THE GOOD WIFE (e le Altre)

Tra le Serie Tv del panorama Netflix che meritano una visione ve ne sono alcune che hanno tra le figure di rilievo donne con una spiccata personalità e senso della giustizia. Avvocati, investigatrici, agenti speciali, o vendicatrici che possono fregiarsi del titolo di Conte di Montecristo.
È così anche fuori dagli schermi? Chissà! Il segreto è nella comunicazione e se non ci fosse bisognerebbe inventarla, come fece Antonioni con l’incomunicabilità, e il mondo sarebbe quasi quasi il migliore dei mondi possibili, e forse, considerando Netflix come specchio sociale di un qualche pianeta gemello, lo è.
Intanto, il senso di libertà ed autonomia che scaturisce da queste nuove eroine è travolgente e va di pari passo con la parola potere in tutte le sue declinazioni.
Qualcosa di simile era successo negli anni 70, nel regno della carta stampata e dei fumetti. Allora agivano potere e disinvoltura nei costumi e soprattutto nella nudità eroine quali Zora la Vampira, Jacula, Justine, e le Altre. Il loro grado d’attrazione era sì forte da guadagnarsi il nome del fumetto e il dominio delle menti maschili che da queste seghe di carta dipendevano.
Il femminismo politico e i nuovi media, imponendo tecnologici modus segandi, misero al rogo Zora e le sue, mandando a farsi friggere con esse la pornografia e l’erotismo di carta. Nello specifico, con quel genere di fumetti, si apriva nella mente del lettore uno spiraglio, una finestra, tra una vignetta e l’altra, e avveniva il miracolo: l’immaginazione. Ma il potere, maschio o femmina che sia, rinasce sempre, Fenice come nessuno mai, trova altre forme per essere.
In The Good Wife, la protagonista Alicia Florrick in 5 Stagioni compie un’evoluzione che presagisce nel finale la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti. La Signora Florrick fa la prima apparizione nella Serie da subito come un personaggio investito dalla pesante ombra dello scandalo che colpisce il marito, personaggio pubblico che, in un’America bigottona, il sesso lo fa a pagamento.

the good wife


La Serie strizza l’occhio al caso Clinton-Levinsky, al Sexgate, e al ruolo della moglie, Hillary Clinton, che nel tempo sorpasserà il marito in fatto di politica, fino all’ultimo testa a testa con Trump.
Il semplice atto, sottomesso e scandaloso di Monica Levinsky, consumato sotto la scrivania presidenziale, implica di per sé l’impossibilità di parlare ma, ed è questo il cataclisma, parola e verbo saranno amplificati prima dalla stessa Levinsky e poi in un bombardante tamtam dai media, tanto da conquistare le prime pagine delle testate giornalistiche mondiali.

Sono gli anni 90, anni che si aprono con il caso di evirazione per mano di Lorena Bobbit, ed è grazie a Monica Levinsky che i media, avanzando verso il mondo social del nuovo millennio, accelerano e sterzano bruscamente, cambiando ineluttabilmente in pompa magna davvero, il modo e il concetto di giornalismo fino ad oggi, fino al migliore dei Media possibili. Non a caso Bruno Vespa e i suoi. Il tutto ebbe inizio con un muto ed eloquente atto di prostrazione sessuale. Vorrà dire qualcosa?
Echi del mondo sociale sono presenti e corposi in The Good Wife, così come l’esile confine tra pubblico e privato e le conseguenze dell’amore e delle proprie azioni.
A Chicago, dove è ambientata la storia, i giochi della politica sono sporchi, sporchi gli affari, e in men che non si dica c’è spesso bisogno di un avvocato.

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The Good Wife si muove tra un prestigioso studio legale e i tribunali ed è prevalentemente girato in interni, in un concentrato di avvenimenti che mai producono claustrofobia mentre la chiave d’accesso alla serie è proprio nel titolo. La buona moglie. La buona moglie, Patricia Florrick, non fa quello che una qualsiasi moglie farebbe, ovvero chiedere il divorzio. Lei, essendo good, gioca una carta ambigua, rimane con il marito, un marito di facciata, e si avvia verso la propria indipendenza in tutto e per tutto.
Accanto ad Alicia Florrick altri personaggi femminili forti, Kalinda Sharma, investigatrice sessualmente flessibile, o Diane Lockhart, sempre a capo dello studio legale. Quest’ultima inoltre, è una delle protagoniste principali dello spin-off The Good Fight (gli stessi autori di The Good Wife,
Robert King, Michelle King), ma che ancora Netflix non ha acquisito tra le sue grazie malgrado la piattaforma sia un elemento portante tra tutti i migliori dei mondi possibili.

"Il mio analista dice che traviso i miei ricordi di infanzia, ma giuro che sono cresciuto sotto le montagne russe nel distretto di Coney Island di Brooklyn. Forse ha influito sul mio temperamento che è un po' nervoso, credo. Sapete, soffro di iperattività immaginativa..." Woody Allen

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