Sono quasi le 19 e Nôtre-Dame inizia a bruciare

Non c’è davvero nulla di eterno. Nemmeno la pietra.

L’avete passato qualche minuto con il naso all’insù davanti alla facciata di Nôtre-Dame, gli occhi a perdersi sul marmo? Racconta una storia lunghissima.

È una sorta di graphic-novel dell’Antico Testamento, una Bibbia dei poveri che dava la possibilità agli analfabeti di comprendere le Sacre Scritture, nominata però, allo stesso tempo, depositaria dei segreti dell’alchimia.

A saperli trovare vi si leggono infatti numerosi simboli, teorie e segreti degli alchimisti parigini, che proprio sul sagrato di questa cattedrale si davano appuntamento nel XIV secolo, nei pressi della porta rossa decorata con le salamandre.

Era il loro Power Point, scritto in un un codice che solo loro sapevano decifrare.

La religione che convive con l’esoterismo, la scienza con l’alchimia.

Sono quasi le 19. Nôtre-Dame inizia a bruciare.

Il portale del Giudizio Universale ha una tale carica simbolica da lasciare senza fiato: sugli scudi dei personaggi raffigurati vi sono allegorie degli elementi chimici e dei procedimenti che portano a quello che viene tenuto nella mano destra dell’ultimo personaggio: la pietra filosofale.

Oltre a questo, la facciata ne ha da raccontare: durante la rivoluzione francese, per ordine della Comune, tutte le sue statue vennero distrutte. La cattedrale venne trasformata nel Tempio della Ragione e tutti gli oggetti di metallo prezioso vennero fusi e portati alla zecca di stato.

Nello stesso anno il filosofo Henri de Saint-Simon fu in procinto di acquistarla con il solo fine di distruggerla.

Con la facciata sempre a pezzi, sapientemente nascosta da pannelli posticci, la cattedrale fu palcoscenico dell’autoincoronazione di Napoleone. Durante tutto il Primo Impero furono questa volta le bandiere della battaglia di Austerlitz a celare le magagne.

Il piombo del rosone che si fonde, i vetri colorati che si sbriciolano.

Simbolo insieme laico e religioso, proprietà dello stato ceduta alla chiesa per il solo utilizzo, vera protagonista e fulcro del romanzo di Victor Hugo, ne ha ospitato i personaggi sopravvivendo ai loro destini.

Fu proprio lo scrittore l’iniziatore della petizione per chiederne il restauro, operato poi dall’architetto Viollet-le-Duc.

“Victor ha appena creato una petizione su Change.org: firma anche tu.”

Crolla la guglia. Crolla il tetto.

Nel grande piazzale antistante, la Place du parvis de Nôtre-Dame (dove è collocato le point zerò de routes dal quale vengono calcolate tutte le distanze sul territorio francese),

la pavimentazione e alcune aiuole sono disposte asimmetricamente, a memoria della posizione delle antiche case quattrocentesche prima della loro demolizione nella seconda metà del XIX secolo durante il sovvertimento urbanistico del Barone Haussmann, amante dei larghi viali e dei piazzali ariosi dove potevano passare con agio i carri armati.

Sorta sull’area di un tempio pagano dedicato a Giove, sopravvissuta alla rivoluzione, alle guerre mondiali, al “Bruciate Parigi!” ordinato da Hitler ed ignorato dai suoi generali.

Quel che rimarrà non lo so. So solo che saranno venerabili anche solo la terra e sue fondamenta.

I pompieri lavorano, le campane dell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés stanno suonando. I parigini cantano nelle strade. Fluctuat nec mergitur.

illustrazione di Micaela Compagno

“Medico con decennale esperienza dietro al bancone del bar, prepara ottimi cocktail di farmaci. Nata stanca, ha la presa salda della madre, rigira bene le frittate e appena viene verde le suonano il clacson”

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