DROMOMANIA: Sorrento

“Qui dove il mare luccica

E tira forte il vento

Su una vecchia terrazza

Davanti al golfo di Surriento.”

Questa canzone me la faceva sentire sempre il nonno quando ero piccola e non ha mai smesso di farmi emozionare: è legata a tanti ricordi e tante storie.

Di Caruso ve ne parlerò più avanti quando vi porterò in giro per Napoli, ma oggi parliamo di Sorrento.

Come ci si arriva a Sorrento? Si prende la circumvesuviana: un fantastico trenino/metropolitana, un po’ datato che va pianissimo, fa mille fermate e ti fa solo pensare che forse era meglio rimanere a Napoli, ma sei in vacanza, sei in Campania e sai benissimo che qui le cose si fanno con calma e si godono fino all’ultimo, altrimenti se volevi andare di fretta te ne andavi a Bolzano.

La stazione di Sorrento è il capolinea della linea Torre Annunziata – Sorrento.

Da questa stazione si può prendere l’autobus per la costiera amalfitana – anche di questa ne parleremo più avanti – ma se vi trovate qui in agosto ve lo sconsiglio.

Per fortuna, essendo tra amici, il viaggio passa in fretta.

Dalla stazione scendiamo verso Piazza Lauro e proseguiamo in Corso Italia fino ad arrivare a Piazza Tasso, la piazza più grande di Sorrento.

Proseguendo per Corso Italia incontriamo il Duomo di Sorrento e la Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo e ci fermiamo a fare colazione in un bar per prendere il secondo caffè e una delizia al limone.

Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo

Siamo a Sorrento, ho intenzione di mangiare qualsiasi cosa a base di limone.

Dopo aver visto la felicità negli occhi dei miei amici con questa colazione, è ora di andare verso il mare.

Da qui, come mio solito, mi infilo in una via a caso. Si susseguono negozietti pieni di colori dove predominano il blu e il giallo; i colori del mare e dei limoni, che qui sono grandi quanto la mia faccia.  Iniziamo a sentire odori e profumi stupendi e ci promettiamo di ritornare qui per prendere i pensierini da portare a casa.

Arriviamo in Via San Cesareo, il decumano più antico della città, e …niente, sono perdutamente innamorata di queste viuzze. Forse Sorrento si è commercializzata un po’ troppo, qui è pieno di turisti tutto l’anno ma è difficile sradicare l’anima dei napoletani.

Ora arriva il pezzo forte, la Villa Comunale, con il chiostro del 1300 che purtroppo abbiamo beccato in ristrutturazione.

Qui si trova quella terrazza, quella di cui Dalla racconta e canta nella storia di Caruso. Sono infiniti i panorami mozzafiato in provincia di Napoli e Salerno ma questo per me ha qualcosa di più.

10 minuti in silenzio, su questa terrazza a ritornare bambina con mio nonno. Che regali fantastici ti fa la vita.

Magoni a parte, proseguiamo scendendo per la passeggiata panoramica della Villa Comunale verso il porto e gli stabilimenti di Marina: ci dovrebbe essere anche un ascensore da qualche parte, noi non l’abbiamo trovato ma camminare non ci disturba.

Arrivati al porto ci accoglie l’odore di fritto misto e altre pietanze di pesce: noi non abbiamo mangiato qua giù ma lo consiglio se volete essere a due passi dall’acqua e difronte al Vesuvio.

Mettete i piedi a mollo e poi risalite o a piedi, o con l’ascensore invisibile o con il mini bus dove potete fare il biglietto direttamente a bordo.

Ritorniamo alla piazza Tasso per salire verso il Vallone dei Mulini. Io soffro di vertigini quindi vi spiegherò brevemente di cosa si tratta e se andate e riuscite a fotografarlo è veramente tanto bello e suggestivo, mi hanno detto. Dovete affacciarvi alla ringhiera di via Fuorimura per notare questo enorme solco in mezzo alla montagna. Il suo nome deriva dalla presenza di un mulino usato per la macinazione del grano, inoltre, qui si trovava una segheria e un lavatoio pubblico. La valle era collegata direttamente con Marina Piccola e il porto ed era considerata un ritrovo per la popolazione locale fino alla fine del 1900 quando fu costruita Piazza Tasso. La costruzione della piazza ha provocato la chiusura del Vallone rendendolo invivibile per l’uomo per colpa dell’alto tasso di umidità (da ferrarese un po’ ci rido sopra), ma questo ha anche favorito la crescita di una rigogliosa vegetazione.

Noi proseguiamo via Fuorimura verso il ristorante, e a suon di scialatielli ai frutti di mare, fritto misto all’italiana e limoncello finiamo questa giornata Sorrentina che porteremo sempre nel cuore e nella pancia.

Ah no, ci fermiamo ancora per n’atu cafè. Il terzo. Non sarà l’ultimo.

Ps: se volete dedicare la giornata al mare, scendete alla fermata della circumvesuviana a Meta di Sorrento. Qui oltre ai bagni tutti attrezzati potete trovare delle calette disperse dove stare in santa pace. C’è un po’ da camminare ma ne vale la pena; sempre che nessuno le abbia scoperte prima di voi.

Nata a Ferrara nel 1991 ma ancora le chiedono i documenti per entrare in qualsiasi locale. Divide la sua passione tra storia della farmacia, danza e viaggi e questi ultimi sono la causa della velocità con cui finisce il suo stipendio. Quando viaggia si perde, sempre, ma per scelta. Sognatrice misantropa, innamorata delle cose belle e coccolose.

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