Un caffè con Laura Martignani


Conversazione con la scrittrice de “L’indebolimento dei legami umani”

Recentemente m’è capitato di pensare ad un film  che potesse riassumere lo stato attuale dei legami umani. Un film provocatorio in grado di scuotere gli animi e far riflettere sulla situazione delle relazioni sociali ai giorni nostri attraverso l’uso di dialoghi decisamente stravaganti.

Proprio quando mi trovo faccia a faccia con Laura, riemerge prepotente il ricordo di “Coffee and cigarettes” (2003), film essenziale sull’argomento, con i suoi dialoghi (al limite del surreale) in chiave di film-commedia. Sento necessario un confronto tra la pellicola e il suo libro “L’indebolimento dei legami umani” (Divergenze, 2018) che da poco ho concluso.

Ci troviamo a Ferrara immersi nella quiete del giardino Schifanoia, la pioggia ci costringe a ripararci nella caffetteria, rinunciando all’idea iniziale di un’intervista sotto il maestoso ciliegio in fiore. Come nel film di Jarmusch ordiniamo un caffè e cerchiamo un angolo tranquillo tra i tavoli accompagnati da un delicato sottofondo musicale. Diversamente dal film qui non possiamo concederci alcuna sigaretta (la legge antifumo in Italia arriva proprio nel 2003), ma non ne facciamo un dramma: Laura non fuma.

Ha vent’anni, studia lingue per il commercio internazionale a Verona e, dopo alcuni articoli pubblicati on-line per Divergenze, scrive un saggio sulle relazioni umane odierne e sulla competizione che le alimenta, argomento caro anche al regista del film. Tra l’altro i due lavori hanno un curioso percorso in comune: la pellicola nasce dall’aggregazione di vari cortometraggi girati dal regista negli anni precedenti e il libro prende forma grazie alle innumerevoli tematiche sviluppate dalla scrittrice in un solo articolo.

“L’indebolimento dei legami umani” è chiaramente un trattato sociologico contemporaneo che denuncia i malesseri dell’uomo, li contestualizza e li sviluppa attorno ad alcune parole chiave che la scrittrice abilmente segue durante tutto lo schema narrativo: chiusura, incomunicabilità, illusione, opportunismo, disparità. Laura esegue intorno a questi vocaboli un fitto ricamo in grado di destare la meraviglia anche nei lettori più distaccati.

Laura, così come Jarmusch nel suo film ci mostra il dramma dell’incomunicabilità attraverso dialoghi solo apparentemente innocui, fa affiorare una sequela di punti interrogativi senza facili soluzioni attraverso una scrupolosa analisi della nostra società e delle motivazioni che la stanno allontanando dal concetto genuino di “stare assieme”. È ciò che mi è capitato sfogliando le pagine del libro. Mi fermo dopo poche righe. Rifletto. Continuo a leggere e rifletto ancora.

Come lei stessa ammette, lo scopo è stimolare le persone a cercare da sé la soluzione, trascinarle oltre la cortina di pigrizia che si è creata nella società contemporanea.

Tormentato dalle domande che il libro ha lasciato (volutamente) senza risposta, mi intestardisco e provo nuovamente ad ottenere da Laura una sua opinione sul delicato tema: sembra molto sicura di sé quando prende parola, afferma che la soluzione deve nascere a livello personale; ognuno deve concentrarsi su se stesso, trovare la sua strada.

Provo a sfruttare al meglio la sua risposta e richiamo quello che, a mio avviso, è un passo cruciale del saggio: la parola “esperienza” viene più volte affiancata alla definizione di “età verde”.

La cosiddetta “età verde” è un concetto legato alla crescita degli individui e consiste in quel periodo entro il quale ognuno di noi è disposto a fare cambiamenti per migliorare se stesso e il rapporto con gli altri.

Cerco chiarezza. Laura mi rassicura: non esiste un limite a questa età, chi è disposto a cambiare è in grado di farlo in ogni momento della sua vita.

Mi complimento per  la sensibilità della sua risposta. Sorride.

Inizia così una nuova fase della conversazione, dove la speranza cerca di prendersi i suoi spazi.

Ci concediamo una pausa e parliamo un po’ di lei: la sua storia è solo alle battute iniziali, si augura che gli studi le aprano tante strade; l’università (e prima ancora la scuola) le sta insegnando il gioco di squadra e la competizione scolastica che, se vissuta con uno spirito genuino, la aiuterà a maturare ulteriormente. La scrittura stessa favorisce spunti interessanti: per Laura è una valvola di sfogo,  una addizionale occasione per aprire gli occhi. Non dimentica di elogiare il viaggio come occasione di perfezionamento e presa di coscienza: proprio da una sua esperienza in Cina riesce a sviluppare i primi articoli della sua carriera e una forte apertura culturale.

Tornando al libro non posso evitare di discutere con Laura riguardo le conclusioni di Marco Vagnozzi (curatore di questo saggio e autore della postfazione): lei è pienamente in sintonia con il filosofo per quanto riguarda l’indispensabilità dei legami umani e sostiene siano la base per uscire dallo stato di isolamento che si è creato nell’era del virtuale.

La conversazione si interrompe improvvisamente: la caffetteria sta  chiudendo.

Finalmente riesco ad immergermi totalmente nelle scene di “Coffee and cigarettes”, a comprendere l’intento del regista e, di conseguenza ad immedesimarmi nel saggio di Laura Martignani: sono più vicino alle risposte.

Ne approfitto per uscire (la pioggia ha smesso di tediarci) e fumare una sigaretta. Magari cerco un altro bar per ordinare un secondo caffè. Non è molto salutare come idea, ma la trovo indispensabile.  

– Ora devo proprio andare – dico a Laura, ringraziandola della chiacchierata.

Mi allontano dal giardino, le soluzioni che cercavo non sono arrivate, ma non sono più al punto di partenza. Serviranno molti altri caffè e numerose sigarette.

Laura e il suo libro hanno riaperto il dibattito, sta a noi proseguirlo.


Dal lontano '87 vivo perlopiù nella provincia Ferrarese, non senza viaggiare, realmente o con l'immaginazione, attraverso l'Europa. Passioni: tante, pure troppe. Letteratura, cinema, musica (ascoltata e suonata), e ci mettiamo anche un po' di sport per darci un tono... Nel tempo libero provo anche a lavorare, ma solo ed esclusivamente a contatto con tanta birra!

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