ancora non avesse letto Slumberland dovrebbe recuperare il prima possibile. Pertanto, prometto che non mancherò di persuadere chiunque a sfogliarlo.

Un doveroso “grazie” per la tua opera.

Bussano alla porta, mi affretto a sistemare la lettera nello zaino per iniziare il lavoro.

Ancora non so se far recapitare questo messaggio oppure no, l’importante è tener fede alla promessa.

Leggetelo, leggetelo, leggetelo!


Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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