CHIUDI INSTAGRAM E PRENDI UN TRENO

fotografie in copertina di Alberto Garcia Alix

Entro in un bar della bassa bolognese, ordino un caffè.

Di fianco a me due ragazzi alle prese con una bottiglia di pignoletto, discutono animatamente. Immaginavo si facessero valutazioni sulla futura campagna acquisti del Bologna e invece:

-“Abbiamo tre giorni di ferie e la mia ragazza vuole andare a Milano.”

-“Ma è matta? A far cosa? Oltre al Duomo non ci sarà nulla da vedere e poi sarà caldissima, umida e grigia se piove.”-

-“Vabbè, mal che vada almeno tiro fuori la macchina fotografica e faccio qualche foto al Duomo e alla piazza…non la uso da una vita.”

-“Peccato, perché eri bravo una volta, però cosa te ne fai della macchina? E’ scomoda, usa lo smartphone, ormai sono meglio.”

-“Hai ragione, la lascio a casa.”

Finisco il caffè e mi volto verso di loro: “…stai attento perché la tua ragazza ti potrebbe far fare la fine della macchina fotografica”.

Mi guardano increduli, saluto ed esco: sì, non ho resistito, perché tornavo da un weekend milanese e quello che avevo ascoltato andava ben oltre il più becero luogo comune sul capoluogo lombardo e sulla fotografia.

Più precisamente tornavo dal Milano photofestival: arrivato alla sua quattordicesima edizione, è indubbiamente una delle rassegne di fotografia più importanti del nostro Paese. Un filo unico che lega tutta la città, musei, gallerie, locali dove da aprile a giugno, vengono esposti i lavori di decine di fotografi, da nomi famosi a giovani talenti in cerca di consacrazione, a tutta una serie di fotografi di grande livello, che magari non avevamo ancora visto in Italia (tra tutti segnatevi il nome di Massimo Sestini: è il fotoreporter italiano che nel 2015 ha vinto il world press photo e che con il suo “l’aria del tempo” ci consegna uno sguardo unico del nostro dilaniato Paese).

 

Tralasciando un momento i luoghi comuni su Milano (di cui dobbiamo dimenticare le immagini anni ’70 di una grigia città industriale e pensarla come la città più europea e cosmopolita d’Italia), il pensiero si sofferma sull’arte del catturare la luce.

La fotografia potrebbe sembrare l’arte più abusata del momento e in parte lo è: internet e i social network ci stanno sottoponendo ad un bombardamento giornaliero di immagini di qualsiasi tipo che ormai sono diventate il modo più semplice ed immediato di comunicare (state pensando ad instagram per caso?).

Ma è proprio in questo momento storico che, intesa nel suo senso più totale, quello che la vede come mezzo per interpretare la realtà, come tramite tra il nostro occhio e il mondo che ci circonda, costituita di una forma solida, una stampa, cartacea o di altro materiale, sulla quale soffermarci e riflettere, la Fotografia sta riprendendosi lo spazio che le è consono.

La testimonianza è data da una serie grandiosa (e non esagero) di mostre e rassegne che stanno prendendo spazi sempre più importanti, in ambito culturale. 

Probabilmente fate più fatica a sentirne parlare, sicuramente il livello di pubblicizzazione non è quello delle grandi mostre di pittura. Mi viene in mente solamente un anno fa, la mostra dei grandi fotografi Leica al complesso del vittoriano a Roma (dove, giusto per capire il livello, era esposta una foto come questa). 

“Guerrillero eroico” – Alberto Korda 1960

Arrivati all’apertura nel primo pomeriggio, la fila era già ampia e snodata e ci faceva prevedere non meno di un’ora di attesa per entrare: “signori siete qui per la mostra di fotografia? Prego, entrate”. La gentile impiegata ci aveva fatto notare come tutte le persone fossero in fila per la mostra di Monet, giusto nella sala a fianco.

Lungi da me mettere in competizione le varie forme artistiche e le relative mostre (tanto più in un Paese come l’Italia, con tradizioni secolari di valenza mondiale) ma in questi ultimi anni abbiamo infinite possibilità di smarcarci dal dominio delle immagini usa e getta e soffermarci su qualcosa di meno effimero e commerciale.

Avete un pensiero simile a quello del ragazzo del bar? Avete una macchina che non usate da tempo? Vi piacerebbe fotografare, andando oltre lo smartphone? O semplicemente avere voglia di far viaggiare la mente, in un pomeriggio di relax?

Allora fate una semplice azione: chiudete instagram e prendete un treno. Sì. Un treno. In direzione di una mostra fotografica. Leggete qualcosa durante il viaggio, arrivate a piedi al museo, pagate il biglietto, soffermatevi sulle immagini, riflettete, cercate di avvertire se vi danno sensazioni, uscite e iniziate a vedere se ci sono angoli della città che vi possono sembrare perfetti per finire in una fotografia.

Poi, tornati a casa, se vi sentite pronti, riprendete in mano una macchina fotografica o semplicemente ricordatelo come un tentativo di creare un momento catartico, magari, da ripetere.

Se l’idea via attrae ma avete appena visto che il Milano photofestival è già concluso, vi lascio qualche spunto, a portata di treno:

ANTHROPOCENE al Mast di Bologna

Come sta cambiando il pianeta, per mano dell’uomo: uno studio di oltre 3 anni con foto di grandi dimensioni, per capire che stiamo entrando in una vero e proprio nuovo periodo geologico.

MAGNUM’S FIRST ai Chiostri di Sant’Eustorgio di Milano

La prima mostra del gruppo Magnum, una delle più importanti agenzie fotografiche mondiali, ritrovata incredibilmente nel 2006 e ora allestita in varie città europee.

PAOLO DI PAOLO al Maxxi di Roma

Il più importante fotografo di reportage nell’Italia degli anni ’50. Il racconto della rinascita dal secondo dopoguerra.

FRANCO FONTANA – SINTESI, Fondazione Modena arti visive

60 anni di uno dei più importanti fotografi italiani, intrecciati con le foto dei più grandi autori mondiali.

Quindi? Siete già in stazione?

Buona luce a tutti.

“Ferrara. Sono ancora soltanto a Ferrara. Ogni volta penso che mi risveglierò di nuovo nella nebbia. Nascevo nel posto peggiore del mondo, e ancora non lo sapevo: per settimane e centinaia di miglia su per strade e fiumi che serpeggiano attraverso la nebbia come un cavo elettrico, senza nessun Kurtz nel quale inserire direttamente il terminale.”

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